Alla presenza del Presidente Abdel Fattah al Sisi, si è tenuta dall'8 al 10 settembre in Egitto la seconda edizione dell'El Alamein International Airshow. Oltre 200 aziende partecipanti da 50 paesi, più di 90 velivoli in mostra statica e in volo, 120 delegazioni ufficiali: numeri che, in sintesi, illustrano un Airshow internazionale di medie dimensioni comunque in decisa crescita rispetto alla prima edizione di 2 anni fa.
Cina, Russia, Emirati Arabi Uniti (EAU) e Turchia si sono presentati in grande stile, con padiglioni nazionali e velivoli pilotati e non-pilotati in mostra statica e in volo. Un'occasione per mostrare visivamente chi c'è oggi e chi vuole essere tra gli amici dell'Egitto, Paese sotto pressione sul piano geopolitico, economico e demografico, e con prospettive strategiche non ben definite. Unica certezza, la guida suprema del Paese, visto che al Sisi sarà al vertice almeno fino al 2030 (è al suo terzo mandato) e probabilmente anche dopo, a meno di eventuali scossoni epocali a breve-medio termine.
Oltre ad inaugurare l'Airshow, il Presidente egiziano ha approfittato dell'evento per un vertice del Meccanismo di Cooperazione Trilaterale con il collega cipriota Nikos Christodoulides e il Primo Ministro greco Kyriakos Mitsotakis sul tema dei vari contenziosi sulle acque intorno a Cipro (oltre a Libia, Gaza, migrazioni e rapporti Egitto-UE), uno dei motivi che hanno portato al riavvicinamento tra Il Cairo e Ankara e che mette pressione dalle parti di Israele, con Tel Aviv che a sua volta tiene Il Cairo sotto controllo grazie alle vitali forniture di gas dai giacimenti off-shore israeliani.
Il quadro geopolitico, nonché la "contesa" dell'Egitto, era ben visibile all'Airshow di El Alamein. In primis, soprattutto per gli osservatori occidentali, l'eccezionale presenza di un velivolo AEW&C Shaanxi KJ-500, di un caccia Shenyang J-16, di un elicottero Harbin Z-20 e di un aerorifornitore YY-20A, tutti dell'Aeronautica Cinese e al debutto ad un salone internazionale, presenti in Egitto da alcune settimane per l'esercitazione EAGLES OF CIVILIZATION 2026. Potrà sembrare strano, ma gli aerei cinesi erano esattamente come tutti gli altri aerei presenti allo Show: parcheggiati nel piazzale, senza barriere protettive, senza personale "di guardia" se non per brevissimi periodi destinati a piccoli interventi di manutenzione.
Sempre a testimonianza del posizionamento strategico egiziano, erano presenti velivoli di diversi Paesi: caccia F-16 turchi, accompagnati dalla pattuglia acrobatica nazionale Turkish Stars (che ha sorvolato le Piramidi); una robusta presenza russa, tra cui il caccia Su-57 e l'addestratore Yak-130 (in Egitto è ancora aperta la corsa per l'addestratore avanzato, per la quale compete anche Leonardo con l'M-346); le pattuglie acrobatiche degli Emirati Arabi Uniti e quella Saudita, e la solita importante presenza americana con una selezione delle macchine impegnate nel conflitto con l'Iran (F-15E, F-16, A-10, C-130J e C-130H, ma senza l'ombra di F-35). Anche l'Italia si è fatta vedere al salone. Una coppia di Eurofighter TYPHOON da Gioia del Colle, accompagnati da un aerorifornitore KC-767 in mostra statica, accolti con grande "calore" da numerosi "appassionati" cinesi che appena fermate le ruote hanno cominciato a fotografarli in ogni dettaglio costringendo il capo pattuglia a chiedere agli organizzatori del salone un rafforzamento della vigilanza per tenere a distanza gli osservatori ed evitare eccessi come le fotografie dentro le prese d'aria, ecc.
