RIVISTA ITALIANA DIFESA
F-35: l'Italia rallenta 04/01/2016 | Pietro Batacchi

Il programma F-35 italiano ha subito negli ultimi mesi un brusco rallentamento. Nelle scorse settimane vi davamo conto dell'indecisione del Governo, dovuta alle dinamiche interne al PD di cui è espressione l'ormai famosa mozione Scanu che ha chiesto il dimezzamento della spesa del programma, circa il numero di velivoli da acquistare con i lotti di produzione a basso rateo (LRIP, Low Rate Initial Production) 9 e 10 che originariamente prevedevano il procurement da parte dell'Italia di 6 velivoli, 3 in variante STOVL e 3 in variante convenzionale. Questi numeri, così come la suddivisione tra le varianti, come appunto vi spiegavamo su queste colonne, sono diventati oggetto di una nuova rivalutazione che a quanto ci risulta ancora non è terminata. Questa incertezza viene confermata oggi da un altro indicatore. Sotto Natale Lockheed Martin ha firmato con il Pentagono il contratto per l'acquisizione dei cosiddetti long lead items – i materiali e gli equipaggiamenti da acquisire con molto anticipo rispetto alla produzione degli aerei – dei velivoli del LRIP 11. Si tratta di un totale di 80 aerei per USA, Australia, Regno Unito, Turchia, Israele, Norvegia, Giappone e Olanda, ma non per l'Italia. Lo stand by sull'F-35 sembra, pertanto, continuare. Stand by che non giova certo al programma, allo stabilimento di Cameri e agli impegni presi con l'Olanda e con altri Paesi, Norvegia e non solo, che potrebbero scegliere di produrre i propri aerei sempre a Cameri.


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