RIVISTA ITALIANA DIFESA
JOINT STARS 2026: il COVI mette alla prova il Piano Militare di Difesa Nazionale 30/10/2026 | Andrea Mottola

Si è conclusa la fase di Command Post Exercise (CPX) della JOINT STARS 2026 (JOST26), la principale esercitazione interforze della Difesa italiana, pianificata e coordinata dal Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI). Il bilancio è stato presentato il 29 ottobre alla stampa nella sede del COVI, a Roma Centocelle, con un briefing del Gen. Div. Nicola Piasente, Capo Reparto Pianificazione ed Esercitazioni, una visita al Joint Operations Center (JOC) e un incontro con il Comandante del COVI, Gen. C.A. Giovanni Maria Iannucci. Per la prima volta, il COVI è stato la Primary Training Audience (PTA), vale a dire la principale struttura sottoposta a valutazione. L'edizione 2026 aveva un obiettivo preciso: verificare, in uno scenario simulato, la capacità di eseguire il Piano Militare di Difesa Nazionale (PMDN). Sotto esame c'erano i processi di pianificazione, le procedure decisionali e le modalità di coordinamento tra le componenti dello strumento militare e con le altre amministrazioni coinvolte, chiamati a condividere le informazioni, costruire un quadro comune della situazione e integrare le rispettive capacità in un'unica pianificazione. 

La CPX ha coinvolto circa 1.000 partecipanti, tra personale militare e rappresentanti delle altre amministrazioni, e si è svolta prevalentemente attraverso sistemi di simulazione e di comando e controllo. Nel corso della simulazione sono state registrate 459 attivazioni, sotto forma di injects di scenario, eventi d’emergenza, sollectiazioni allo staff e decision points: di queste, il 51% ha riguardato l'area della “minaccia”, il 33% quella di “supporto” e il 16% la dimensione cognitiva. Gli scenari della CPX costituiranno la base della successiva LIVEX, prevista tra novembre e dicembre 2026 e destinata a coinvolgere oltre 6.500 militari sul terreno. La CPX è stata inoltre federata con l'esercitazione TRACIA 26, in corso a Novo Selo, in Bulgaria. Il percorso di pianificazione, avviato nel novembre 2025, ha coinvolto Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, Protezione Civile e Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN). Per la Difesa hanno contribuito anche i Comandi responsabili delle operazioni spaziali, delle operazioni in rete e delle Forze Speciali.

Uno scenario multidominio e la dimensione cognitiva

La Training Audience comprendeva il COVI e i Comandi di Componente Aerea, Marittima, Terrestre, Spaziale e Cyber/Intelligence. Lo scenario integrava i cinque domini operativi (terrestre, marittimo, aereo, spaziale e cibernetico) e dava particolare peso alla dimensione cognitiva, che comprende le attività di influenza e i loro effetti sulla percezione degli eventi e sui processi decisionali. Minacce ibride e attività cyber e cognitive sono state riprodotte in modo realistico. Per l'occasione sono stati sviluppati due piattaforme social simulate, con profili di influencer e bot. Un contributo determinante è venuto dal 28° Reggimento "Pavia", l'unità dell'Esercito specializzata nelle comunicazioni operative, pienamente inserita nel processo decisionale.

Iannucci ha spiegato che il dominio cognitivo è stato «giocato chiaramente», sia come ambito d'azione autonomo sia a supporto delle operazioni negli altri domini. Lo staff è stato chiamato a contrastare attacchi e campagne d'influenza veicolati attraverso le piattaforme simulate. Il bersaglio principale, ha spiegato, è il consenso: condizionarlo significa esercitare pressione su chi deve decidere. Iannucci non ha nascosto che una parte di queste minacce si muove in una zona grigia, con azioni non sempre attribuibili, in una fase in cui non sono ancora disponibili tutti gli strumenti per rispondere con efficacia. Alla domanda se la Difesa disponga oggi degli strumenti per contrastarle, la risposta è stata netta: «Non siamo ancora a posto». A cambiare le cose, ha spiegato, è soprattutto la velocità con cui queste minacce si propagano e, di conseguenza, la velocità di risposta richiesta. Tra gli effetti concreti ha citato anche quelli sui mercati energetici, dove i prezzi incorporano l'incertezza e il costo dei premi assicurativi.

