RIVISTA ITALIANA DIFESA
Gli aspetti militari della Guerra Ibrida 24/09/2020 | Massimo Annati

Uno dei termini che negli ultimi anni è emerso con maggiore forza negli ambiti militari è “Guerra Ibrida”. Il suo interesse in Occidente risale all’occupazione russa della Crimea nel 2014 e al conflitto con l’Ucraina. Il termine viene fatto, erroneamente, risalire alla cosiddetta Dottrina Gerasimov, dal nome del generale russo Capo di Stato Maggiore della Difesa e Vice Ministro della Difesa. In realtà Gerasimov non ha mai enunciato una vera e propria dottrina, ma ha parlato della Guerra di nuova generazione (New Generation Warfare), voyna novogo pokoleniya, o anche “Guerra del XXI Secolo”, nell’ambito di un articolo del 2013 che ha avuto una notevole rilevanza, tanto in patria quanto all’estero. Lo studio presentato da Gerasimov prende anzi lo spunto da diverse operazioni condotte dall’Occidente, ad esempio il ruolo avuto dalla NATO nella ex Jugoslavia, per sottolineare come l’Occidente abbia creato una situazione che agevolasse e legittimasse l’intervento militare. A suo avviso gli Stati Uniti ed altri Paesi NATO hanno sobillato gruppi indipendentisti, fornendo loro armi, sostegno finanziario e guida, creando così una situazione di crescente instabilità e violenza ed hanno condotto una campagna di disinformazione tale da focalizzare tutte le colpe sul Governo federale e successivamente sulla Serbia, paventando rischi di pulizia etnica e di massacri della popolazione civile non-serba. In tal modo gran parte dell’opinione pubblica mondiale ha preso posizione a favore di un intervento militare che invece di ristabilire la pace e la stabilità, ha condotto una campagna di aggressione contro la Serbia, fino ad arrivare alla progressiva demolizione della Repubblica federale di Jugoslavia in una serie di stati etnici favorevoli all’Occidente, isolando la Serbia filo-russa e sottraendole successivamente anche il territorio della provincia kosovara ribelle. Un altro esempio portato da Gerasimov riguarda l’Operazione IRAQI FREEDOM del 2003. Per influenzare l’opinione pubblica mondiale gli Stati Uniti hanno inventato un inesistente programma di armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, hanno indebolito il regime attraverso uno strettissimo embargo, si è fornito aiuto ai gruppi indipendentisti interni, si sono corrotti numerosi comandanti militari, ed infine si è intervenuti con una capacità militare molto avanzata, con una campagna intensa ma di breve durata, specialmente in termini di strike di precisione ed integrazione tra forze aeree e forze di terra, annientando in pochi giorni e con perdite minime uno degli eserciti più potenti del Medio Oriente. L’ultimo esempio portato da Gerasimov riguarda le cosiddette Primavere arabe del 2011, dove, secondo il Generale russo, l’Occidente ha pilotato una serie di insurrezioni volte a ribaltare regimi amici di Mosca. La sua attenzione è rivolta particolarmente alla Libia e alla Siria. Gli strumenti sono stati ancora una volta la diffusione di notizie false, l’aiuto a gruppi locali di insorti con armi e finanziamenti, a cui è seguito l’intervento clandestino di nuclei delle forze speciali e, particolarmente in Libia, una serie di attacchi aerei e missilistici contro le forze governative, sotto il pretesto di proteggere la popolazione civile. Alla fine di questa analisi Gerasimov esprimeva la necessità che la Russia dovesse utilizzare strumenti diversi da quelli della guerra tradizionale, che consentano di conseguire obiettivi strategici senza dover ricorrere ad interventi massicci ed aperti delle Forze Armate; in altre parole, risparmiando “blood and treasure”.

Tutto l'articolo disponibile su RID 10/20.


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