La campagna militare condotta dagli Houthi contro gli aeroporti sauditi ha registrato una significativa intensificazione nella prima metà di ottobre 2026, parallelamente alla ripresa delle operazioni saudite nello Yemen. Gli attacchi contro gli scali di Riyadh e Abha (nel sudovest del Paese) hanno evidenziato la capacità del gruppo yemenita di colpire infrastrutture strategiche anche in profondità nel territorio saudita.
Particolarmente significativo l'attacco del 10 ottobre contro il King Khalid International Airport di Riyadh, che ha provocato numerose vittime e feriti e la sospensione di tutte le operazioni aeroportuali, e nel corso del quale sarebbero stati impiegati inizialmente droni, seguiti poi da missili da crociera e balistici. Sono stati inoltre colpiti il King Fahd International Airport di Dammam (nella regione orientale di al-Sharqiyya, la più ricca di petrolio al mondo), e l'Abha International Airport, nell’omonima città.
La strategia degli Houthi risponde dunque a una logica di interdizione aerea e coercizione politica ed economica: più che perseguire la completa distruzione delle infrastrutture, Ansar Allah mira a comprometterne la sicurezza e la continuità operativa, costringendo le autorità saudite a sospendere i collegamenti e a deviare il traffico commerciale. Gli aeroporti rappresentano infatti obiettivi particolarmente sensibili, la cui neutralizzazione, anche temporanea, produce conseguenze economiche e reputazionali superiori ai danni materiali. La campagna punta inoltre a esercitare pressione su Riyadh affinché ridimensioni il sostegno alle forze del PLC e le operazioni lungo la costa del Mar Rosso. Tuttavia, gli attacchi aerei non si limitano all'Arabia Saudita: il 7 ottobre, in risposta alla controffensiva governativa, gli Houthi hanno colpito con missili balistici e droni esplosivi l'aeroporto di Aden, portando al dirottamento di un volo proveniente da Il Cairo. La campagna richiama le operazioni del 2025 contro gli scali israeliani Ben Gurion a Tel Aviv e di Ramon a Eilat, sul Mar Rosso, a riprova della centralità del trasporto aereo nella strategia di pressione regionale del gruppo.
La capacità offensiva degli Houthi si fonda su una disponibilità eterogenea di missili balistici, missili da crociera e droni. Tra i vettori balistici figurano i BURKAN-2H/3, di derivazione iraniana, e i più recenti ZULFIQAR e PALESTINE-2 a lungo raggio (fino a circa 2.000 km); tuttavia, la qualificazione “ipersonica” attribuita dagli Houthi al PALESTINE-2 non equivale a una verifica indipendente delle sue prestazioni. A questi si aggiungono missili da crociera della famiglia QUDS, per l’attacco di bersagli terrestri, e UAV spendibili, tra cui SAMAD-3, QASEF, SHAHED e WAEED-2.
Il gruppo beneficia inoltre di una filiera di produzione e assemblaggio parzialmente localizzata: gli Houthi, infatti, producono in loco droni semplici, e alcuni razzi e missili a corto raggio; sistemi balistici complessi, propulsori e componenti critici per la guida continuano però a provenire in larga parte dalle forniture iraniane. Nondimeno, la dispersione delle risorse contribuisce alla sopravvivenza della disponibilità delle risorse e alla persistenza della minaccia nonostante i continui attacchi.
Da parte sua, Riyadh dispone di mezzi all’avanguardia tra cui batterie PATRIOT, incluse le versioni PAC-2 e PAC-3, e unità THAAD (dal 2025) per la difesa antimissile ad alta quota, ma deve fronteggiare una minaccia con caratteristiche non convenzionali che pongono seri problemi di scoperta, tracciamento e intercettazione: la compresenza di più tipologie di vettori e il numero elevato di strike impiegati nel corso delle operazioni da parte degli Houthi aumentano il carico sui sistemi di sorveglianza e comando, saturando i sistemi di rilevamento, mentre la necessità di proteggere un vasto territorio impone di distribuire risorse difensive necessariamente limitate. Si aggiungano poi la scarsa integrazione operativa tra le diverse componenti saudite, storicamente caratterizzate da una rigida struttura gerarchica; la limitata esperienza combat nella difesa antiaerea; infine, l’addestramento, dipendente da consulenti occidentali. Il tutto impedisce di rispondere prontamente e in maniera congiunta a una minaccia multilivello come gli Houthi.
Gli attacchi dimostrano dunque come Ansar Allah, che non dispone certo della forza di Riyadh, possa imporre costi significativi a un avversario statuale militarmente superiore senza conseguire una superiorità aerea tradizionale. Tuttavia, resta incerto che le interruzioni del traffico civile producano delle reali concessioni politiche: potrebbero anzi accelerare se non addirittura incrementare la risposta saudita.
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