RIVISTA ITALIANA DIFESA
I Marines testano l’F-35B con l’HIMARS 16/10/2018 | Andrea Mottola

Lo scorso 19 aprile, durante l’ultimo corso annuale WTC (Weapons and Tactics Course) presso il poligono di Yuma (Arizona), lo USMC ha dimostrato la possibilità di usare un F-35B LIGHTNING II come sensore avanzato per fornire le soluzioni di tiro alle batterie di lanciarazzi guidati M142 HIMARS. Nonostante si tratti di un test effettuato la scorsa primavera, i Marines ne hanno dato comunicazione ufficiale solo lo scorso 5 ottobre. Durante il test un F-35B del VMFA-211 si è collegato tramite datalink al computer di lancio di una batteria HIMARS fornendo in tempo reale le coordinate del bersaglio - rappresentato da un container - acquisite tramite il sistema elettro-ottico EOTS. Il test in oggetto segue quello avvenuto nel settembre del 2016, quando un F-35B del Marine Operational Test and Evaluation Squadron (VMX-1), di stanza presso la Edwards AFB, venne utilizzato come sensore avanzato per l’identificazione e l’abbattimento di missili da crociera grazie all’integrazione del velivolo all’interno della Naval Integrated Fire Control-Counter Air (NIFC-CA). In quel caso, l’F-35B inviò le informazioni raccolte dai propri sensori di bordo alla DESERT SHIP di White Sands - una delle 2 ground station della US Navy utilizzate per la simulazione ed il test di lancio di missili sup-aria basati sul sistema antibalistico AEGIS – tramite il datalink “stealth” MADL (Multi-Function Advanced Data Link). A quel punto, la DESERT SHIP, impiegando l’ultima evoluzione del sistema di combattimento AEGIS, denominata Baseline 9.C1, ha eliminato i cruise in arrivo impiegando intercettori Raytheon SM-6. L’implementazione di tali capacità, ovviamente, non va considerata ad uso esclusivo dei Marines o della US Navy, potendosi applicare anche a soluzioni che prevedono varianti differenti del LIGHTNING II (sia la A che la C), ed a sistemi d’arma navali o terrestri diversi dall’AEGIS o dall’HIMARS (ad esempio quelli basati sul munizionamento guidato VULCANO).Va da sé che tale capacità di sensore avanzato per la raccolta e la distribuzione di informazioni risulti assolutamente fondamentale in una moltitudine di scenari operativi, partendo da quelli CAS (supporto aereo ravvicinato) in presenza di spazi aerei contestati contraddistinti da bolle antiaeree che renderebbero inutile l’impiego di droni e pericoloso quello di velivoli manned dotati di pod d’acquisizione, ma non di bassa osservabilità radar, fino ad arrivare a quelli di contrasto a diversi tipologie di minacce aeree (stormi di velivoli nemici, bombardieri o caccia che siano, oppure di “sciami” di droni o, ancora, missili da crociera). Ciò conferma, ancora una volta, come il LIGHTNING II rappresenti un moltiplicatore di forza operativo che, ad oggi, non ha eguali nel panorama militare globale.


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