RIVISTA ITALIANA DIFESA
Libia: niente governo e tutti contro tutti 26/01/2016 | Andrea Mottola

Dopo il primo passo avvenuto a Skhirat lo scorso 17 dicembre, con la creazione del Consiglio di Presidenza, il 18 gennaio era stata annunciata, non senza una certa soddisfazione, la formazione del nuovo Governo di unità nazionale libico, costituito da 32 Ministri scelti dallo stesso Consiglio, in attesa dell’approvazione da parte del Parlamento di Tobruk. La soddisfazione, tuttavia, ha avuto vita breve. Dopo appena una settimana, il 25 gennaio l’Assemblea presieduta da Aguila Saleh, che non ha mai nascosto il proprio scetticismo sulla reale implementazione dell’accordo, ha votato in modo schiacciante (89 voti contrari, a fronte di appena 15 a favore) contro la lista di Ministri presentata dal Consiglio di Presidenza. La lista dei 32 (comprendenti anche 2 donne) è stata stilata in modo da rappresentare il più equamente possibile le diverse fazioni che contraddistinguono il panorama politico libico: 18 membri hanno una provenienza laica ed indipendente, come il Ministro degli Esteri Marwan Abusrewil, o Khaled Nejm, designato Ministro dell’Informazione (ruolo già ricoperto nel Governo di Tobruk) e strenuo sostenitore del federalismo e della creazione di una Cirenaica semiautonoma, 13 appartengono a forze islamiche, come il proposto Ministro degli Interni Saleh Aref al-Khuja (nomina che, tuttavia, ha incontrato diverse resistenze all’interno delle forze di polizia), anche in questo caso ruolo già ricoperto in seno al Governo di Tripoli, e un unico esponente militare, il Generale Mahdi al Barghati comandante della Brigata 204 di Bengazi, nominato Ministro della Difesa al posto di Haftar, di cui è stato fino a poco tempo fa fedele alleato. Da segnalare, inoltre, l’astuta decisione del Premier Sarraj, che ha deciso di sostituire la squadra responsabile della sicurezza dei membri del Consiglio, con esponenti delle milizie guidate dai generali Hamed Abud e Abdurrahman Attawil, nominando quest’ultimo capo della squadra di sicurezza del Consiglio Presidenziale. La scelta di Attawil, uno dei più rispettati comandanti delle milizie di Tripoli facenti capo alla Fratellanza Musulmana e strenuo oppositore di Haftar, si spiega con la volontà di Serraj di facilitare l’insediamento del nuovo Governo a Tripoli. Nonostante la mossa di Serraj, il compito resta comunque molto difficile. E’ vero che la decisione presa dal Parlamento di Tobruk ha reso superfluo anche l’intervento del CNG (Congresso Nazionale Generale, ovvero il “secondo” Parlamento libico) di Tripoli, ma le milizie che rispondono allo stesso CNG hanno più volte minacciato l’arresto dei membri di quello che non viene in alcun modo riconosciuto come “governo” da chi comanda nella capitale, mentre anche il Primo Ministro del Governo di Tripoli, Jalifa Ghwell, ha ordinato di arrestare l'intero staff della della squadra di sicurezza del Consiglio Presidenziale di Serraj e lo stesso Abdurrahman Attawil. Tornando al voto di Tobruk, l’Assemblea (che tornerà a riunirsi il 26 per il voto sugli emendamenti alla Costituzione provvisoria che dovrebbe recepire gli elementi previsti dall’accordo marocchino dello scorso dicembre), ha, però, approvato l’accordo politico di Skhirat (con 97 voti favorevoli), ripassando la palla al Premier Serraj per la presentazione di un nuovo Governo entro 10 giorni, una decisione che giustificherebbe un moderato ottimismo riguardo alla non ostilità di Tobruk rispetto alla creazione di un nuovo esecutivo. Uno degli elementi degli accordi di Skhirat respinti dall’Assemblea, tuttavia, e che in ultima analisi è il fattore che ha portato a questa prima bocciatura del Governo Serraj, riguarda la clausola che prevede il trasferimento dei poteri militari (inclusi quelli legate alle nomine) al Consiglio di Presidenza, clausola che nei fatti indebolisce il potere militare del Generale Haftar. C’è da dire, in realtà, che anche in seno allo stesso Consiglio sono emerse, già dai primi giorni del 2016, diverse frizioni. La principale è quella che riguarda Ali al Qatrani, Presidente della Commissione Difesa del Parlamento di Tobruk, e Omar al-Aswad, esponente della città di Zintan, che si sono autosospesi dal Consiglio a causa delle divergenze sorte nel Governo. Al Aswad si è limitato a chiedere una maggior rappresentatività per la regione di Zintan, mentre al Qatrani avrebbe chiesto l’aggiunta di un ulteriore posto nel Consiglio di Presidenza per un rappresentante della zona dell'hub portuale petrolifero di Brega, per porre rimedio alla scarsa rappresentatività data alla Cirenaica, la richiesta di un terzo dei ministeri affidati ad esponenti della regione orientale, nonché garanzie sul futuro dell’Esercito guidato da Haftar, che nelle ultime settimane ha visto indebolirsi la propria posizione. In primis, va ricordato che l’articolo 8 degli accordi firmati a Skhirat prevedeva esplicitamente che i poteri