Nello scenario relativo a Civitavecchia, una componente dell'Esercito ha interpretato sia il ruolo di attaccante sia quello di difensore. La Guardia di Finanza ha partecipato alle operazioni marittime di pattugliamento costiero, a integrazione di quelle della Guardia Costiera, mentre alla Marina Militare spettavano le operazioni d'altura. La guerra finanziaria non è stata ancora esercitata, ma potrebbe entrare nelle prossime edizioni.

Il comando di contingenza

Un'altra novità significativa della JOST26 è stata la prima verifica di un comando di contingenza. In un centro campale allestito nell'area romana è stato attivato un posto comando che, per 48 ore, ha assunto nell'ambito della simulazione le funzioni del COVI, ipotizzandone l'indisponibilità. Secondo quanto riferito durante il briefing, il passaggio è stato definito «indolore», perché il comando di contingenza ha applicato tattiche, tecniche e procedure coerenti con quelle del COVI, con gli stessi sistemi C2 e lo stesso «linguaggio». In un contesto in cui i posti comando fissi sono tra i primi obiettivi di un avversario dotato di capacità di attacco in profondità, la continuità del comando a livello operativo diventa un requisito essenziale.

Dentro il JOC

La visita al Joint Operations Center ha offerto uno spaccato del funzionamento del Comando. La sala dispone di circa cento postazioni modulari, ripartite fra due aree funzionali. Le operazioni correnti coprono un orizzonte fino a cinque giorni, le operazioni future da sei a trenta. Nell'area dedicata alle operazioni future si svolge anche l'assessment: viene valutato lo scostamento tra l'evoluzione della situazione e gli obiettivi della missione, così da proporre alle operazioni correnti gli eventuali correttivi. Il risultato è uno scambio continuo tra le due aree, che è il cuore del ciclo di pianificazione e condotta. 

Le prime indicazioni emerse

Nel suo intervento, Iannucci ha inquadrato la JOINT STARS in un ciclo pluriennale, con un fine preciso: verificare la capacità di eseguire il PMDN e di farlo in parallelo all'attivazione dei piani NATO, così da valutare la sostenibilità contemporanea dei due impegni. La fase CPX è stata concepita anche per individuare gli aspetti del Piano che richiedono adeguamenti, in vista di una sua revisione prevista per la fine del 2027. Come ha spiegato Iannucci, «alla fine del 2027, quando sarà finito il biennio dedicato al PMDN, faremo una revisione del piano». Le risultanze di JOINT STARS contribuiranno dunque all'aggiornamento del documento, attraverso un processo di lessons learned che coinvolgerà tutti gli attori interessati.

L'obiettivo dichiarato è la superiorità decisionale. Iannucci ha ricordato che in una crisi l'ultima parola spetta spesso all'autorità politica, fino al Presidente del Consiglio. Il compito del Comando è quindi «creare una superiorità decisionale, un vantaggio decisionale»: disporre dell'informazione, valutarla correttamente e fornire un quadro informativo coerente a chi deve decidere.

In questa prospettiva si collocano le principali aree di miglioramento indicate da Iannucci. La prima riguarda l'infostruttura e la disponibilità di dati in tempo reale. Secondo Iannucci occorre lavorare «più e meglio» sull'infostruttura e superare una logica in cui i dati vengono trasmessi tramite messaggi, telefonate ed e-mail, per arrivare a una logica di disponibilità: i dati logistici, informativi e operativi devono essere disponibili tempestivamente per i soggetti autorizzati a utilizzarli. La seconda riguarda i tempi del processo decisionale. La conoscenza del Piano è risultata buona, ma va affinata la capacità di stabilire quando prendere alcune decisioni critiche per sostenere due piani contemporaneamente. Per questo il coinvolgimento dell'autorità politica è considerato fondamentale e sarà ampliato nelle prossime edizioni.

