RIVISTA ITALIANA DIFESA
Gaza, l’invasione israeliana incontra per ora una dura resistenza 31/10/2023 | Pietro Batacchi

Le forze israeliane sono entrate a Gaza in grande stile da 3 giorni: ormai si può parlare di invasione a tutti gli effetti.

Le IDF si sono pienamente stabilite nell’area nord della Striscia e lungo la fascia costiera, sempre nel settore settentrionale, dove si sono spinti per 3-4 km a sud, fino al Bianco Resort. Per ora si guardano bene dall’entrare nel cosiddetto “quadrilatero”, ovvero quel sistema urbano composto più a sud da Gaza City e a nord da Beith Lahia e Beit Hanoun e da Jabalyia, con quest’ultima che, assieme al suo campo profughi, è collegata alla stessa Gaza City senza soluzione di continuità. Gli Israeliani stanno cercando di “ripulire” la cintura esterna al quadrilatero, dove esistono pochissimi insediamenti e villaggi, e stanno lavorando molto con il Genio per creare postazioni e terrapieni per proteggersi sopratutto dal fuoco dei mortai da 120 mm. I miliziani di Ezzedin Al Qassam (braccio armato di Hamas) e delle Brigate Al Quds (braccio armato della Jihad Islamica) utilizzando i tunnel conducono anche qualche imboscata per cercare di contendere il terreno e creare un po' di attrito. Al momento, le IDF non sembrano voler entrare più in profondità nel tessuto urbano del quadrilatero, la cui “geografia” è peraltro resa ancora più complicata dall’elevato grado di distruzione, in particolare di Beit Hanoun; cosa che obbligherebbe a lunghe e complesse operazioni di rimozione ostacoli e macerie da parte del Genio. A partire dalla cintura esterna le IDF conducono delle azioni mirate: entra, colpisci ed esci. Di domenica, per esempio, è la notizia di scontri nel quartiere di Shuyaya, nella parte orientale di Gaza City. Gli obbiettivi di questi raid – condotti da commandos, forze speciali e parà, assieme a operatori dello Shin Bet – è cercare di liberare gli ostaggi – come accaduto con la soldatessa Ori Magidish l’altro ieri – neutralizzare elementi di Hamas e della Jihad e cercare di interdire le azioni delle squadre lanciarazzi. Allo stesso tempo bisogna valutare la risposta dell'avversario e quanto le sue capacità siano state "ammorbidite" da 3 settimane di intensi attacchi aerei. Per il resto, si continua a lavorare con l’Aviazione e i droni (in particolare gli HERMES 450) che orbitano costantemente sull’area per fare sorveglianza e ricognizione alimentando con i dati raccolti le operazioni terrestri e, in caso di cosiddetti bersagli popup, li eliminano con i missili SPIKE di bordo. Importante in questa fase anche il ruolo dell’artiglieria: si colpisce sopratutto con i razzi guidati ACCULAR, che equipaggiano sia gli MLRS MENATETZ che i nuovissimi lanciarazzi ruotati 6x6 PULS.

L'altro fronte aperto è quello a sud di Gaza City, in particolare tra il campo di Al Burej, la “Netzarim Junction” sull’autostrada Saah Al Din (che attraversa tutta la Striscia dal valico di Erez al valico di Rafah) e l’agglomerato di Zeitoun, nella periferia meridionale di Gaza City. Ad est di Zeitoun stamattina si segnalavano duri scontri tra fazioni palestinesi e IDF, ma non è chiaro quanto e se le stesse IDF stiano prendendo piede.

L’obbiettivo israeliano probabilmente in questa fase è cercare di isolare la parte nord di Gaza dal resto della Striscia – dove però rimarrebbe un altro dei tradizionali bastioni di Hamas, ovvero Khan Younis - e aumentare poi la pressione sui blocchi urbani, dopo però averli “frazionati”. Una strategia che richiede non solo molto tempo e l’accettazione di un rischio elevato, ma anche molte risorse e tanti riservisti. Il che, se il fronte resta solo quello di Gaza, e in misura minore quello della Cisgiordania, potrebbe essere sostenibile, ma se Hezbollah “si sveglia” sul serio la coperta rischia di essere corta. Al momento non si hanno dati certi su il numero e il tipo delle forze israeliane a Gaza, ma è possibile stimare la presenza della 401ª Brigata corazzata, della 7ª Brigata corazzata (77° Battaglione OZ), dell'84ª Brigata di fanteria GIVATI (praticamente a pieno organico), della 933ª Brigata di fanteria NAHAL e della 1ª Brigata di fanteria GOLANI, di reparti della 89ª Brigata commando e della 35ª Brigata di paracadutisti (101° Battaglione COBRA), più le forze speciali e le importantissime unità del Genio (dovrebbe trattarsi del 601° Battaglione ASSAF e/o del 603° Battaglione LAHAV).

Infine, a proposito di Hezbollah, il Partito di Dio sta patendo molto l’attrito israeliano. La persistente ricognizione armata dei droni HERMES e EITAN è letale, così come il tiro di precisione e i brevissimi tempi di reazione dell’artiglieria. Ergo, così, conducendo essenzialmente piccole azioni con tiri di anticarro e mortai, non si può continuare: già 50 i miliziani uccisi! O la si chiude qui o si mette mano all’arsenale di razzi e missili...

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