RIVISTA ITALIANA DIFESA
L’arsenale missilistico antinave degli Houthi 12/01/2024 | Andrea Mottola

Tra il 19 novembre e l’11 gennaio i ribelli yemeniti filoiraniani Ansarullah/Houthi hanno effettuato 27 attacchi documentati contro navi mercantili di diversa nazionalità di appartenenza in transito nel quadrante Mar Rosso-Bab el Mandeb-Mare Arabico.

La stragrande maggioranza di tali attacchi è stata effettuata tramite UAV spendibili (circa 80), come i QASEF, SAMMAD e WAEED-2 (quest’ultima, variante a maggior gittata dello SHAHED-136), e missili antinave balistici o cruise, tra 25 e 30 lanciati, mentre una manciata di raid ha implicato l’utilizzo di imbarcazioni a pilotaggio remoto USV equipaggiate con esplosivo, o l’assalto diretto da parte di squadre armate a bordo di imbarcazioni veloci o di elicotteri e successivo dirottamento dei mercantili. Tutti i sistemi citati, in particolare UAV e missili, sono di progettazione e provenienza iraniana, sebbene il più delle volte il loro assemblaggio avvenga direttamente nello Yemen - con l’assistenza tecnico-logistica di personale IRGC/Pasdaran (circa 350/400 uomini) - con le varie componenti inviate separatamente a bordo di pescherecci, al fine di renderne più ardua l’identificazione e il sequestro da parte del personale delle Marine non alleate a Teheran.

Limitando questa breve analisi sull’arsenale missilistico degli Houthi, il primo elemento che emerge è la sua composizione particolarmente variegata, annoverando vettori con gittate medio-lunghe ed equipaggiate con dispositivi di guida di diverse tipologie. Si possono identificare una dozzina di missili, suddivisi tra balistici e cruise.

Come detto, l’Iran rappresenta la fonte pressoché unica della tecnologia missilistica antinave Houthi, ad eccezione di alcuni sistemi obsoleti d’epoca sovietica e di missili cinesi leggermente più recenti, “ereditati” dagli stock delle Forze regolari yemenite. Il loro arsenale missilistico antinave è andato progressivamente a rinforzarsi nel corso di circa 10 anni, sia in termini quantitativi (si parla di non meno di 450/500 vettori complessivi) che capacitivi. Quando gli Houthi presero il controllo dello Yemen settentrionale tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, disponevano solo di una quarantina di vecchi missili antinave del sistema di difesa costiero SSC-3 STYX di fabbricazione sovietica, nelle varianti P-21 (guida inerziale e radar attiva per la fase terminale) e P-22 (guida inerziale e IR terminale) da 80 km di gittata e testata da 453 kg, e dei meno obsoleti C-801 cinesi (guida inerziale e radar attiva per la fase terminale) da 40 km di gittata e carica di guerra da 165 kg, sequestrati alla Marina Yemenita. Successivamente designati RUBEZH B21/B22 e AL-MANDEB 1, questi missili sono ancora presenti nell’arsenale Houthi - almeno un Al-MANDEB 1 è stato impiegato nell’attuale campagna di attacchi contro i mercantili in transito da e verso il Mar Rosso - sebbene non ne sia certa la quantità.

Oltre a tali modelli obsoleti, a partire dal 2015, i ribelli yemeniti, grazie alla fondamentale assistenza iraniana, hanno progressivamente acquisito sistemi cruise più recenti e con migliori capacità.

L'articolo completo, con tutti i dettagli suul'arsenale missilistico antinave degli Houthi, sarà pubblicato su Risk&Strategy WEEKLY 1/24 in uscita oggi.

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(In foto il missile antinave quasi balistico TANKIL/ZOHEIR: gittata da 500 km, capacità di eseguire manovre evasive e testata da 450/500 kg)

 


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