La Francia si è limitata a portare un RAFALE, esibitosi in volo, a supporto delle iniziative commerciali (ma quelle francesi non sono mai solo commerciali) che sembra porteranno alla conferma di un ulteriore lotto di 24 RAFALE oltre ai 54 già ordinati, nonostante un tentativo da parte del consorzio Eurofighter (a guida italiana per l'Egitto) di contrastare questa decisione. Con 78 RAFALE l'Aeronautica del Cairo diventerà in termini numerici il secondo operatore del velivolo dopo la Francia e potrà sostituire i rimanenti Mirage 2000 e gli F-16 dei primi lotti consegnati. Anche i nuovi RAFALE, comunque, come già avvenuto con i menzionati F-16, difficilmente saranno allo standard di quelli transalpini. Gli aerei dell'ultimo lotto acquisito (F3R), ad esempio, sono compatibili con il missile aria-aria a lungo raggio METEOR, ma, sebbene alcune notizie siano circolate circa l'acquisizione del missile di MBDA nel periodo 2024-2025, la consegna effettiva dell'arma non è mai stata confermata e documentata. I 2 RAFALE egiziani in mostra statica non avevano i METEOR montati sotto le ali, così come gli F-16, altrettanto limitati rispetto ai migliori standard, non avevano l'agognato pod di designazione SNIPER di Lockheed Martin.
Se il "fluttuante" posizionamento geostrategico dell'Egitto era palese guardando il piazzale dell'aeroporto, la presenza dei velivoli egiziani allo Show confermava l'intrinseca complessità del Paese. In poche centinaia di metri l'Aeronautica de Il Cairo mostrava: RAFALE, F-16, MiG-29 e Mirage 2000, solo rimanendo in tema di velivoli da combattimento. Addestratori Embraer TUCANO, Grob 120, Hongdu K-8 e Alpha Jet. Trasporti CASA C-295, Antonov An-74 e C-130. Elicotteri AW-149, Mi-8, Mi-17, APACHE, Ka-52, CH-47 in 2 versioni, veterani come i Mil Mi-24, Westland Commando, Aerospatiale SA-342L GAZELLE, Agusta A-109. In pratica, un puzzle logistico e operativo dettato dalla costante necessità, sin dalla nascita dell'Egitto repubblicano, di creare e consolidare alleanze, ma che certo non testimonia in modo favorevole circa le capacità operative delle Forze Armate egiziane se non come massa militare. È proprio la massa a rendere l'Egitto un potenziale candidato al Mecca Joint Defence Agreement. L'architettura della nascente Alleanza (non sotto i migliori auspici, come sembra dalle recenti evoluzioni con gli Houthi) è evidente: i Sauditi mettono i soldi, i Pakistani l'esperienza bellica (e la deterrenza nucleare, anche se non esplicitamente parte dell'Accordo), la Turchia la tecnologia, mancando però, come si vede appunto in Yemen, chi mette gli stivali sul terreno.
Tuttavia, l'Egitto per l'Alleanza non avrebbe valore solo per la massa militare, ma anche e soprattutto per la geografia, grazie a Suez, alla lunga costa sul Mar Rosso, ai giacimenti di idrocarburi del Mediterraneo e al confine con la Libia. Se i dubbi sauditi sull'affidabilità del potenziale alleato saranno fugati grazie all'influenza turca, forse l'Egitto potrà aggiungersi al gruppo, determinando così un vasto riequilibrio delle forze nella regione. Restano tuttavia ostacoli notevoli: i miliardi pompati nell'economia egiziana dagli UAE (ricordiamo inoltre che a maggio l'Egitto ha schierato caccia RAFALE negli EAU a difesa dello spazio aereo emiratino, NdR) e il legame vitale con Israele, che oltre alla leva del gas ha anche le chiavi dei cancelli di Gaza come arma contrattuale.
Dal punto di vista espositivo, il salone, al di là del quadro geopolitico e della corsa per contendersi il mercato egiziano, era dominato dalla presenza di droni e sistemi contro-droni di qualunque taglia e tipologia.
Visitando gli stand espositivi appare chiaro oramai che lo "SHAHED-like" sia la configurazione aerodinamica e sistemistica dominante per la classe dei sistemi da attacco a medio raggio. Hanno cominciato gli Iraniani, poi Russi (GERAN), seguiti dagli Americani (LUCAS), ma ad El Alamein erano presenti anche aziende egiziane che proponevano il loro sistema simil-SHAHED, così come innumerevoli erano i sistemi a più lungo raggio, cinesi, russi, emiratini, egiziani, anch'essi oramai con una configurazione praticamente standardizzata dove la differenza, più che materiali o propulsione, la fanno l'affidabilità, l'elettronica e l'IA.
Stessa massiccia presenza per i sistemi C-UAV: sistemi di comando e controllo e scoperta precoce, sistemi jammer soft-kill, torrette autonome per armi da 12,7 fino a 35 mm in grado di ingaggiare oggetti volanti dai 300 m ai 3.000 m di distanza; laser fino a 4x5kW multicapacità (accecatura temporanea, blackout/accecamento permanente e distruzione) con raggio tra i 100 e i 4.500 m, e missili a guida elettro-ottica.








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