RIVISTA ITALIANA DIFESA
La battaglia di Donetsk 28/05/2014 | Andrea Mottola

Nelle prime ore del 26 maggio, militanti pro-russi hanno preso il controllo di almeno uno dei terminal dell’aeroporto internazionale Sergei Prokofiev di Donetsk, con l’evidente obbiettivo di occupare un’infrastruttura strategica, anche in previsione dell’afflusso di forze russe in caso di un’ulteriore escalation del conflitto. A lanciare l’offensiva sono stati circa 150/200 separatisti della Milizia Popolare del Donbass del battaglione Vostock, la maggior parte dei quali costituita dai ceceni Kadyrovtsy (le milizie personali del Presidente ceceno Kadyrov), oltre che da alcuni uomini provenienti da Crimea e Krasnodarsky Krai. Il primo gruppo è arrivato intorno alle 3 del mattino, seguito dai rinforzi trasportati con 3 camion verso le 10. I pochi soldati della Guardia Nazionale Ucraina, presenti nell’aerostazione, sono stati allontanati e sono stati interrotti tutti i voli in partenza. Il Governo ucraino ha risposto con un’azione aerea e terrestre che ha visto il coinvolgimento di 2 MiG-29 e altrettanti Su-25 decollati, probabilmente, dalla base di Myrgorod e di 4 elicotteri Mi-24, e di paracadutisti della 79ª Brigata, un’operazione di dimensioni mai viste dall’inizio della crisi. Nelle prime ore del pomeriggio sono cominciati i primi raid aerei che avrebbero distrutto immediatamente una postazione antiaerea improvvisata dei separatisti dotata di mitragliatrice pesante. Subito dopo è partita l’offensiva terrestre che, per prima cosa, ha bloccato le vie d’accesso all’aeroporto, riprendendone il controllo, grazie ad un pesante fuoco di mortai e artiglieria. Le truppe ucraine, pare coadiuvate anche da personale straniero, probabilmente “contractors”, hanno arrestato alcune decine di separatisti feriti, costringendo i superstiti a ritirarsi verso un’area residenziale situata a sud, a meno di 1 km dalla stazione centrale di Donetsk, dove sono proseguiti gli scontri a fuoco tra miliziani ed elementi della Guardia Nazionale. A quel punto i militanti pro-russi hanno iniziato a creare dei blocchi sulla strada principale, che dall’aeroporto conduce al centro di Donetsk, preoccupati da un possibile allargamento dell’offensiva verso il centro della città. La prima fase degli scontri si è conclusa nelle ore serali del 26 maggio, con le truppe ucraine che hanno ripreso il controllo dell’aeroporto, che dovrebbe riaprire al traffico nei prossimi 2/3 giorni, non avendo subito danni sostanziali, mentre il giorno seguente gli scontri sono stati sporadici, soprattutto nella parte nordoccidentale della città. Al momento, dunque, la battaglia di Donetsk non è sfociata in una vera e propria battaglia urbana, anche perché i separatisti, ripresesi dal duro colpo subito all’aeroporto, hanno iniziato a far convergere sulla città nuove forze. Si parla di circa 40 camion pieni di uomini avvistati a 10 km dal centro di Donetsk, mentre fonti del Governo ucraino hanno reso noto che convogli di camion e auto di militanti hanno provato a raggiungere i loro compagni utilizzando il confine russo. Inoltre, Kiev afferma di aver effettuato un raid aereo che ha distrutto un campo d’addestramento di militanti nella vicina regione di Luhansk. Il numero delle vittime di questa 2 giorni di combattimenti è ancora in fase di valutazione. I rapporti parlano di 48 morti confermati tra i miliziani e un numero imprecisato di civili (fonti russe parlano di più di 100 vittime tra i separatisti e 3 civili), mentre non ci sono perdite tra le forze governative, anche se alcune fonti hanno parlato di check point attaccati a Luhansk con morti anche tra le truppe ucraine. Il neo eletto presidente Poroshenko, pur aprendo al dialogo con Mosca, si è impegnato a continuare l’operazione “anti-terrorismo” contro i separatisti pro-russi, il cui obiettivo, secondo lo stesso Poroshenko, sarebbe quello di “trasformare la regione del Donbass in una Somalia, governata da terroristi e criminali col potere delle armi.”


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