RIVISTA ITALIANA DIFESA
L'India accelera il riarmo: 22,5 miliardi per le Forze Armate 06/11/2026 | Luca Bruzzone

Nuova Delhi accelera la modernizzazione delle Forze Armate. Il 26 ottobre, il Defence Acquisition Council (DAC), presieduto dal Ministro della Difesa Rajnath Singh, ha approvato in linea di principio un pacchetto di acquisizioni del valore di 2.120 miliardi di rupie (circa 22,5 miliardi di dollari).

I programmi comprendono sistemi di artiglieria semovente, elicotteri, droni, sistemi navali e radar meteorologici e coinvolgono tutte e 3 le componenti delle Forze Armate Indiane: Esercito, Aeronautica e Marina militare. L’Acceptance of Necessity è una prima autorizzazione: non equivale ancora alla firma dei contratti ma chiarisce le priorità strategiche indiane.

Per quanto riguarda l’Esercito Indiano, le proposte di acquisizione comprendono autocarri ad alta mobilità, obici semoventi cingolati, sistemi per la rilevazione e la localizzazione delle sorgenti di fuoco, elicotteri leggeri multiruolo, sistemi VSHORAD (Very Short Range Air Defence Systems) e C-UAS (Counter-Unmanned Aerial Systems), UAV a lungo raggio e da sorveglianza (Unmanned Aerial Vehicle), e droni kamikaze a lungo raggio; i droni andrebbero a integrarsi all’interno del nuovo sistema ISS (Integrated Surveillance and Strike), con funzioni appunto di sorveglianza e attacco. Tuttavia, ulteriori dettagli saranno resi noti solo nelle prossime settimane.

Nel dettaglio, i sistemi VSHORADS sono destinati a contrastare le minacce aeree di nuova generazione e di piccole dimensioni (principalmente droni da ricognizione e attacco), mentre i sistemi C-UAS installati sulle piattaforme terrestri contribuiranno a migliorare la sopravvivenza dei mezzi corazzati. Gli obici semoventi cingolati sono infine destinati a garantire maggiore mobilità e potenza di fuoco alle formazioni meccanizzate; in particolare, il piano prevede l'acquisizione di 335 nuovi obici semoventi K9 Vajra-T da 155 mm/L52, derivati dal K9 sudcoreano e prodotti dalle aziende nazionali Larsen & Toubro e Hanwha. L’obiettivo è quello di potenziare mobilità e fuoco delle unità meccanizzate.

In parallelo, Esercito e Aeronautica intendono acquisire congiuntamente circa 400 elicotteri leggeri multiruolo, suddivisi tra il Light Utility Helicopter sviluppato a livello nazionale dalla Hindustan Aeronautics Limited (HAL) e un modello estero assemblato su licenza, non meglio specificato.

L’Indian Air Force ha poi ricevuto separatamente l’autorizzazione all’acquisizione di elicotteri da trasporto VVIP (Very, Very Important Person) – personalità di particolare rilievo istituzionale – e di radar meteorologici DOPPLER mobili, destinati a garantire capacità di sorveglianza localizzata e ad alta risoluzione nelle aeree operative avanzate.

Infine, la Marina Indiana ha ottenuto l’autorizzazione all’acquisizione di AODS (Active Off-board Decoy Systems), ovvero dispositivi di guerra elettronica progettati per proteggere le unità navali dalle moderne minacce missilistiche antinave. A questi si aggiungono i recenti contratti con GRSE (Garden Reach Shipbuilders and Engineers Limited) e GSL (Goa Shipyard Limited) per la realizzazione di 8 corvette multifunzionali di nuova generazione (NGC).

Il piano risponde anzitutto a un contesto regionale complesso. Sul fronte occidentale permane la rivalità con il Pakistan, tornata a manifestarsi con particolare intensità il 7 maggio 2025 durante l’Operazione indiana SINDOOR e la successiva ritorsione pakistana (8-10 maggio). Il confronto ha evidenziato la centralità di missili, droni, sistemi di difesa aerea e capacità di strike a distanza, ma anche il rischio di una escalation imprevedibile tra 2 potenze sì regionali ma pur sempre nucleari.

Sul versante settentrionale, nonostante la ripresa del dialogo con Pechino e i progressi nella gestione della Line of Actual Control (LAC), la controversia di confine lungo la catena dell’Himalaya resta irrisolta. La disponibilità di artiglieria mobile, elicotteri e mezzi logistici assume quindi un’importanza particolare e risponde alla necessità di copertura, in caso di un possibile confronto con la Cina nel quadrante, delle unità aeree e terrestri in aree montane e difficili da rifornire.

Sul fronte marittimo, invece, l’India sostiene la visione SAGAR (Security and Growth for All in the Region): in questa prospettiva, l’Oceano Indiano rappresenta un’area di interesse strategico primario, essenziale per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e dei traffici commerciali. La crescente presenza navale cinese e l’ammodernamento della flotta pakistana, sostenuto anche da Pechino, spingono Nuova Delhi a potenziare la sorveglianza e la protezione delle proprie unità.

Infine, la cooperazione all’interno del QUAD (Quadrilateral Security Dialogue, QSD) con Stati Uniti, Giappone e Australia contribuisce a rafforzare il ruolo indiano nella regione dell’Indo-Pacifico ma senza costituire un’alleanza formale, che alimenterebbe ulteriormente le tensioni con la Cina.

Il piano ha inoltre importanti implicazioni sul piano industriale. Secondo il Ministero della Difesa, infatti, circa l’82% delle acquisizioni autorizzate dovrebbe essere affidato all’industria locale: una quota coerente con l’Atmanirbhar Bharat (“India autosufficiente”) e il programma Make in India, la politica di autosufficienza promossa dal Governo di Narendra Modi come strumento di sovranità strategica. Il bilancio della Difesa 2026-2027 ha raggiunto circa 7.850 miliardi di rupie (82,5 miliardi di dollari), con 1.390 miliardi (circa 14,6 miliardi di dollari) riservati agli acquisti dall’industria nazionale. L’obiettivo è sviluppare la filiera tecnologica nazionale e ridurre la dipendenza dalle importazioni dall’estero.

L’autonomia produttiva resta tuttavia parziale. L’India mantiene un importante rapporto militare con la Russia, ma ha progressivamente diversificato le forniture verso Francia, Stati Uniti, Israele e altri partner, come nel caso del già menzionato K9 Vajra-T. Sul piano diplomatico, la stessa logica si traduce nella ricerca di autonomia strategica: Nuova Delhi approfondisce la cooperazione con Washington e gli altri interlocutori “occidentali” dell’Indo-Pacifico, pur conservando rapporti con Mosca e canali di dialogo con Pechino, anche nell’ambito dei BRICS+.

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