RIVISTA ITALIANA DIFESA
La crisi del munizionamento d’artiglieria in Ucraina (e nella NATO) 09/02/2024 | Igor Markic

La crisi del munizionamento d’artiglieria in Ucraina sta prepotentemente mettendo in mostra dei limiti strutturali nei Paesi NATO, che, certamente, non stanno sfuggendo ai Russi.

Malgrado droni, FPV, STORM SHADOW, KINZHAL, LEOPARD 2 e quant’altro, si stima che, indipendentemente dalle varie fasi di 2 anni di conflitto, circa il 70 % delle perdite sia russe che ucraine sia dovuto al fuoco d’artiglieria; questo, indipendentemente dal fatto che si combattano battaglie urbane, campali, o di semplice tenuta dei fronti, o che si operi in difensiva o all’offensiva.

E, parlando di offensive, in occasione di quella condotta dall’Ucraina la scorsa estate, si è stimato che alle forze di Kiev sarebbe dovuta occorrere una disponibilità di fuoco di circa 10.000 proietti al giorno, traducibili in un’esigenza di circa 3,6 milioni di proietti all’anno. In realtà, la media di fuoco ucraina si è attestata sui 7.000 proietti al giorno, pari a non più 2,5 milioni proietti annui.

Ora, lasciamo perdere le smargiassate del passato di taluni politici europei che, a cuor leggero, promettevano milionate di proietti da elargire all’Ucraina come fossero confetti, e soffermiamoci su alcuni numeri che possiamo considerare come abbastanza consolidati. Se nel 2025 gli Stati Uniti stimano di poter raggiungere una capacità produttiva di 1,2 milioni di proietti l’anno, per il 2024 ammettono di non poter superare, e soltanto a partire da maggio/giugno p.v., una media di 57.000 proietti al mese, pari a 684.000 proietti annui. La Germania stima una media annua inferiore a questa (600.000) solo a partire dal 2025, mentre la Francia ha annunciato di non volere (o potere?) aumentare il suo attuale rateo di produzione, stimato a circa 100.000 proietti l’anno. Tramite il consorzio NAMMO, la Norvegia, la Finlandia e la Svezia intendono arrivare a una produzione di 80.000 proietti l’anno, e qui ci fermiamo, perché su nessun altro Paese NATO si hanno stime sicure. Ora, assumendo:

- da una parte, che non tutti i suddetti proietti vadano all’Ucraina, in quanto destinati a rimpinguare (e in qualche caso, diciamocelo pure, ricostituire…) scorte nazionali, all’esportazione verso altri Paesi, a predisporre depositi di contingenza, ecc.;

- dall’altra, che qualche altro Paese NATO aggiunga qualche propria tara a una cifra che diverrebbe netta per via del punto precedente.

Si potrebbe immaginare (con una buona dose di ottimismo) che nel 2025 all’Ucraina potrebbe, al massimo, venire destinata una cifra di proietti collocata sui circa 2 milioni. Il che si tradurrebbe… in circa 5.500 proietti al giorno, per l’appunto ancor meno dei 7.000 disponibili ai tempi della fallita controffensiva; che poi, diciamo la verità, sono stati sparati a una media costante di quella cifra soltanto nei settori d’attacco principali, mentre, in quelli difensivi, raramente l’artiglieria ucraina riusciva a superare i 3.000 proietti al giorno, difatti considerata la media attuale.

Vediamo ora i Russi che, all’epoca della battaglia di Severodonetsk del 2022, erano giunti a sparare una media di ben 40.000 proietti al giorno. Poi sono gradualmente scesi attorno ai 24.000 proietti giornalieri attestandosi, ormai, sugli odierni 10.000 al giorno, dopo aver consumato, forse, quasi 13 milioni di una riserva (stimata) di circa 15 milioni di proietti.

Qual è, adesso, la capacità produttiva russa? Le stime risultano collocate fra i circa 730.000 e i 2,5 milioni di proietti l’anno, senonché…

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