RIVISTA ITALIANA DIFESA
La Cina rivela il DF-26 "carrier killer" 29/01/2019 | Gabriele Molinelli

 

La Cina ha diffuso per la prima volta immagini video del lancio della variante antinave di un missile balistico  a raggio intermedio Dong-Feng DF-26, consentendo agli esperti di osservare per la prima volta la configurazione del veicolo di rientro. Il video è stato diffuso dal media di stato China Central Television (CCTV) e mostra momenti di un'esercitazione da qualche parte nel nord-ovest del paese, durante la quale sarebbero stati lanciati 2 DF-26.

Le immagini mostrano un veicolo di rientro di considerevoli dimensioni, a forma doppio conica e con 4 superfici di controllo della traiettoria, posizionate alla base.

Song Zhongping, esperto militare che ha servito nella Rocket Force cinese (precedentemente nota come 2nd Artillery Corps) ed ora è commentatore televisivo, sostiene che le ali consentano al veicolo di rientro di essere supermanovrabile e di posizionarsi sulla giusta traiettoria per colpire una portaerei in mare aperto. Attribuisce inoltre doti stealth alla forma doppio-conica del veicolo. La presenza di alette, di per sé, non è però un indizio decisivo: sono e sono state presenti su altri missili balistici, cinesi e non, senza che questi avessero la manovrabilità in rientro che si attribuisce a questa variante del DF-26.

Un'altra fonte cinese, che è rimasta anonima, ha spiegato al Global Times che il missile è dotato di seeker radar per individuare il suo bersaglio e che riceve aggiornamenti da sensori esterni basati sia in superficie sia su satelliti o velivoli. Nell'aprile del 2018, in una delle regolari conferenze stampa del Ministero della Difesa, il portavoce Wu Qian aveva descritto il DF-26 come già pienamente in servizio nelle Forze Armate per l'attacco sia convenzionale sia nucleare. Il DF-26 è un Intermediate Range Ballistic Missile (IRBM) a cui si attribuisce una gittata fino a 4000 km e la capacità di attaccare con precisione bersagli terrestri con testate convenzionali da 1200 o 1800 kg, oppure con testate nucleari. Da tempo si parlava, appunto, anche di una sua versione antinave. 

La Cina evidentemente non è preoccupata dall'incertezza, potenzialmente catastrofica, che il lancio di missili balistici di tale doppia natura potrebbe generare, o addirittura deliberatamente conta di approfittarne. L'avversario non potrebbe infatti determinare con certezza, nel breve tempo disponibile, il tipo di testata impiegato. Lo stesso problema di ambiguità aveva generato polemiche attorno al progetto americano Prompt Global Strike per un veicolo di rientro planante ipersonico, a testata convenzionale, lanciato con vettore balistico modificato, che anche per quel motivo finì “in pausa”.

Il video sicuramente è di grande interesse, ma rimangono tanti dubbi. Anche assumendo che le ali del veicolo di rientro riescano effettivamente ad imprimere le correzioni necessarie a colpire un bersaglio “piccolo” come una portaerei (di per sé cosa senza precedenti), permangono tutti i dubbi relativi alla tecnologia di guida. Produrre un seeker capace di sopravvivere agli shock e al calore della caduta a velocità ipersonica è cosa difficile. Vero è che i veicoli plananti ipersonici stanno ora maturando relativamente in fretta (vedi anche il VANGUARD russo, o i rinnovati sforzi americani nel settore e, ultimo in ordine di tempo, l'annunciato glider ipersonico francese da testare nel 2021), ma ad oggi nessuno di loro ha capacità d'attacco contro bersagli in movimento, proprio per la difficoltà nel dare loro un sistema di guida. Il VANGUARD è un'arma atomica con, di conseguenza, ben rilassati requisiti di precisione sul bersaglio. Colpire una nave in movimento in mare aperto con una testata convenzionale richiede capacità di guida e manovra completamente diverse.


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