RIVISTA ITALIANA DIFESA
La Cina rischiera 16 caccia nelle isole Paracel 18/04/2016 | Andrea Mottola

Dallo scorso 7 aprile, la Cina ha rischierato un gruppo di 16 Shenyang J-11BH/BSH (caccia multiruolo pesante copia cinese del Su-27 FLANKER russo) appartenenti all’aviazione di Marina sull’isola di Woody, la maggiore delle Paracel, una delle tante isole del Mar Cinese meridionale rivendicate da Pechino come territorio sovrano cinese, ma rispetto alla quale anche Taiwan e Vietnam avanzano diritti. Di fatto l’isola, situata a 360 km a sud dalla base aeronavale di Hainan, è sotto il controllo cinese dagli anni ’50; durante la seconda metà degli anni ’90 i cinesi costruirono un prima aviosuperficie che nei primi mesi del 2014 è stata ripavimentata ed ampliata a 2.350 metri, consentendo l’atterraggio di velivoli militari di diverse dimensioni. La base, inoltre, è stata dotata si strutture per il supporto/manutenzione dei velivoli e di 12 hangar che consentiranno di schierare permanentemente, o quanto meno ruotare su base regolare, uno squadron di J-11. Secondo fonti militari americane, quello avvenuto nei giorni scorsi è uno schieramento che non ha precedenti in termini di dimensioni del dispositivo aereo presente sull’isola che, nel recente passato (novembre 2015 e febbraio 2016), ha visto la presenza di altri caccia, sebbene in numeri decisamente inferiori. Dal punto di vista tattico, lo schieramento dei J-11 a Woody, garantisce a Pechino un incremento del raggio operativo sia in termini di capacità di difesa aerea, che di attacco al suolo su un’area che va dalle isole taiwanesi Pratas/Dongsha a nord, fino all’arcipelago delle Spratlys a sud, e dal Vietnam ad ovest, fino alle Filippine ad est, andando ad ampliare sensibilmente le dimensioni del territorio coperto dalla cosiddetta A2/AD (Anti-Access/Area Denial), la dottrina militare cinese per il controllo dei mari cinesi orientale e meridionale. Peraltro, non è da escludere che tale rischieramento possa essere precursore all’istituzione di una ADIZ (Air Defense Identification Zone) sulla stregua di quanto avvenuto nel novembre del 2013 sul Mar Cinese orientale. Non va dimenticato, inoltre, che Woody funge anche da base navale d’appoggio sia per la Marina che per la Guardia Costiera cinese, ed accoglie stazioni radar di sorveglianza e dispositivi per la raccolta SIGINT che coprono la parte settentrionale del Mar Cinese meridionale. Il rischieramento in questione sembrerebbe in netto contrasto con quanto da tempo predicato dal premeir cinese Xi Jingping. il quale, in più occasioni, non ultima quella di Washington lo scorso settembre, ha escluso la volontà di militarizzare il Mar Cinese meridionale, preferendo definire i recenti movimenti sulle isole dell’area “costruzioni necessarie, ma limitate, di strutture prettamente difensive”. Tuttavia, di fatto la presenza di uno squadron di caccia avanzati come i J-11, accompagnata dall’incessante attività di costruzione di isole semi-artificiali dotate di infrastrutture militari, come la già citata aviosuperficie creata su Woody, o il sistema radar ad alta frequenza per il controllo del fuoco dei missili sup-aria HQ-9, una batteria dei quali è presente sulla parte orientale dell’isola dallo scorso febbraio, non sembrano favorire la stabilità di una regione che si trova lungo una delle principali rotte del commercio marittimo internazionale. Il Segretario alla Difesa Carter, proprio in quei giorni in visita nella base di Subic Bay nelle Filippine, situata a meno di 200 km ad est delle isole Spratly, altro arcipelago rivendicato dalla Cina e dove prosegue la costruzione di infrastrutture militari navali ed aeree (piste d’atterraggio, hangar, serbatoi per lo stoccaggio di carburante ecc.), ha confermato che la presenza militare americana nelle immediate vicinanze dell’area aumenterà, anche grazie al recente accordo firmato proprio con Manila, che fornirà nuovamente la propria base alle truppe americane inviate a rotazione nelle Filippine.


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