RIVISTA ITALIANA DIFESA
Una DARPA francese 03/04/2018 | Marco Giulio Barone

In virtù del cambio di governo e dell’aumento delle spese militari francesi, la LPM (Loi de Programmation Militaire) è ricca di novità, piccole e grandi. La riforma della Direction Géneral de l’Armement (DGA) è tra quelle meno vistose ma più significative. La DGA è l’ente francese deputato a ricerca, elaborazione dei requisiti, valutazione e acquisizione dei sistemi d’arma francesi, nonché della loro vendita all’estero. In breve, la DGA è dedicata all’innovazione, sia in termini di vantaggio tecnologico sull’avversario che in termini di competitività per aprire nuovi mercati alle imprese francesi. Al fine di creare la miglior sinergia possibile tra gli attori che sostanziano queste dinamiche, nel 2016 la DGA ha varato l’iniziativa DGA Lab, ovvero un punto di incontro tra civili e militari che coinvolge Forze Armate, esperti provenienti dai 9 centri di ricerca della DGA, università e industria. Con la collaborazione delle aziende di consulenza strategica CEIS e Sopra Steria, la DGA indice delle sessioni periodiche a tema in cui i partecipanti hanno occasione di presentare le nuove tecnologie e/o preconizzarne un futuro impiego militare. In questo modo, la DGA si prefigge di tenere il polso delle tecnologie emergenti che potrebbero interessare le Forze Armate, non solo di quelle che riguardano i programmi in sviluppo. Il Ministro della Difesa Florence Parly, in accordo con il Delegato Generale Joël Barre, ha recentemente presentato alla Commissione Difesa dell’Assemblée Nationale un progetto ancora più ambizioso, ovvero trasformare il DGA Lab in una realtà simile alla DARPA statunitense. Si tratta di un approccio diverso ai temi dell’innovazione tecnologica in ambito Difesa. Al momento, la selezione delle tecnologie di interesse militare avviene con un approccio tendenzialmente “top-down”. Le tecnologie da esplorare vengono individuate a monte, e gli attori ritenuti rilevanti invitati alle sessioni. Il “modello DARPA” funziona diversamente: le tecnologie civili d’avanguardia vengono reputate automaticamente di interesse strategico. Il loro sviluppo consente al paese di alimentare il proprio sistema di innovazione a prescindere dal fatto che tali tecnologie abbiano un immediato contenuto di interesse militare – e gli Stati Uniti ritengono questo processo strategico in sé. Tornando alla Francia, il mutamento è reso necessario dalle dinamiche che muovono l’innovazione tecnologica oggi. Un tempo la ricerca militare era il propulsore dell’innovazione e le tecnologie civili erano spesso uno spin-off di quelle militari. Dunque, il settore Difesa era leader indiscusso dell’innovazione. Se per alcuni settori questa dinamica rimane ancora oggi, per esempio nel settore aerospazio, in molti altri le aziende civili si innovano autonomamente a ritmi frenetici in settori chiave come i teleguidati, l’informatica, gli algoritmi per l’analisi, la simulazione, l’optronica, i nuovi materiali, l’intelligenza artificiale e molti altri. È dunque necessario che le innovazioni con potenziale di crescita siano all’interno degli “schermi radar” della DGA, sia per il ruolo classico di garanzia del vantaggio tecnologico che per l’esigenza, recentemente sentita da molti Paesi europei (e dall’UE stessa), di mappare le tecnologie con potenziale di sviluppo per evitare che queste vengano acquisite, sul libero mercato, da Paesi ostili. Il Ministro Parly ritiene che il modello adottato dalla statunitense DARPA sia quello ideale per avere sempre il polso della situazione nel campo dell’innovazione, anche in quei casi in cui questa non riguarda immediatamente il processo di modernizzazione delle Forze Armate (ma potrebbe averlo in futuro). In virtù di queste considerazioni, il DGA Lab si trasformerà in Innovation Defénse Lab che, al di là dei giochi linguistici, permetterà alla DGA di mappare e valutare le tecnologie civili disponibili in maniera sistemica ed acquisire quelle più interessanti – pur mantenendo in “terreno di coltura” le altre. Sebbene non sia specificato nei materiali oggi disponibili, è probabile che il Ministero della Difesa francese abbia in mente anche un possibile impatto positivo sulla promozione delle aziende francesi all’estero. Da questo punto di vista, la DGA è espressione di un sistema-paese che consente alle aziende francesi del settore di ottenere dall’estero circa un terzo del loro fatturato. Al di là delle ricadute tecnologiche, è lecito supporre che in cambio della propria disponibilità, le aziende civili avrebbero opportunità di vendita sia in Francia che all’estero. Per dare un’idea dell’impatto che una decisione di questo genere può avere sui rapporti tra ciclo di innovazione e Forze Armate, ricordiamo che la DGA è oggi responsabile di circa 80 programmi della Difesa francese, sia in patria che in 20 Paesi esteri (cui si aggiunge una rappresentanza alla NATO e una presso l’UE). Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2016 i suoi 9.700 funzionari hanno gestito 10,8 miliardi di euro di commesse nazionali, 14 miliardi di commesse internazionali e 804 milioni di fondi per la ricerca. Trasformare il DGA Lab in un sistema nazionale di innovazione mette in moto una macchina molto capace al servizio dell’intero Paese. Viste le premesse, l’esperimento andrebbe tenuto d’occhio da vicino da parte italiana, considerando che l’analogo comparto nazionale insiste su alcuni mercati comuni, sia in collaborazione che, a volte, in competizione.


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