RIVISTA ITALIANA DIFESA
Al via i test dell’F-35C sulla portaerei JOHN F. KENNEDY 19/10/2026 | Michele Cosentino

Il 13 ottobre 2026, al largo della costa atlantica degli Stati Uniti, sono iniziate le prove d’integrazione del velivolo F-35C LIGHTNING II a bordo della nuova portaerei JOHN F. KENNEDY (CVN-79), secondo esemplare della classe FORD, non ancora formalmente in servizio con l’US Navy.

Le prove hanno come protagonisti gli F-35C assegnati all’Air Test and Evaluation Squadron (VX) 23, noti come SALTY DOGS (Naval Air Station Patuxent River, Maryland). In particolare, i 2 velivoli destinati a questa prima fase di test sono contraddistinti dai numeri 401 e 403 e hanno svolto diversi cicli di decollo e appontaggio, utilizzando per il decollo il sistema EMALS (Electromagnetic Aircraft Launch System) e per l’appontaggio il sistema AAG (Advanced Arresting Gear) della KENNEDY; queste prove rientrano nell’ambito del cosiddetto Aircraft Compatibility Testing/ACT, ossia le attività che una nuova portaerei deve svolgere per assicurare le funzionalità essenziali dei velivoli imbarcati.

La capoclasse GERALD FORD è entrata in linea con l’US Navy nel 2017, ma ad oggi non può ancora imbarcare gli F-35C: di conseguenza, la portaerei è stata dispiegata con un reparto aereo imbarcato comprendente per lo più SUPER HORNET e GROWLER. D’altro canto, i LIGHTNING sono regolarmente utilizzati sulle portaerei classe NIMITZ da diversi anni, avendo iniziato l’ACT alla fine del 2014 proprio a bordo della capoclasse per poi operare con tutte le altre unità della classe a partire dal 2017. Il motivo per il quale l’ACT fra gli F-35C e le portaerei classe FORD è stato ritardato risiede principalmente nella decisione dell’US Navy mirata a risparmiare sui costi operativi della propria flotta di portaerei, decisione a sua volta derivante da un mandato del Congresso ben preciso. A suo tempo, infatti, i legislatori hanno imposto un tetto al budget per l’intero programma FORD, per prevenire un aumento incontrollato dei costi al momento dell’ingresso in linea delle nuove portaerei.

Di conseguenza, l’US Navy ha rinviato il raggiungimento dei diversi traguardi previsti nella campagna d’integrazione dell’F-35C sulle nuove portaerei, così da poter ottemperare al mandato del Congresso, senza d’altro canto ritardare in modo significativo l’ingresso in linea della FORD. Come noto, questa dinamica ha comportato una funzionalità parziale di vari sistemi sulla portaerei, influenzando impianti quali l’EMALS e gli elevatori per i sistemi d’arma di nuova concezione. E a fronte di ciò, la sottocommissione della Camera dei Rappresentanti competente in materia, nella legislazione collegata al bilancio dell’US Navy del 2020, ha incluso una disposizione che impone all’US Navy di non accettare la KENNEDY e le portaerei successive senza la capacità di imbarcare l’F-35C.

L’attività attualmente in corso sulla KENNEDY si inserisce quindi in questo contesto, con l’unità di previsto ingresso in linea nel 2027, mentre i problemi emersi con l’EMALS e altri sistemi hanno indotto il Presidente Trump a ordinare, ad agosto 2026, una revisione del progetto per verificare se sulle altre portaerei della classe FORD, a partire dalla DORIS MILLER (CVN-81), sia possibile tornare al vecchio sistema di catapulte a vapore e cavi d’arresto.

Nonostante questa posizione della Casa Bianca, le probabilità che tale revisione progettuale venga attuata appaiono molto scarse, perché una modifica così drastica – con la ricostruzione del ponte di volo e di buona parte del ponte sottostante, nonché di tutti i circuiti meccanici ed elettrici indispensabili per il funzionamento delle catapulte e dei cavi d’arresto e una risistemazione di diversi locali tecnici e di vita – comporterebbe probabilmente un aumento significativo dei costi e, soprattutto, dei ritardi nella costruzione delle future portaerei. Anche se l’ENTERPRISE (CVN-80), tuttora in costruzione, non sembrerebbe interessata, l’eventuale attuazione del provvedimento complicherebbe enormemente il processo di rinnovamento della componente portaerei in un momento in cui l’US Navy sta già affrontando difficoltà relative alla disponibilità operativa dell’intera flotta.

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