RIVISTA ITALIANA DIFESA
Caccia emiratini stabilmente in Libia? 21/12/2017 | Andrea Mottola

Nei prossimi mesi il coinvolgimento emiratino in Libia potrebbe vedere un sensibile incremento. Alcune immagini satellitari pubblicate negli ultimi mesi, infatti, mostrano il netto cambiamento, dal punto di vista infrastrutturale, subito da quella che va considerata come una vera e propria “Forward Operating Base” degli EAU in Libia, la base aerea di Khadim. Ciò che fino alla prima metà del 2016 rappresentava poco più di un aeroporto secondario - situato 70 km a sud di Marj, nella parte orientale del Paese – adesso costituisce una base aerea di tutto rispetto, dotata di una pista in asfalto di 3.608 m di lunghezza (per 45 m di larghezza), di una larga area di parcheggio completamente pavimentata e di ben 10 shelter di dimensioni medio piccole, sistemati ai margini della suddetta area, probabilmente destinati ad accogliere il personale presente, tra cui diversi contractor appartenenti alla Academi (ex Blackwater). Dalle immagini si evince, inoltre, che accanto all’area di parcheggio è in via di pavimentazione un’altra piazzola di grandi dimensioni – al momento ancora non collegata con la pista di rullaggio - ai margini della quale sono presenti 4 hangar di dimensioni medio/grandi più altri 2 in via di costruzione. E’ probabile che si tratti di una possibile dock area destinata allo stazionamento di aerei cargo di grosse dimensioni – come gli Il-76 TD utilizzati per il trasporto dei materiali ed equipaggiamenti necessari al ripristino dell’aeroporto - ed alla movimentazione del loro carico. Come detto, tali modifiche appaiono abbastanza evidenti se si tiene conto delle condizioni in cui versava la pista di Khadim fino ai primi mesi del 2016: totale assenza di shelter o hangar, ed area di parcheggio e pista scarsamente pavimentate. Gli interventi migliorativi ad Khadim sono partiti nella primavera del 2016, quando gli EAU hanno iniziato a rischierare i propri velivoli in Libia, per sostenere il Parlamento di Tobruk e le milizie di Haftar, il cui Comando militare centrale, peraltro, ha sede proprio a Marj. Da giugno 2016, Khadim ha ospitato diversi aerei emiratini: turboelica COIN AT-802i BPA, elicotteri UH-60 BLACKHAWK e UAV MALE di fabbricazione cinese WING LOONG, tutti velivoli impiegati in varie occasioni in missioni di interdizione, supporto aereo ravvicinato e ricognizione per dar manforte alle truppe di Haftar impegnate nei combattimenti con le milizie islamiche (Ansar al Sharia/BRSC e Consiglio della Shura dei Mujaedeen di Derna) in Cirenaica. Tuttavia, la mancanza di strutture adatte al ricovero dei velivoli e di un’adeguata area cargo/logistica, ha finora impedito il rischieramento di una componente aerea maggiormente “pagante” e per lunghi periodi di tempo. Ciò spiega gli interventi effettuati su Khadim che, stando ad una prima analisi delle recenti immagini, ora sembrerebbe dotata di hangar in grado di ospitare una squadriglia di 4/6 tra F-16E/F Block 60 e MIRAGE 2000-9/EAD/RAD, oltre all’attuale contingente costituito da 6/8 AT-802, almeno una coppia di UH-60 ed un paio di WING LOONG. Tale contingente, tuttavia, risulta inadeguato ad operare – per questioni di autonomia - sui fronti lontani dalla Cirenaica che, attualmente, appaiono maggiormente caldi: Misurata, Sirte, ed il Fezzan (in particolare zone di Saba e Fuqaha), tutte aree in cui, peraltro, dalla scorsa estate si registra il ritorno di una forte presenza del Daesh.


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