RIVISTA ITALIANA DIFESA
USS BALTIMORE, il futuro sottomarino d’attacco per operazioni di Seabed Warfare dell’US Navy 12/10/2026 | Michele Cosentino

Oltre all’integrazione dei VIRGINIA PAYLOAD MODULE (VPM) per il lancio verticale di missili destinato al futuro sottomarino nucleare lanciamissili da crociera ARIZONA, di cui abbiamo dato conto la scorsa settimana, l’US Navy e i team progettuali di GDEB Division (la Electric Boat Division di General Dynamics) sono impegnati in importanti e radicali modifiche al progetto del penultimo sottomarino classe VIRGINIA Block V, il futuro USS BALTIMORE (SSN-812), con l'obiettivo finale di convertire l'unità in un battello d'attacco per operazioni speciali sui fondali marini, in grado di svolgere le missioni attualmente svolte dal JIMMY CARTER (SSN-23), terzo e ultimo esemplare della sfortunata classe SEAWOLF.

Queste attività sono state confermate sia da recenti offerte di lavoro per posizioni di systems engineering test lead nei cantieri di Groton - in cui si afferma esplicitamente che il BALTIMORE verrà adattato per operazioni di Subsea and Seabed Warfare, SSW - sia nelle richieste iniziali di fondi per attività di ricerca e sviluppo del budget 2025 dell’US Navy e relativi all’integrazione di capacità SSW sul predetto battello.

Come già anticipato da RID, le attività per la futura variante SSW dei VIRGINIA Block V sono state rese note nel 2023 da parte dell'allora Presidente di General Dynamics, Kevin Graney, e successivamente confermate da fonti ufficiali. All’inizio del 2026, risale infatti l’intervento dell’Ammiraglio di Squadra Richard Seif, alla guida del Silent Service statunitense, che ha dichiarato la necessità di un siffatto sottomarino per attuare una strategia di superiorità sui fondali marini incentrata soprattutto sulla protezione delle infrastrutture critiche sottomarine e nel contrasto del predominio avversario. 

Sebbene i sottomarini classe VIRGINIA Block V siano concepiti per l’integrazione dei VPM (VIRGINIA PAYLOAD MODULE), configurare il BALTIMORE per le operazioni SSW implica compromessi progettuali di un certo rilievo. Si tratta dunque di adattare una cospicua porzione dello scafo del battello per ricavare i volumi necessari alle attrezzature specialistiche per dispiegare e recuperare personale e droni subacquei di vario tipo, sistemi di supporto tecnico-logistico e alloggi per personale aggiuntivo.

Dalle informazioni circolate, 2 dei 4 VPM installati sul BALTIMORE verrebbero impiegati per il lancio dei TOMAHAWK o di altri ordigni missilistici, mentre almeno uno degli altri 2 VPM rimanenti, se non entrambi, sarebbero modificati per contenere mezzi e materiali necessari alle operazioni SSW: alla medesima funzione verrebbe dedicato anche un compartimento aggiuntivo, sviluppato per lo più in lunghezza, nella zona centrale inferiore dello scafo del battello, principalmente destinato al rilascio/recupero subacqueo di mezzi e personale.

L’obiettivo strategico per la conversione del BALTIMORE è dunque il mantenimento nell’US Navy di una risorsa strategica nazionale dedicata, mentre il non più giovane JIMMY CARTER si avvia progressivamente verso la fine del proprio ciclo di vita operativo.

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