RIVISTA ITALIANA DIFESA
Convegno CESI sulla cantieristica navale 27/09/2016 | Andrea Mottola

Il 27 settembre si è svolto a Roma un interessante convegno organizzato dal Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) sull’evoluzione della cantieristica navale militare europea e sulle opportunità che tale evoluzione può avere per l’Italia. All’evento erano presenti le più alte cariche militari, tra le quali il Capo di Stato Maggiore della Difesa Gen. Claudio Graziano, il Capo di Stato Maggiore della Marina Amm. Valter Girardelli, il Direttore di NAVARM Amm. Isp. Matteo Bisceglia, nonché esponenti di rilievo della politica e dell’industria italiana, tra cui il Presidente della Commissione Difesa del Senato, Sen. Nicola Latorre, il Sottosegretario alla Difesa ed ex Generale dei Lagunari, On. Domenico Rossi e l’AD di Fincantieri, Ing. Giuseppe Bono.

Il Presidente del Ce.S.I. Andrea Margelletti in veste di moderatore ha aperto i lavori della conferenza citando l’importanza sempre maggiore ricoperta dalla protezione delle SLOC marittime, soprattutto nell’area Indo-Pacifica, dove i cinesi continuano a perseguire la creazione di una nuova via della seta secondo un programma da circa 1800 miliardi di dollari. Ciò evidenzia come “in virtù del cambiamento degli scenari, il nostro paese dovrà affrontare sfide che saranno sempre meno locali”, ed in tal senso lo strumento navale e la Marina Militare possiedono una prontezza operativa sensibilmente maggiore rispetto agli strumenti di altre FFAA.

Il Gen. Graziano ha evidenziato le sfide per l’industria della difesa in generale e quelle per la cantieristica navale in particolare. “Le nuove minacce sono cambiate radicalmente rispetto a 20 anni fa” e ciò richiede “Forze Armate flessibili, anche grazie a sistemi d’arma che, attraverso la loro modularità, consentano di adattarsi, variando nei tempi e negli anni a seconda della minaccia”. Tali concetti di modularità e flessibilità, ma anche di sostenibilità nel tempo dei sistemi d’arma e credibilità degli stessi, devono rappresentare “la prima risposta strategico industriale del Paese, soprattutto nei sistemi terrestri e navali, più che su quelli aeronautici”.

Nel suo intervento l’Amm. Girardelli ha ricordato come “la sicurezza marittima e le capacità navali rappresentano prerequisiti irrinunciabili per la prosperità nazionale. Inoltre, Girardelli ha evidenziato come, durante l’ultimo simposio internazionale della US Navy sul Seapower svoltosi a Newport, “diversi Capi di Stato Maggiore delle Marine dei 106 paesi presenti abbiano mostrato curiosità ed interesse per l’industria e la tecnologia navale italiana (soprattutto da parte australiana ndr), che continua a promuovere lo sviluppo tecnologico e la presenza del prodotto italiano sui mercati globali”. “Settori quali la guerra antisom e la difesa ABM – ha proseguito Girardelli -  sono di grande opportunità commerciali per l’Italia, sia per la presenza di prodotti già disponibili (vedi FREMM o ORIZZONTE), che di mezzi in produzione, quali PPA e le navi logistiche.

Il Direttore di NAVARM, Amm. Bisceglia ha evidenziato come “25 anni di cooperazione industriale europea hanno portato ad indubbi risultati positivi anche all’industria navale italiana, indispensabile per mantenere alte la capacità nazionali nel mondo”. Ciononostante, gli esempi di commissioni navali europee sono quasi inesistenti se si escludono i programmi, FREMM, ORIZZONTE e U212, “tutti progetti bi-nazionali e con l’Italia protagonista”. Il problema fondamentale in ambito europeo sta nel fatto che una reale “cooperazione implica una necessaria condivisione dei requisiti, e in tal senso l’agenzia OCCAR mira ad agevolare la cooperazione europea in campo navale, rappresentando un’eccellente opportunità di cooperazione tra le nazioni che consente di superare l’equazione cost share = work share.

L’AD di Fincantieri Ing. Bono ha evidenziato un aspetto finanziario interessante, sottolineando il fatto che, anche in seguito alla crisi finanziaria globale del 2008, “gli Stati Uniti hanno utilizzato e continuano a servirsi dell’industria della difesa come uno strumento in grado di stimolare la crescita economica del Paese. In Europa ciò non avviene, perché mancano programmazione strategica e visione prospettica nello sviluppo comune. E se si vuole evitare il crollo dell’Europa bisogna mobilitare il cittadino, stimolandolo e facendogli capire che gli investimenti nella difesa nazionale possono contribuire a far crescere il Paese”. Bono ha evidenziato anche come il concetto europeo di “efficientazione delle aziende tramite la concorrenza tra industrie simili, sia oggi un presupposto folle, dato che i concorrenti veri si trovano fuori dal continente europeo”, e ciò richiede “un’industria navale militare europea unita per rimanere competitiva, una sorta di Airbus dei mari. E nell’ambito della cantieristica navale – ha proseguito Bono - Francia e Italia hanno un vantaggio tecnologico ancora forte, laddove il concorrente americano esporta poche navi”. “Non è un caso che DCNS vince la commessa per i sommergibili nucleari australiani, o che l’Italia vinca quella per i pattugliatori qatarioti”.

A chiudere l’evento sono stati gli interventi degli esponenti politici presenti. Il Sen. Latorre ha sottolineato come “la politica di sicurezza e difesa comune può essere la base per una cooperazione ancor più stretta tra i principali paesi europei, soprattutto nel governo dello spazio marittimo, supportate da esperienze passate e presenti come la missione antipirateria nell’Oceano Indiano, o la EUNAVFORMED, esempi che possono alimentare anche il processo di collaborazione industriale, ma che necessitano di condivisioni politiche di fondo, prima che di requisiti comuni”. Il Sottosegr Rossi ricorda come la sua presenza a Canberra, precedentemente alla firma della shortlist per le fregate australiane, sia stata fondamentale per dimostrare che il sistema paese Italia, governo e industria, esiste e funziona. In ambito di cooperazione europea, Rossi ha evidenziato come l’ostacolo maggiore risieda nella scarsa (o inesistente) disponibilità dei vari paesi “nel fare un piccolo passo indietro sulla cessione della propria sovranità nazionale, e ciò vale soprattutto nel campo della difesa”. Tuttavia, esistono esempi virtuosi in tal senso, quali il consorzio Eurofighter, “un autentico e positivo esempio di cooperazione dinamica tra paesi europei nel campo della difesa”. Al netto di qualsiasi integrazione europea, anche Rossi ha ribadito “la necessità di supportare l’industria nazionale della difesa attraverso investimenti di risorse nazionali, auspicando che in futuro non vi siano ulteriori tagli alla difesa”. 


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