RIVISTA ITALIANA DIFESA
L’arma aria-aria dominante: il missile a media portata 23/08/2019 | Sergio Coniglio

E’ ormai almeno dagli inizi degli anni ’90, dopo la 1ª Guerra del Golfo contro l’Iraq, che il missile aria-aria a media portata e guida radar attiva, esemplificato nell'immaginario comune dall'americano AIM-120 AMRAAM, è diventato l’arma principale dei caccia, prima scelta per il combattimento aereo e non solo. I tipi precedenti a guida semi-attiva, esemplificati dall'AIM-7 SPARROW III (che poi, per semplicità, chiameremo solo SPARROW), anch’esso americano e diffusissimo nelle aeronautiche occidentali, risentivano di limiti operativi molto più stringenti a causa della loro dipendenza dal radar del velivolo lanciatore per inseguire i bersagli. I diversi modelli di ordigni aria-aria a medio raggio e guida radar attiva, sempre più efficaci ed affidabili, sono oggi sempre più diffusi anche sui caccia più piccoli e leggeri, che in passato potevano impiegare solo i missili con guida a infrarossi che sono sempre stati limitati in termini di portata utile. Vediamo quindi di esaminare le caratteristiche, ormai consolidate, dei più recenti missili aria-aria a media portata. I missili a media portata, destinati all'ingaggio di bersagli aerei oltre la portata visiva – in inglese BVR, per Beyond Visual Range – sono in servizio almeno dalla fine degli anni ’50. Per lungo tempo sono però stati soggetti a pesanti restrizioni, soprattutto a causa dei limiti della tecnologia allora disponibile per il controllo del tiro, e in particolare relativamente ai radar di bordo. I primi sistemi di guida erano infatti di tipo semi-attivo (SARH - Semi-Active Radar Homing), richiedendo quindi all'aereo lanciatore di illuminare il bersaglio con il proprio radar, continuativamente fino all'impatto del missile. Il missile, di per sé, era equipaggiato soltanto di un'antenna ricevente capace di captare la riflessione del segnale radar generata dal bersaglio, e di un sistema di guida per dirigersi su di essa. Tale sistema implica delle importanti limitazioni: l’aereo lanciatore ha infatti possibilità di manovra molto limitate a causa della necessità di mantenere il bersaglio sempre all'interno dell'angolo di scansione del proprio radar. Facile intuire i rischi a cui i velivoli erano conseguentemente esposti. La necessità di mantenere il contatto con il missile in volo fino all'avvenuta intercettazione, inoltre, limitava la possibilità d'ingaggio ad un singolo bersaglio alla volta. Un'ulteriore, grande limitazione delle capacità operative dell’aereo lanciatore è che il suo radar non può, contemporaneamente all’illuminazione del bersaglio scelto, effettuare la funzione di scansione alla ricerca di altri bersagli e garantire al pilota il controllo della situazione tattica. Tutte queste limitazioni erano accettabili vista la natura poco manovrante sia dei missili, sia dei loro bersagli: le armi BVR erano infatti inizialmente destinate essenzialmente al contrasto di bombardieri. L'uso di missili a guida semi-attiva per impegnare bersagli come caccia con significative capacità di manovra, portava a tassi di successo Pk (Probability of kill) molto modesti rispetto alle aspettative, come le Forze Armate americane scoprirono nelle operazioni aeree sul Vietnam del Nord, dove si trovavano ad affrontare caccia piccoli e maneggevoli quali MiG-17 e MiG-21. Per questo tipo di scontri, conseguentemente, ci si rivolgeva preferibilmente ai missili a portata visiva, , cosiddetti WVR (Within Visual Range), guidati da sensori infrarossi. Parliamo ovviamente del famosissimo AIM-9 SIDEWINDER americano, oltre che del MAGIC francese, del PYTHON israeliano e degli R-73/74 russi – capaci d‘impegnare i bersagli da ogni direzione, quindi anche frontalmente.

Tutto l'articolo disponibile su RID 8/2019


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