RIVISTA ITALIANA DIFESA
Quale futuro per l'Afghanistan? 24/04/2017 | Pietro Batacchi

L'Afghanistan si sta apprestando ad entrare in una stagione cruciale per la sua storia recente. I Talebani hanno già avviato la tradizionale offensiva di primavera e le ANDSF (Afghan National Defence and Security Forces) hanno ormai assunto pienamente in proprio le operazioni di contrasto all'insorgenza. "Il 2016 è stato l’anno più impegnativo per l'ANA (Afghan National Army)", ci dice il Comandante del JFC di Brunssum (Comando dal quale dipende la missione NATO in Afghanistan RESOLUTE SUPPORT), Generale Salvatore Farina, "per il semplice fatto che dopo la fine di ISAF e l'avvio di RESOLUTE SUPPORT è stato in pratica il primo anno in cui l'Esercito Afghano ha condotto in proprio la guerra ai Talebani ed al terrorismo". RESOLUTE SUPPORT ha, infatti, l'esclusivo compito di addestrare e formare il personale delle ANDSF (Afghan National Defence and Security Forces) e fornire assistenza sopratutto in termini di training e pianificazione. Un'opera fondamentale considerando che a queste latitudini la cultura e la pratica della pianificazione non sono così...diffuse. La NATO, pertanto, fornisce un supporto prezioso alle Forze Afghane, senza il quale il loro sforzo bellico sarebbe scoordinato e improduttivo e lasciato all’improvvisazione. Chi, invece, fornisce supporto combat alle forze locali è la missione americana FREEDOM SENTINEL. La missione, lanciata dall'Amministrazione Obama nel 2015, ha il compito di fornire il supporto aereo ravvicinato alle forze governative e colpire obbiettivi ad alto contenuto strategico legati alla filiera talebana e terrorista per ottenere quelli che nel gergo della stessa missione si chiamano gli "strategic effects". I risultati ottenuti da FREEDOM SENTINEL sono stati, e sono, molto importanti. Oltre ai diversi esponenti di alto rango delle forze anti-governative neutralizzati, la missione americana in più di un'occasione ha permesso di evitare il peggio e che anche centri importanti come, per esempio, Laskar Gah, cadessero nelle mani degli Studenti coranici oppure ha permesso alle forze locali di riprendere Kunduz dopo che questa era caduta nella mani dei Talebani nell'ottobre 2015. Ne sa qualcosa anche la locale sezione dell’IS, ovvero lo Stato Islamico nella Provincia del Khorasan, insediata soprattutto nella provincia di Nangarhar, nell’est del Paese, che con i colpi ricevuti da FREEDOM SENTINEL, e dalle forze afghane, ha visto nell’ultimo anno i suoi ranghi ridursi da circa 2.000 a meno di un migliaio di uomini. Anche perché, come ci spiega sempre il Generale Farina “sono gli stessi Talebani ad avere pessimi rapporti con IS ed a contrastare la sua presenza” rendendo le prospettive di reclutamento nella fila dell’IS poco attrattive. Tornando alle ANDSF, oggi l'ANA ha un organico di 130.000-140.000 unità, ma, come ci spiega sempre il Generale Farina, "ne occorrerebbero di più". L'attrito e le diserzioni non hanno mai, almeno fino a questo momento, permesso di raggiungere numeri più importanti e cospicui. La componente più efficiente, che non a caso è quella più motivata e più pagata, è costituita dalle forze speciali raggruppate in 3 Brigate Commando. Si tratta in pratica di unità di fanteria leggera d'assalto e di QRF (Quick Reaction Force) che in questi anni hanno ottenuto eccellenti risultati contro gli elementi anti-governativi, a prezzo, però, di un super-utilizzo e di un alto livello di usura. Per questa ragione, la road map quadriennale lanciata di recente dal Presidente Ashraf Ghani punta ad incrementare il numero delle Commando Brigade a 5 e ad aumentare così la forza d'urto e la massa critica nella lotta all'insorgenza. Un altro cambiamento che la stessa road map prevede di introdurre è il trasferimento di una parte dell'ANP (Afghan National Police) – che in questi anni ha pagato un contributo altissimo nella lotta all'insorgenza – sotto il Ministero della Difesa costituendo in questo modo una forza di polizia a statuto militare. Un passaggio che potrebbe incrementare la capacità delle forze governative sul terreno, mentre finora molto spesso gli isolati avamposti dell'ANP sono stati la preda preferita dei Talebani. A questa proposta bisogna aggiungere quella formulata dallo stesso JFC di Brunssum di trasformazione radicale del Ministero