Un terzo ambito è l'impiego dell'intelligenza artificiale. Secondo Iannucci, la massa di dati da gestire richiede ormai il supporto di sistemi di IA, e questo richiede a sua volta un'infostruttura e un'architettura adeguata di archiviazione e gestione dei dati. Il COVI sta introducendo sistemi di IA a supporto dell'analisi, ma lo scopo, ha precisato Iannucci, è il vantaggio decisionale: «Devo poter prendere le decisioni più efficaci prima del mio avversario». Ulteriori priorità riguardano la generazione e la rigenerazione delle forze, con particolare attenzione alle scorte di materiali, e la dimensione spaziale. Per Iannucci lo spazio è fondamentale perché da esso dipendono posizionamento e navigazione, immagini e comunicazioni, e perché vi si stanno sviluppando capacità impensabili fino a poco tempo fa. Il Comandante del COVI si avvale quotidianamente del Comando delle Operazioni Spaziali. Nel passaggio dalla normalità alla crisi, secondo quanto illustrato, le capacità spaziali interessate passerebbero sotto il suo controllo diretto, per difendere gli assetti e mitigare gli effetti di un'eventuale offesa. 

Il ritmo dell'innovazione e la volontà di difendersi

Rispondendo a una domanda di RID sulle lezioni dei conflitti in Ucraina e nel Golfo Persico, in tema di difesa aerea e antimissile, contrasto agli UAV, guerra elettronica e protezione delle infrastrutture critiche, anche spaziali, Iannucci ha indicato come problema centrale il ritmo evolutivo dei sistemi, a partire dai droni. Oggi un vantaggio tecnologico può esaurirsi in pochi giorni o in poche settimane e la capacità di risposta deve adattarsi a questo ritmo. Per mantenere il passo non basta individuare la tipologia di minaccia: occorre sviluppare rapidamente la risposta e disporre di un'industria in grado di produrla in tempi compatibili.

Iannucci ha poi richiamato un fattore che trascende la dimensione strettamente militare. Il centro di gravità dell'Italia e dell'Alleanza è, secondo Iannucci, la determinazione dei popoli a difendersi: «Se non c'è la consapevolezza, la determinazione di volersi difendere, non c'è sistema d'arma che tenga» e quel Paese non riuscirà a difendersi. Ne discende che la difesa di un Paese non è una questione esclusivamente militare. Il sistema dell'Alleanza poggia su un piano militare ma richiede anche una dimensione civile: «Posso difendere il Paese e le sue infrastrutture critiche», ha osservato Iannucci, ma servono la disponibilità di materiali e di componenti industriali e un approccio di sistema Paese. Per questo le amministrazioni civili sono state coinvolte e lo saranno in misura ancora maggiore.

Verso JOINT STARS 2027

La prossima edizione manterrà la medesima Training Audience e un impianto simulativo in continuità con quello del 2026. La CPX sarà inoltre federata con esercitazioni alleate indicate durante il briefing come STEADFAST DUEL e DEFENDER, previste per aprile-maggio 2027, e fornirà un contributo alla difesa collettiva del territorio dell'Alleanza lungo l'arco che va dalla Finlandia al Mar Nero. L'attenzione si concentrerà sulla difesa delle infrastrutture critiche nazionali, sulla protezione e sul controllo delle linee di comunicazione marittima (SLOC) e delle vie di approvvigionamento energetico, sulla difesa aerea e missilistica integrata e, più in generale, sulla resilienza del Paese. È lo sviluppo naturale di quanto emerso quest'anno: lo strumento militare deve dimostrare di saper eseguire il proprio piano nazionale e, nello stesso tempo, sostenere gli impegni dell'Alleanza, in uno scenario in cui la linea tra pace, crisi e conflitto è sempre meno netta.


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