RIVISTA ITALIANA DIFESA
Il ritorno degli incrociatori da battaglia 24/05/2016 | Giuliano Da Frè

Quasi esattamente 100 anni fa, il 31 maggio 1916, alcune fasi cruciali dello storico scontro navale dello Jutland videro protagonisti, nel bene e nel male, gli incrociatori da battaglia: navi di linea ibride che combinavano velocità e potenza di fuoco, a scapito della scarsa protezione. La drammatica distruzione nel giro di pochi istanti di 3 unità inglesi di questo tipo (“Oggi nelle nostre dannate navi qualcosa non va”, commentò lo spavaldo Ammiraglio Beatty, che le comandava), portò al declino della categoria, benché ne venissero costruite ancora sino alla Seconda Guerra mondiale. Tuttavia, nei successivi decenni il concetto legato alla costruzione di grandi navi di superficie, dotate di una complessa panoplia di armi e sensori, e con buone doti di mobilità, non è mai scomparso del tutto. Le navi che più si sono avvicinate alla tipologia dell’incrociatore da battaglia, sono sicuramente state i 4 incrociatori nucleari da 28.000 t classe KIROV, costruiti (con ritardi provocati dalla caduta dell’URSS) tra il 1974 ed il 1998, quando fu completata l’unica unità oggi in servizio attivo, il PYOTR VELIKIY. Più di recente, alcuni analisti hanno definito ben più che un cacciatorpediniere – come ufficialmente è stato classificato – il DDG-1000 ZUMMWALT, primo di 3 costosissime unità da quasi 15.000 t, che saliranno a 17.000 a maturazione completata. Curiosamente, nei giorni scorsi entrambe le unità hanno fatto parlare di sé, mentre iniziavano la fase finale delle prove in mare. Il PYOTR VELIKIY, nave ammiraglia della Flotta Settentrionale, era fermo dal 2014 per un importante refitting, e il 16 maggio è tornato in mare, scortato da 5 unità e un rifornitore, per completare l’addestramento dell’equipaggio, e i collaudi per testare l’aggiornamento di armi e sensori. Il ministero della Difesa russo ha confermato la volontà di procedere entro il 2020 alla riattivazione di altre 2 unità della classe, attualmente in riserva, mentre la capoclasse è stata avviata alla demolizione, anche per recuperare parti di rispetto per le altre. Nel 2019-2022 il PYOTR VELIKIY verrà quindi sottoposto ad un nuovo, più radicale intervento di upgrade, nell’ambito di un programma che punterebbe a trasformare questi veri e propri incrociatori da battaglia in una sorta di arsenal ship in salsa russa. Quasi contemporaneamente, lo ZUMMWALT iniziava la fase finale delle prove in mare: e il 17 maggio ne veniva annunciata la consegna ufficiale, col raggiungimento della IOC (Initial Operating Capability) il 15 ottobre 2016. Con la sua strana, massiccia e poco elegante forma (che ricorda vagamente il design delle corazzate di transizione del periodo 1870-1880), il “cacciatorpediniere” si presenta con una potenza di fuoco, ad alto contenuto tecnologico, inedita dalla radiazione, un quarto di secolo fa, delle navi da battaglia classe IOWA. E anche i costi non sono meno spettacolari: 23 miliardi di dollari, complessivamente, per appena 3 unità, delle 32 inizialmente previste. La configurazione dei sistemi d’arma in effetti risente degli studi fatti negli anni ’90 per l’arsenal ship. Disposti lungo le fiancate tramite pod di VLS Mk.57, ci sono 80 tubi di lancio in 4 “cittadelle” per missili cruise TOMAHAWK, sup/aria STANDARD e ESSM, nonché sistemi “misti” missile/siluro anti-som ASROC. A questa panoplia bisogna aggiungere i cannoni da 155 mm Gun Advanced (o AGS), i più potenti mai installati su una nave da guerra post-Seconda Guerra Mondiale. Grazie al supporto di avanzati sistemi di direzione del tiro, droni, e munizionamento guidato, la gittata degli AGS è di 154 km. Ogni sistema pesa oltre 100 tonnellate, ha un rateo di tiro di 10 colpi al minuto, e si stima che ogni ZUMMWALT potrà dispiegare la potenza di fuoco di un gruppo d’artiglieria formato da 12 obici campali M198 da 155 mm.


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