RIVISTA ITALIANA DIFESA
I cieli dell'Egeo si scaldano 14/01/2016 | Giuliano Da Frè

Non è solo lo spazio aereo siriano e il confine con la Turchia a rischio di nuovi combattimenti aerei, dopo quello sfociato, il 24 novembre scorso, nell’abbattimento di un bombardiere tattico russo Su-24 da parte di 2 F-16 di Ankara. Proprio nelle settimane successive all’incidente, infatti, mentre il Governo turco ribadiva l’inviolabilità del proprio spazio aereo, la Grecia lamentava un incremento degli sconfinamenti di velivoli turchi. Stando ai media e ai comunicati del Ministero della Difesa ellenico, infatti, si sarebbe registrato un costante incremento dall’estate 2015, con un picco a partire dai primi di dicembre, anche con formazioni di 6-8 aerei, mentre il nuovo anno sarebbe stato salutato addirittura con un dogfight sfiorato. Che i cieli dell’Egeo siano spesso stati surriscaldati dal confronto tra le 2 forze aeree (peraltro alleate all’interno del fronte Sud della NATO), è cosa nota: al di là del conflitto cipriota del 1974, gli sconfinamenti nello spazio aereo dell’Egeo – i cui confini restano al centro di contestazioni tra Atene e Ankara – sono divenuti quasi una routine. Dalla metà degli anni ’80 non sono mancati i duelli, anche se solo nel 1996 è stato registrato l’abbattimento di un F-16 turco da parte di un missile lanciato da un MIRAGE-2000 ellenico. Sono tuttavia almeno una decina i caccia complessivamente andati perduti nel corso di spericolate manovre volte a respingere le intrusioni; gli ultimi quando nel 2006 2 F-16 (uno turco e uno greco) sono entrati in collisione, con la morte di un pilota. L’anno precedente, tuttavia, nell’ambito di una distensione avviatasi dopo i terremoti che avevano devastato nel 1999 i 2 Paesi, è stata istituita una “linea rossa” diretta tra i comandi aerei di Ankara e Atene, proprio per evitare il peggio. Ma le violazioni sono proseguite (secondo Atene oltre 2.000 nel solo 2014), aggravate dalle difficoltà economiche attraversate dalla Grecia, con conseguenti, pesanti tagli di bilancio alla Difesa, mentre i buoni rapporti tra il Governo Tsipras e Mosca gettano un’ulteriore ombra sul rinnovarsi, nell’ultimo mese e mezzo, della crisi aerea in Egeo. Dove tutto sembra pronto per vedere il Sultano Erdogan ingaggiare un nuovo braccio di ferro politico-militare.

 

 

 

 


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