degli Interni per renderlo più efficiente e capace di garantire l'ordine, la sicurezza ed il rispetto della legge. Nell'ambito delle ANDSF, un ruolo sempre più importante è quello giocato dall'Aeronautica Afghana che da metà 2016 svolge sempre più frequentemente diverse tipologie di missioni in proprio tanto che oggi le forze aeree afghane conducono in media più missioni CAS (Close Air Support) degli USA. "Prima che l'Aeronautica Afghana vada a regime, però, occorreranno altri 5-6 anni", ci dice sempre il Generale Farina. Oggi sono già stati formati una quindicina di equipaggi per gli elicotteri leggeri da ricognizione armata MD-530F, su un totale già consegnato di 27 macchine, mentre sono già in servizio 8 A-29 SUPER TUCANO ed a fine marzo ne sono stati ricevuti altri 4. Il SUPER TUCANO è stato impiegato per la prima volta in missione ad aprile 2016 e da allora si è rivelato utilissimo contro gli insorti impiegando le mitragliatrici in pod da 12,7 mm, una per ciascuna semiala, il cannone da 20 mm in pod ventrale e le razziere da 70 mm. I piloti vengono formati presso la base dell’USAF di Moody in Georgia. Altrettanto utili si stanno dimostrando anche gli MD-350 F, equipaggiati con 2 pod agli sponsor per mitragliatrici da 12,7 mm o con razziere da 70 mm. Detto ciò, il supporto aereo – elicotteristico e ad ala fissa – è fondamentale nelle operazioni di contrasto all'insorgenza come ha dimostrato l'esperienza di ISAF e sta dimostrando ancora FREEDOM SENTINEL. Per questo, prima gli Afghani diventano autonomi in questo settore meglio è, e prima, bisogna aggiungere, si potrà iniziare a parlare di disingaggio militare della coalizione internazionale dal Paese. Da questo punto di vista, molto dipenderà dalla congiuntura politica e strategica e da come evolverà il processo di pace. Dei timidi segnali positivi si sono visti negli ultimi tempi, come, per esempio, l’accordo sottoscritto a settembre 2016 con l'Hezb e-Islami di Gulbudin Hekmatyar, storico gruppo dell'insorgenza e tradizionale bastione antigovernativo nell'est del Paese e nell'area di Kabul. “In realtà”, come sottolinea il Generale Farina, “si tratta di una accordo preliminare o di un pre-accordo” e alcune parti di esso devono ancora essere implementate, mentre Hekmatyar continua ad essere uccel di bosco ed un fantasma che non intende materializzarsi a Kabul (presumibilmente per ragioni di sicurezza visto che il “Macellaio di Kabul” ha diversi nemici nella capitale e non solo...). L'obbiettivo di fondo, tuttavia, deve essere oggi più che mai coinvolgere gli stessi Talebani nel processo di pace. Si tratterebbe veramente di un "game changer", osserva il Generale Farina e dell'unico fattore che potrebbe realmente portare alla pace per il Paese. "I Talebani cercano di arrivare al tavolo della pace da una posizione di forza per ottenere maggiori concessioni. L'obbiettivo della NATO e della comunità internazionale è far capire loro che questa posizione di forza non può essere conseguita e che la continua situazione di stallo sul terreno, con il controllo di molte aree che cambia continuamente tra le parti in causa, non giova a nessuno, soprattutto agli stessi Talebani, e che quindi non vi può essere nessuna credibile alternativa ad un accordo di pace con il Governo legittimo". E' chiaro che questo obbiettivo sarà raggiungibile solo se i Paesi vicini non ostacoleranno, come in alcuni casi è stato fatto finora, le trattative tra le 2 parti. "Occorre la buona volontà di tutti", ripete sempre il Generale Farina, partendo dal fatto che "oggi l'Afghanistan ha una prospettiva di progresso sociale ed economico che prima non aveva e ciò è da ascrivere anche all’intervento della NATO e internazionale. La stessa prospettiva di sviluppo è condivisa anche da alcuni settori dell'economia, mentre anche la condizione della donna è nettamente migliorata e l'energia e l'illuminazione elettrica stanno raggiungendo sempre maggiori fasce di popolazione". In definitiva, conclude il Generale Farina: “un Afghanistan più sicuro e prospero non solo porterà maggiore stabilità per tutta la regione, ma eviterà al tempo stesso che quel Paese torni ad essere un “safe heaven” per il terrorismo globale e scongiurerà nuove ondate migratorie di milioni di persone verso i Paesi più evoluti”.


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