RIVISTA ITALIANA DIFESA
L'Europa e il terrorismo di massa 23/03/2016 | Pietro Batacchi

L'immagine che meglio di ogni altra rappresenta la tipologia di minaccia che stiamo affrontando oggi in Europa, è la fuga dai tetti di Salah durante il blitz di Forest. Cose del genere si vedevano a Belfast o a Londonderry ai tempi dell'IRA e del terrorismo di massa. Il terrorista che scappa attraverso i tetti e riesce a infilarsi in qualche appartamento da una finestra che un familiare o un simpatizzante gli apre. Altre persone che, pur non essendo terroristi/operativi, sono disposte a nascondere esplosivi o armi e altre ancora che pur sapendo non danno informazioni a polizia e forze di sicurezza. Uno scenario, appunto, da terrorismo di massa, strutturato e radicato in profondità all'interno della società europea. Già la dimensione e l'ampiezza della filiera di Parigi lo dimostra, visto che in parte questa stessa filiera è legata anche agli attacchi di Bruxelles: il 3° uomo di Zeventem è stato identificato in Najim Laachraoui, uno degli artificieri proprio di Parigi, mentre i 2 kamikaze, invece, sono stati identificati nei fratelli El Bakraoui, Khalid e Brahim, piccoli criminali radicalizzati (come del resto Salah) che avrebbero fornito supporto logistico alle stragi del 13 novembre. Ancora niente, invece, su quanto avvenuto alla fermata della Metro di Maalbek. Tuttavia, secondo ultime informazioni circolate in questi minuti i Bakraoui avrebbero colpito separati: uno alla metropolitana ed uno all'aeroporto. Tanta confusione ancora. Detto ciò, non dobbiamo commettere l'errore che “quelli di Parigi” siano gli stessi di Bruxelles. Se, difatti, è vero che la filiera di Parigi, della quale faceva parte Salah, la si ritrova pure come protagonista dell'attacco multiplo di Bruxelles, assieme ad essa hanno agito altri soggetti o probabilmente un'ulteriore filiera. Del resto le stesse autorità belghe hanno confermato che si aspettavano sì un attentato ma non di queste proporzioni anche perché come già osservavamo se gli attacchi kamikaze di Parigi si risolsero in un sostanziale fallimento, quelli di Bruxelles hanno avuto successo. Quindi, un salto di qualità nella preparazione degli ordigni e forse la presenza anche di dispositivi di diversa tipologia. Tutti indicatori che rimandano all'esistenza di una struttura ben radicata ed oliata in grado di attuare in pochissimo tempo un attacco di grande complessità e su più livelli nel pieno della caccia all'uomo da giorni scatenata a Bruxelles (scenari, appunto, che ricordano Belfast...). Tale struttura potrebbe comporsi di 200-250, e forse più, operativi, ovvero soggetti che si occupano della logistica (basi sicure, auto e trasferimenti, approvvigionamento di armi ecc.), pianificatori (il nucleo più ristretto ed in contatto con Raqqa e, forse, anche Sirte...), kamikaze e gruppi di azione/fuoco. In parte si tratta di soggetti rientrati dalla Siria, in parte di soggetti che la Siria non l'hanno mai vista. Questa struttura può contare su decine di appartamenti sicuri, laboratori, disponibilità di armi leggere e d'assalto ed è quella che materialmente pianifica, prepara, supporta e poi conduce gli attacchi. E' radicata tra Belgio e Francia, ma non è da escludere che esistano entità analoghe in altre realtà nordeuropee - Danimarca, Svezia, Germania – dove sono presenti i quartieri più ghettizzati e marginalizzati d'immigrazione islamica: i Califfati europei. Tutto attorno c'è un area di fiancheggiatori/simpatizzanti composta potenzialmente da migliaia di individui, entro la quale, appunto, le strutture operative si muovono, vengono protette e si espandono. Persone che, pur non scegliendo la “lotta armata”, sono disposte ad ospitare latitanti, a non vedere e non dire. Un'area che in tutti questi anni è cresciuta a dismisura e, soprattutto, un'area che non è stata infiltrata a dovere. Già la latitanza di Salah aveva inesorabilmente dimostrato l'ampiezza di questa struttura, ma questi attacchi, ancor di più, pongono pesanti interrogativi sulla reale entità della minaccia che tutta l'Europa ha in casa. La minaccia di un terrorismo strutturale e di massa, dunque non più settario e d'avanguardia come il terrorismo classico, ma radicato in profondità nella società europea e con forti tratti nichilistici. Molte di queste persone, infatti, presumibilmente non conoscono neppure il Corano, sono il più delle volte soggetti marginalizzati, alienati o legati alla criminalità che iniziano a maturare un odio via, via crescente verso la società euro-occidentale, ritenuta responsabile della propria marginalità. Qui entra in gioco il messaggio del lo Stato Islamico – chiaro, semplice e diretto – che offre a questi soggetti l'alternativa rappresentata dal Califfato: una comunità dove al posto della marginalità subentrano le sicurezze dell'appartenenza.


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