RIVISTA ITALIANA DIFESA
Libia, l’avanzata di Serraj (e Erdogan) 05/06/2020 | Pietro Batacchi

In Libia negli ultimi giorni le forze del Governo Serraj hanno riconquistato gran parte delle posizioni perse in precedenza a favore delle milizie fedeli al Generale Haftar. Nell’ordine, sono caduti la base aerea di Watyia, tutto il sud di Tripoli, l’aeroporto internazionale della capitale, in disuso ma logisticamente prezioso, la città di Tarhouna e, adesso, pure la vecchia roccaforte gheddafiana di Bani Walid. In pratica Haftar è stato espulso dalla Tripolitania, dove “resiste” solo Sirte. L'offensiva di Serrah è stata, dunque, un successo, per il quale è stato fondamentale il supporto turco: UAV, consiglieri, miliziani siriani (non meno di 10.000), mezzi ed equipaggiamenti. Sopratutto, le operazioni hanno evidentemente denotato una pianificazione molto accurata, supereriore agli sgangherati standard locali, opera, appunto, dei succitati consiglieri turchi. A questo punto la Libia torna ad essere divisa in 2, o quasi. Per Haftar – orfano dei consiglieri della Wagner e assistito solo dagli Emiratini, reduci dal disastro yemenita..., si tratta di una sconfitta, l’ennesima di una carriera costellata di insuccessi ed inaffidabilità, e culminata con l’abbandono della conferenza sul cessate il fuoco di Mosca dello scorso gennaio: un affronto che forse al Cremlino non è stato gradito… Tant'è, vedremo adesso se questa situazione si cristallizzerà con un cessate il fuoco o se Serraj, forte dei recenti successi, vorrà andare oltre. Da questo punto di vista è interessante notare che i MiG-29 ed i Su-24 russo-siriani recentemente dispiegati in Libia a supporto delle forze di Haftar non sono intervenuti; probabilmente la loro potrebbe essere una funzione deterrente proprio per segnalare a Serraj una sorta di linea rossa da non superare, a garanzia dell’intangibilità della Cirenaica e degli interessi russo-egiziani ad essa connessi.


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