RIVISTA ITALIANA DIFESA
L'USAF potrebbe riaprire la produzione di C-17 e acquisire nuovi F-16 22/09/2026 | Gabriele Molinelli

Nel corso dell'Air, Space & Cyber Conference 2026 dell'Air & Space Forces Association (AFA) si è tornati a parlare di un'idea che non muore mai, ovvero quella di riaprire la linea di produzione del Boeing C-17 GLOBEMASTER.

Il Tenente Generale Daniel Tulley, Capo dell'Air Mobility Command (AMC), ha ribadito che a livello teorico si vorrebbero rimpiazzare sia i C-17 sia i C-5M GALAXY con una singola piattaforma Next-Generation Airlift (NGAL), a cominciare dalla metà degli anni '40. I candidati, però, non abbondano e le incognite restano molte.

Di qui il ritorno periodico dell'ipotesi di rimettere in produzione il C-17: con Boeing si sta apertamente discutendo di quanto potrebbe costare la "rinascita" del fortunato velivolo, che ha appena celebrato i 35 anni dal primo volo. L'Analisi delle Alternative è ora ufficialmente in corso e prenderà in esame anche l'opportunità di un ritorno al C-17, magari in versione aggiornata: Tulley ha tracciato in proposito, sempre in via teorica, un parallelo con la vicenda del C-130J, evoluzione importante del precedente modello H.

Boeing si è detta "incoraggiata" dalle discussioni in corso, tanto più che l'interesse per nuovi C-17 va oltre gli Stati Uniti, dato che a vari livelli anche altri utilizzatori guardano a questa possibilità. Ad oggi i GLOBEMASTER sono in servizio in Australia, Canada, India, Kuwait, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Regno Unito, oltre che nella piccola flotta NATO di 3 velivoli della Strategic Airlift Capability (SAC).

Il concorrente finora più esposto pubblicamente è il WINDRUNNER proposto da Radia, progetto estremamente ambizioso per un velivolo da trasporto strategico ancora più grande del C-5M GALAXY, con un volume di carico pari a 6 volte quello degli Antonov An-124. Radia vorrebbe condurre un primo volo entro la fine del decennio, ma l'obiettivo pare ancora un'aspirazione più che un piano realistico. Un gigante del genere, anche se realizzato, non potrebbe comunque rimpiazzare davvero i C-17 per numero e flessibilità tattica, perché dimensioni simili comporterebbero giocoforza una serie di limitazioni, a fronte dei vantaggi in termini di volume di carico.

L'USAF guarda con interesse anche a possibili nuovi ordini di F-16 come soluzione "Low" nel mix di capacità future. Lockheed Martin sta attivamente proponendo un F-16G sviluppato a partire dalla base Block 70: la variante G avrebbe fin da subito serbatoi esterni conformal, grossi serbatoi subalari da 600 galloni, IRST, pod di puntamento SNIPER di ultima generazione e, pare, anche paracadute frenante integrato.

Anche in questo caso l'idea non è del tutto nuova, visto che di nuovi F-16 si parla almeno dal 2021. Nuovo impulso alla discussione è venuto dallo Studio "Long-Term USAF Fighter Force Structure", pubblicato dal Department of the Air Force nell'ottobre 2025, che ha evidenziato l'urgenza di portare la linea caccia da 1.098 a 1.558 velivoli entro il 2035: un obiettivo difficilmente raggiungibile con il solo F-35, che richiederebbe un ulteriore forte aumento della capacità produttiva e un proporzionale incremento di budget. La linea di produzione degli F-16 in Carolina del Sud, invece, è attiva e rappresenta quindi un'opportunità concreta.

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