RIVISTA ITALIANA DIFESA
Guerra in Ucraina e industria nazionale della difesa: come perdere un asset strategico 14/05/2023 | Pietro Batacchi

Oltre a quelle economiche e finanziarie in senso stretto, la Guerra in Ucraina ha provocato per l’Europa altre conseguenze negative, che rischiano di mettere in discussione il settore manifatturiero più importante per la sua resilienza nel tempo, ovvero quello riguardante l’industria della difesa. Sì perché l’aggressione russa all’Ucraina ha creato un senso d’urgenza in tutta Europa – e non solo, dunque, nei Paesi dell’est più esposti alla minaccia di Mosca – che sta orientando il procurement di nuovi armamenti verso mezzi e sistemi di produzione extra-europea. In altri termini, la percezione di una minaccia immediata fa sì che diversi Paesi europei guardino sempre più all’acquisto di sistemi sul mercato già pronti, o quasi, ovvero i cosiddetti sistemi off-the-shelf. Il caso della Polonia è certamente limite - tolti elicotteri (AW-149) e missili (CAMM e CAMM ER), Varsavia ha acquistato e sta acquistando centinaia e centinaia di mezzi e sistemi americani e sudcoreani – ma pensiamo anche alla Germania che dopo F35, P-8 e CHINOOK, ha lanciato l'iniziativa per uno scudo antimissile europeo, ESSI (European Sky Shiled Initiative), dove il grosso della torta è composto dall’americano PATRIOT e dall’israelo-americano ARROW 3, dando così un colpo molto duro allo strategico programma europeo HYDEF per un nuovo intercettore anti-ipersonico. In questo l’Europa nell’ultimo anno e mezzo ha visto crescere ulteriormente la sua dipendenza da Washington, dipendenza allargatasi peraltro alla fornitura di GNL (Gas Naturale Liquido, di cui oggi l’America è il principale fornitore dell’Europa). E poi c’è un altro aspetto su cui vale la pena riflettere. L’Ucraina ha scatenato quella corsa al “carro armato subito” che certo premia un prodotto europeo come il LEOPARD 2, ma che rischia di pregiudicare l’evoluzione e la maturazione di un concetto innovativo come quello di sistema dei sistemi terrestre, a cui è legato il carro di nuova generazione, dimenticando che a determinare sui moderni campi di battaglia non è la piattaforma ma, appunto, il sistema dei sistemi tra ISR, C2 dinamico e adattivo, add-on (droni, loitering, guerra elettronica, ecc.) e la capacità di sincronizzare e far convergere gli effetti nei punti desiderati. Paradossalmente è stessa Ucraina che ha dimostrato proprio questo (evidentemente non si è capito...o, altrettanto evidentemente, sbaglia chi scrive...): vedere prima e meglio, e colpire prima e meglio, in maniera rapida e coordinata, a prescindere dalla piattaforma. Passi allora per la Polonia, e per chi è più esposto, ma un Paese come l’Italia deve necessariamente porsi in un’ottica strategica completamente diversa e pensare a come mettere a sistema l’innovazione con un modello operativo funzionale al perseguimento dei propri interessi privilegiando sistematicamente, quando possibile, l’industria nazionale della Difesa: uno degli asset strategici del nostro Paese, assieme alle grandi utilities energetiche ed al sistema bancario-assicurativo, fondamentale per garantire la competitività e la resilienza dell’Italia nel tempo, in un mondo dove prigionieri, pure tra alleati, non se ne fanno.

Seguiteci anche sul nostro Canale Telegram.


Condividi su:  
    
News Forze Armate
COMUNICATI STAMPA AZIENDE