RIVISTA ITALIANA DIFESA
TYPHOON pronti al QRA in Romania 16/05/2019 | Aeronautica Militare

 

Il simbolico sorvolo di tre caccia intercettori Eurofighter italiani e tre Mig-21 rumeni della base aerea di Mihail Kogalniceanu, a pochi chilometri da Costanza, ha sancito il raggiungimento della Full Operational Capability (FOC) della Task Force Air 4th Wing pronta da oggi a contribuire alla sicurezza dei cieli della Romania nell'ambito delle operazioni di Enhanced Air Policing.

Il Generale Carlo Ruben Garcia Servert, Comandante del CAOC di Torrejon, ha consegnato al Comandante della Task Force Air, Colonnello Andrea Fazi, l’attestato di certificazione della FOC e ha dato ufficialmente avvio all'operazione “Black Shield”.

La missione della TFA 4th Wing ha come obiettivo quello di concorrere all'integrità dello spazio aereo della Romania, rafforzando l'attività di sorveglianza normalmente svolta dai Mi-21 della For?ele  Aeriene Rom?ne, con un dispositivo di difesa integrato con i velivoli Eurofighter, provenienti dal 4°, 36° e 37° Stormo dell'Aeronautica Militare.

L’attività della Task Force Air consentirà, inoltre, di condurre attività operative finalizzate a rafforzare la cooperazione e quindi l’interoperabilità tra gli assetti nazionali e quelli della Host Nation (HN), nonché dei contingenti alleati presenti nell’area d’interesse, in analogia a quanto già perseguito dall’Aeronautica Militare italiana in Islanda, in Bulgaria, nei Paesi Baltici.

Alla cerimonia, presieduta dal Ministro della Difesa rumena Gabriel Beniamin Les e dal Capo di Stato Maggiore della forza aerea Rumena Gen. Viorel Pana, hanno partecipato l’Ambasciatore d’Italia in Romania, dott. Marco Giungi, il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale di Squadra Aerea Alberto Rosso, in rappresentanza del Capo di Stato Maggiore della Difesa, accompagnato dal Comandante la Squadra Aerea, Generale di Squadra Aerea Fernando Giancotti.

Dopo aver ringraziato la Host Nation per il supporto logistico offerto, il Capo di Stato Maggiore dell’A.M. ha sottolineato come “Sin dalla fondazione della NATO, la Difesa Aerea ha sempre costituito un pilastro fondamentale dell’Alleanza, il segno tangibile di una condivisione di valori, principi, capacità e credibilità, perseguita nel nome di una difesa e sicurezza comune ed indivisibile”. Rivolgendosi poi al personale italiano schierato, il generale ha proseguito esprimendo la sua gratitudine per quanto fatto fino ad oggi, evidenziando il ruolo svolto da ognuno quale “Rappresentante del nostra amato Paese e Bandiera, Ambasciatore di valori e professionalità che sempre caratterizzano il nostro operato quotidiano”.

L'attività di Air Policing è condotta sin dal tempo di pace e consiste nella continua sorveglianza dell’integrità dello spazio aereo della NATO nonché nell’identificazione di eventuali sue violazioni all'integrità, dinnanzi alle quali devono scattare appropriate azioni di contrasto, come, ad esempio, il decollo rapido di velivoli caccia intercettori, che in termini tecnici è definito scramble.

L'Air Policing viene svolta nell'ambito dell'area di responsabilità del Comando Operativo Alleato della NATO (Allied Command Operation - ACO) di stanza a Bruxelles e viene coordinata dal Comando Aereo (Air Command) di Ramstein (GER).

Nel 2004, con l’ingresso nell’Alleanza Atlantica dei Paesi Baltici e della Bulgaria, gli spazi aerei di quei paesi sono divenuti parte integrante dello spazio euro-atlantico e, come tali, sono stati inclusi nel sistema di difesa aerea e missilistico della NATO.

Peraltro, taluni membri dell’Alleanza non dispongono di assetti in grado di garantire appieno la propria difesa aerea secondo gli standard richiesti dalla NATO e, in questi casi, altri Paesi membri si fanno carico – permanentemente o a turno – di integrarne le capacità di difesa aerea. È quanto svolge, ad esempio, la nostra Aeronautica Militare nei confronti della Slovenia (permanentemente), dell’Albania e del Montenegro.

La NATO ha deciso inoltre un potenziamento di tali attività – la cosiddetta enhanced Air Policing – a favore dei Paesi membri del fianco orientale. Tali missioni rappresentano quindi la capacità dei Paesi dell’Alleanza di condividere e ottimizzare l’impiego di mezzi, di personale e di professionalità, per salvaguardare lo spazio aereo NATO, riducendo i costi e massimizzando l’efficienza.


Condividi su:  
    
News Forze Armate
COMUNICATI STAMPA AZIENDE