RIVISTA ITALIANA DIFESA
Indo-Pacifico: tra minaccia cinese e risposte americane 26/10/2026 | Andrea Mottola

Il 7 maggio 2025, nei cieli fra India e Pakistan, un missile aria-aria cinese ha ottenuto il suo primo abbattimento noto in combattimento. Nel corso di una serie di ingaggi a lunghissima distanza condotti durante l’Operazione SINDOOR, l’Aeronautica Indiana ha perso almeno un RAFALE e un Su-30MKI.

I missili impiegati erano i PL-15E, versione da esportazione del missile utilizzato dall’Aeronautica Cinese (PLAAF), lanciati da caccia J-10CE pakistani ad una distanza dal bersaglio, stando alle fonti locali, di circa 200 km. Al di là delle cifre esatte, che restano oggetto di rivendicazioni contrapposte, resta un dato di fatto: al primo impiego in combattimento in assoluto, il binomio J-10CE/PL-15E ha colpito caccia moderni a distanze finora considerate teoriche/propagandistiche, in uno scenario dove la rete di sensori e di comando e controllo ha verosimilmente pesato quanto il missile.

Circa 5 anni prima, nel 2020, l’allora Capo di Stato Maggiore dell’US Air Force, Gen. Brown, aveva definito i 30 anni di libertà d’azione aerea goduti dall’Occidente dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica in poi un “periodo storicamente anomalo”: fondamentalmente una parentesi, non una regola. SINDOOR ne è stata la prima prova sul campo, sia pure indiretta e frammentaria. La tesi che ne emerge è che in Europa il potere aereo occidentale fronteggia miglioramenti russi incrementali, ma ad ampio spettro, laddove nell’Indo-Pacifico fronteggia una sfida potenzialmente rivoluzionaria.

L’articolo completo è pubblicato su RID 11/26, disponibile online e in edicola.

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