RIVISTA ITALIANA DIFESA
Effettuato lo storico lancio del FALCON HEAVY 08/02/2018 | Andrea Schiaffino

Elon Musk ce l'ha fatta. L'eccentrico patron di Tesla, avveniristica azienda produttrice di veicoli elettrici, può infatti ritenersi più che soddisfatto del lancio del FALCON HEAVY, avvenuto martedì scorso al Kennedy Space Center della NASA di Cape Canaveral, in Florida. Il razzo, progettato dalla statunitense SpaceX e lanciato dopo quasi 7 anni di lavoro, è una versione più “pesante” e corposa del FALCON 9, vettore in grado di fare manovra dopo il lancio e tornare sulla Terra, senza andare perso o distrutto durante il rientro.

Con una mastodontica altezza di 70 m ed una massa superiore alle 1.400 t, il FALCON HEAVY altro non è che il risultato dell’unione di 3 FALCON 9. Complessivamente, il razzo è propulso da 27 motori MERLIN, capaci di generare fino a 22.000 kN di spinta al decollo, il che fa del FALCON HEAVY il più prestante razzo attualmente operativo. Inoltre, il razzo è in grado di trasportare un carico di 63,8 t in orbita bassa, e oltre 22 t nell'orbita geostazionaria, ed è pensato per mettere in orbita carichi pesanti (ad esempio satelliti), mentre il FALCON 9 potrà aiutare la NASA a trasportare equipaggi verso la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Fino ad ora, l'Agenzia Spaziale americana ha infatti dovuto appoggiarsi alle SOYUZ russe per portare in orbita i propri astronauti. I costi (relativamente) contenuti, circa 90 milioni di dollari a lancio, rendono l'alternativa offerta da SpaceX molto conveniente, se paragonata ai costi “standard” dell'industria spaziale.

Tuttavia, nel suo complesso il lancio non è andato esattamente come previsto: anzitutto, la partenza del FALCON HEAVY, programmata per le 13:30 (19:30 ora italiana), è stata spostata a causa di condizioni meteo non ottimali, facendo slittare il countdown alle 15:45 (le 21:45 da noi). E anche se la manovra di rientro dei 2 booster laterali è avvenuta con successo, lo stesso non si può dire di quella del primo stadio del FALCON HEAVY, schiantatosi nell'Atlantico e fallendo l'obiettivo di rientro. Poco male, tutto sommato, dal momento che SpaceX è riuscita a dimostrare di poter impiegare con successo vettori in grado di ritornare alla base per essere riutilizzati in altre missioni. Ma ciò che più di tutto renderà memorabile questo lancio è la messa in orbita di una Tesla ROADSTER rosso ciliegia, “guidata” da un manichino con tanto di tuta spaziale. Con una massa di 1,3 t, l'automobile starebbe attualmente viaggiando alla velocità di 11 km/s e, sebbene il suo obiettivo sia l'orbita di Marte, a causa dell'eccessiva spinta, presumibilmente la ROADSTER potrebbe ritrovarsi in un’orbita ben più lontana di quella del pianeta rosso, e cioè nella fascia di asteroidi fra Marte e Giove, vicino al pianeta nano di Cerere.

Nel frattempo, SpaceX ed Elon Musk scrivono una nuova pagina nella storia dell'esplorazione spaziale. Del resto, con questa spettacolare iniziativa Musk ha dimostrato di poter competere con la NASA offrendo un modello “alternativo” e sostenibile dell'esplorazione spaziale, attraverso la riutilizzazione dei lanciatori: un modello di business avveniristico e “a basso costo”. Bisognerà vedere, ovviamente, quali sviluppi potrà avere un'impresa del genere e quali ricadute potrà generare nel comparto aerospaziale.


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