RIVISTA ITALIANA DIFESA
L’Aeronautica Indonesiana 31/08/2019 | Giuliano Da Fre'

Una popolazione di oltre 260 milioni di abitanti, suddivisa in 300 gruppi etnici che parlano 742 tra dialetti e lingue diversi. Una superficie di 1 milione e 900.000 km2, suddivisa in 18.307 isole, solo per il 15% abitate, e concentrata in 5 aree principali: Giava, Sumatra, Borneo centro-meridionale, Nuova Guinea e Sulawesi. Un territorio regolarmente devastato da catastrofi climatiche e geologiche (l’ultima, lo tsunami che il 28 settembre 2018 ha provocato migliaia di vittime a Sulawesi), ma che contiene nella sua pancia grandi risorse naturali, compresi vasti giacimenti di gas e idrocarburi, oltre alla più grande miniera d’oro del mondo, e alla seconda classificata per quanto riguarda il rame. Un Paese nato da una lunga guerra di indipendenza contro la potenza coloniale olandese (1945-1949), e che sino al 1999 ha registrato ben pochi anni privi di eventi bellici. Legati a conflitti interni, sino al sanguinoso putch anticomunista del 1965-1966 (ma l’insurrezione scoppiata a Papua nel 1963 prosegue tutt’ora, benché a bassissima intensità), seguito dall’ascesa al potere del trentennale regime guidato sino al 1998 dal Generale Suharto. O a pericolosi conflitti esterni: la mini-guerra con l’Olanda per la Guinea Occidentale nel 1961-1962, la Konfrontasi con la Malaysia nel 1962-1966, e l’invasione nel 1975 di Timor Est, appena abbandonata dal Portogallo, trasformatasi in un “Vietnam” protrattosi sino al 1999, creando crescenti difficoltà politiche ed economiche all’Indonesia, e rinfocolando inoltre i movimenti separatisti di Papua e Aceh. Il tutto, mentre il Governo neutralista e internazionalista di Sukarno, il padre dell’indipendenza poi destituito nel 1967, partecipava sin dal 1956 a diverse missioni di pace ONU con i cosiddetti “contingenti GARUDA”, impiegati dal Congo al Sinai, dal Vietnam alla Namibia, e dagli anni ’90 in Somalia, ex Jugoslavia, Liberia, Sudan e Libano. Basterebbe questa breve analisi della “scheda” geopolitica e militare dell’Indonesia, cui vanno aggiunti un fronte interno molto caldo apertosi con la “Guerra al terrorismo” post-11 settembre, e i contenziosi territoriali e marittimi tuttora aperti con Malesia, Filippine e – soprattutto – Cina, anche nel sempre più ribollente Mar Cinese meridionale, per dare un’idea del compito che investe le Forze Armate indonesiane. E con la sua Aeronautica, la Tentara Nasional Indonesia Angkatan Udara (TNI-AU), a fare da supporto e moltiplicatore di forze per gli assetti terrestri e navali. Una forza aerea creata nel 1946, nel pieno della lotta indipendentista, e passata dagli aerei abbandonati dai Nipponici come rottami, al materiale di origine occidentale (compresi i primi jet VAMPIRE operativi dal 1956), a quello ceduto dall’URSS dopo la svolta a sinistra di Sukarno. Il colpo di stato militare del 1965 riavvicinò però l’Indonesia all’Occidente, e nel giro di pochi anni centinaia di aerei ed elicotteri forniti da Mosca furono costretti a terra dalla mancanza di supporto e parti di ricambio. Tuttavia, come poi vedremo, negli ultimi 20 anni Giacarta è tornata a diversificare le fonti di approvvigionamento della TNI-AU, affiancando ai velivoli americani, francesi e inglesi acquistati dagli anni ’70, moderno materiale russo e cinese.

Tutto l'articolo è disponibile su RID 7/19.


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