e le funzioni di comando delle Forze Armate libiche sarebbero passati al Consiglio di Presidenza, non appena fosse stato ratificato l’accordo, anche se Haftar ha continuato a dirigere le operazioni militari nella Libia orientale, incurante degli obblighi stabiliti dal citato articolo, che tuttavia è destinato a restare nel framework legale del nuovo Governo, nonostante la bocciatura del Parlamento. Inoltre, il 21 gennaio, il Presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, ha istituito una commissione d'inchiesta sulla condotta del Generale Haftar, alla luce delle denunce fatte dal suo (ormai ex) portavoce, il Colonnello Mohammed al Hijazi, che ha accusato Haftar di corruzione. Evidentemente, l'intenzione di Saleh è quella di indebolire Haftar. La commissione sarà presieduta dal Presidente della Commissione Difesa del Parlamento Ali al Qatrani, che però è uno strenuo sostenitore del Generale, e vedrà la partecipazione del Presidente della Commissione Finanze e del Capo dei servizi segreti libici (questi ultimi 2 presumibilmente uomini di Saleh), ed avrà l'obiettivo di indagare sulla serie di accuse rivolte da al Hijazi nei confronti di Haftar, tra cui spicca il trasferimento di denaro all'estero, in particolare in 3 paesi arabi dove risiedono i figli. Nel frattempo, al Hijazi ha reso noto di aver dato vita ad un nuovo consiglio militare composto da 20 alti ufficiali, da sottoporre all'approvazione del Presidente Saleh. Tra i 20 ufficiali che hanno abbandonato Haftar ci sono Abbas al Fasi, Faraj Aqmim, Salah Boulaghib e lo stesso Mahdi al Barghati, Ministro della Difesa designato del GAN proprio al posto di Haftar. Altro elemento chiave del voto contrario di Tobruk è che in mancanza di un accordo sulla composizione di questo Governo di unità nazionale, non ci potrà mai essere una richiesta formale per l’avvio di operazioni militari occidentali a supporto delle forze libiche nella guerra a IS. Nel frattempo, e in attesa che ciò avvenga, il Capo di Stato Maggiore statunitense Joseph Dunford ha dichiarato che “i preparativi per le operazioni militari in Libia sono in fase avanzata”. Inoltre, durante le scorse settimane si sono già registrati diversi movimenti di aerei sul Paese. L’11 e il 12 gennaio scorsi, alcuni caccia egiziani MIRAGE 2000 ed F-16 (improbabile il paventato utilizzo degli appena ricevuti RAFALE) hanno colpito postazioni di IS nell’area di Sirte e Bin Jawad, in particolare alcuni mezzi blindati nei pressi di Nawfaliyah (150 km ad est di Sirte). I raid egiziani non sono certo una novità nello scenario libico, rappresentando una “costante” a cadenza quasi mensile nel conflitto in Libia. Questa volta, tuttavia, la novità sarebbe costituita dal supporto fornito dall’Armee de l’Air francese, che avrebbe inviato un’aerocisterna KC-135R STRATOTANKER di stanza ad Istres (Provenza), verso il Golfo della Sirte, col compito di rifornire i velivoli egiziani impegnati nei raid dopo la serie di attacchi lanciati dallo Stato Islamico contro i terminal petroliferi di Sidra e Ras Lanuf, situati fra le città di Brega e Sirte, e che hanno fatto seguito all’attentato del 7 gennaio contro una caserma della polizia libica nella città di Zliten, situata circa 70 km ad ovest di Misurata, costato la vita a circa 70 persone. Tutti attacchi effettuati nell’ambito dell’operazione “al Qathani”, offensiva intitolata al defunto leader locale del “Califfato” e, secondo il Capo dell’intelligence militare di Misurata, Colonello Ismail Shukri, guidata dal Comandante iracheno “Abu Omar”, uno dei luogotenenti di al-Baghdadi, inviato in teatro libico dal Califfo lo scorso ottobre per coordinare le operazioni da Sirte e placare i dissidi che iniziavano ad emergere tra i comandanti locali del franchise libico di IS. Non è da escludere, comunque, che il KC-135 sia stato impiegato anche per rifornire caccia francesi, da tempo impegnati in attività ISR sulla Libia o che, invece, sia stato utilizzato semplicemente in un'attività addestrativa. Per quanto riguarda il nostro Paese, lo scorso 14 gennaio l’Aeronautica Militare ha rischierato 4 cacciabombardieri AMX GHIBLI appartenenti al 51° Stormo di Istrana (TV) presso la base di Trapani-Birgi, dov’era già stato schierato un velivolo UAV MQ-1 PREDATOR. Il 20 gennaio, peraltro, una missione dell'intelligence italiana di alto livello sarebbe giunta in Libia presso la base aerea di Labraq per incontrare il Generale Khalifa Haftar ad al Marj (90 km a nordest di Bengazi), con l'intento di assicurare il sostegno del Generale alle tappe del processo politico libico. Infine, vanno segnalati alcuni movimenti di contingenti di Forze Speciali americani, francesi e britannici in diverse località del Paese sia per prendere accordi con le milizie locali sia per condurre attività di mappatura di obbiettivi da includere nelle targeting list di eventuali attacchi aerei futuri.


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