RIVISTA ITALIANA DIFESA
Il Generale bullo e il futuro della Libia 14/01/2020 | Pietro Batacchi

La mediazione del Presidente Putin e le pressioni incrociate che hanno portato aduna bozza per un cessate il fuoco permanente in Libia, bozza sottoscritta ieri da Serraj, non sono riuscite al momento a riportare a più miti consigli Haftar. Il Generale ha lasciato Mosca senza firmare non accettando di ritirare le sue truppe sulle linee di cessate il fuoco individuate, dimostrandosi ancora una volta ciò che è sempre stato: un inaffidabile bullo. Del resto la sua biografia parla chiaro. Tuttavia, un documento su cui dialogare adesso c’è e se alla fine Haftar si convincesse a firmare si aprirebbe una nuova stagione per il Paese del Nordafrica e con essa la strada per una missione di interposizione sotto mandato ONU per garantire il monitoraggio ed il rispetto di un cessate il fuoco permanente. Si parla già di un contingente dell’UE con soldati italiani, spagnoli, francesi e tedeschi. L’auspicio forte è che l’Italia possa guidare tale contingente attraverso il quale garantire in ultima analisi i suoi forti interessi in Tripolitania. Le 2 parti dovrebbero poi trovare un più ampio accordo politico sul futuro del Paese. Un accordo che potrebbe pure limitarsi a sancire la situazione di fatto sul terreno, ovvero la divisione del Paese in 2. Un esito che tutti gli attori in questi mesi volevano evitare (a parole) ma che poi alla fine potrebbe costituire uno sbocco fisiologico, dovuto al sostanziale equilibrio sul campo sancito dalle armi. La Libia tornerebbe così alle origini – prima cioè che l’Italia la inventasse come tale: con una Tripolitania e una Cirenaica separate ed un Fezzan sostanzialmente autonomo ed anarchico. A prescindere da quello che accadrà, le ultime settimane di conflitto hanno dimostrato soprattutto una cosa. A differenza di quanto ripetuto come un mantra dall’Italia, la forza militare è stata decisiva. In Libia si è creata infatti una gigantesca situazione di fatto segnata dallo stallo e dall’incapacità delle 2 parti di superarsi e “riunificare” il Paese, mentre 2 attori esterni – Russia e Turchia – hanno incrementato il loro peso nella crisi grazie al supporto militare offerto ai 2 contendenti. I 700-800 consiglieri russi – spediti da Putin in Libia per inquadrare le sgangherate “armate” di Haftar ed assicurasi una posizione di influenza in Cirenaica assieme all’alleato egiziano - ed i droni con qualche centinaia di miliziano jihadista siriano - inviati da Erdogan a dar manforte al maldanto Serraj per espandere la propria influenza in Cireniaca oltre l’”ottomana” Misurata – sono la dimostrazione che la politica del fatto compiuto, a fronte di uno scenario incerto e reso volatile dal “ripiegamento” americano, è un’opzione sempre più proficua. Chi non se ne rende conto, è perduto. Per inciso stiamo parlando dell’Italia che in questi mesi ha dormito il sonno dei giusti e dei pacifici non rendendosi conto che la sua “posizione di scuola” era stata superata dagli eventi. Il risultato è che nel suo cortile di casa ci sono oggi 2 ingombranti vicini che prima non c’erano.


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