RIVISTA ITALIANA DIFESA
Un nuovo caccia per l'USAF 31/01/2017 | Vittorio Panchetti

Negli Stati Uniti sta entrando nel vivo il progetto per un nuovo velivolo da combattimento leggero ed economico, capace di svolgere una serie di missioni in teatri relativamente permissivi, con poco contrasto aereo, nei quali non è costo/efficace utilizzare cacciabombardieri ad alte prestazioni. Se ne parla ormai da tempo, ma l’accelerata c’è stata quando il Senatore McCain ha fatto proprio il concetto nel suo personale Libro Bianco, intitolato Restoring American Power. Il documento, tra le altre cose, afferma che non ha senso impiegare aerei come F-22 o F-35 per missioni di controguerriglia, attacco, supporto tattico ravvicinato, ricognizione ecc. in tutti quegli scenari dove non servono altissime prestazioni e stealthness. Da qui la proposta di acquistare per l’USAF 300 velivoli da combattimento leggeri, macchine che dovrebbero essere già disponibili sul mercato oppure realizzabili in tempi molto ristretti, perché l’obiettivo è quello di partire con l’acquisto dei primi 200 aerei già nel FY22 (anche se nel documento di McCain si parla di acquisizione delle prime 200 macchine entro il FY 2022...), quindi nel 2021. La risposta dell’USAF non si è fatta attendere ed è arrivata per bocca del Capo di Stato Maggiore, Generale David Goldfein, il quale non solo ha detto che si tratta di una ottima idea, ma ha anche confermato che l’Aeronautica intende condurre una specie di survey/esperimento già quest’anno per verificare cosa sia o potrebbe essere disponibile da parte industriale, il tutto nel quadro dell’embrionale progetto OA-X (la sigla indica che l’aereo dovrebbe svolgere sia il ruolo di sorveglianza ISR sia quello di attacco). Tuttavia sia il Pentagono sia l’USAF sono ben lungi dall’avere chiaro cosa sviluppare e/o comprare anche alla luce del fatto che esiste pure il programma A-X per la sostituzione del venerabile A-10 WARTHOG. Se si guarda al mercato, oggi sono disponibili i classici turboelica COIN come l’EMB A-19 SUPER TUCANO e il Beechcraft AT-6B WOLVERINE e, su una fascia di prezzo più alta, il turboventola ad alta e dritta Textron AirLand SCORPION, che è stato sviluppato come private venture proprio anticipando un’esigenza come quella che oggi si sta consolidando. Difficile, però, immaginare che l’USAF possa acquistare 200 e passa TUCANO o AT-6B, mentre lo SCOPRION è un aereo da ricognizione armata più che un caccia light attack. Magari l’USAF potrebbe acquistare una cinquantina di SCOPRION, come una sorta di gap filler, o tirare avanti all’inverosimile con l’A-10, e concentrare, invece, il grosso delle risorse sulla gara T-X per l’addestratore avanzato e, soprattutto, su un suo eventuale spin-off. Del resto, già all’epoca, dal T-38 fu derivato l’F-5 e possiamo esser certi che chi vincerà la gara per il T-X tenterà di far suo anche l’eventuale requisito per la macchina combat “economica” partendo da una base costituita da 350 macchine per sostituire i T-38 e costi non ricorrenti pagati. In più bisogna considerare che l’USAF vorrebbe traguardare una IOC per il suo trainer al 2023 che non è tanto lontano dalla data indicata da McCain per il low cost fighter. Quindi un caccia leggero a tutti gli effetti – come si intravede sia dalle proposte di Lockheed Martin/KAI sia, ancora di più, da quella di Boeing/Saab – da ottimizzare per le missioni di attacco al suolo con le opportune modifiche aerodinamiche. Un piccolo F-16 verrebbe da dire, e non un mero “muletto” da COIN, considerando anche che gli USA devono rispondere alle esigenze dell’export: non tutti si possono permettere l’F-35! Il nuovo corso dell’USAF porta anche ad altre considerazioni operative e concettuali: per anni l’Aeronautica Americana ha ripetuto che l’F-35 può essere perfettamente in grado di svolgere missioni CAS/COIN. Se guardiamo agli aspetti operativi l’USAF non sbaglia del tutto – grazie a nuovi sistemi d’arma, sensori e condivisione netcentrica delle informazioni anche la sopraccitata macchina può eseguire missioni di questo tipo con efficacia – ma resta il problema dei costi: non solo costo operativo del velivolo, ma anche costo per mantenere il numero di velivoli necessario ad ottenere una certa persistenza sul campo di battaglia, soprattutto in conflitti a lunga durata e bassa intensità. L’F-35 il CAS, a modo suo, lo fa, ma avrebbe senso farglielo fare solo in un contesto di guerra ad alta intensità, contro avversari dotati di difese e forze aeree, o in contesti ibridi di “fascia alta”. Al di là di queste considerazioni, non suffragate da programmi concreti, non è peregrino immaginare un USAF di domani su una linea “mista” con velivoli ad alte prestazioni ed un velivolo di fascia più bassa. Il Senatore McCain nel suo documento parla chiaramente di Hi-Lo mix, quindi di una combinazione di macchine ad alte prestazioni affiancate da altri modelli meno costosi e sofisticati, ma più idonei ad uno specifico spettro di missioni/scenari operativi, ed anche quelle forze aeree che hanno le dimensioni dell’USAF potrebbero finire con l’accettare questo concetto laddove puntare ad una sola linea da combattimento con macchine ad alte prestazioni finisce per essere troppo limitante. Il dibattito, dunque, è aperto e l’USAF è chiamata a decisioni importanti (su RID 3/17 sarà dedicato al tema un ampio approfondimento).


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