I 2 mesi che avrebbero dovuto portare alla firma dell'accordo definitivo tra Iran e USA, dopo la sigla sul MoU del 18 giugno scorso, sono abbondantemente passati e i 2 contendenti continuano a combattersi, senza nessun progresso sul fronte diplomatico, in una guerra strisciante che continua a destabilizzare la regione e i mercati globali. Stanotte un nuovo scambio di colpi, secondo uno spartito ormai consolidato. Attacco iraniano a una petroliera che non accetta di attraversare Hormuz seguendo la rotta "garantita" da Teheran e risposta americana - con missili TOMAHAWK lanciati da navi e missili balistici ATACMS lanciati dal Bahrein - a cui segue, puntuale, la rappresaglia di Teheran con missili e droni contro installazioni militari americane in Kurdistan, Giordania, Bahrein, ecc.
La questione e molto semplice: l'Iran ha mantenuto una capacita di attrito che gli consente di interdire quanto meno una parte del traffico attraverso lo Stretto e di minacciare obiettivi nella regione, facendo lavorare le difese contraeree, mentre gli USA non sono ancora in grado di soffocare questa capacità residua, figlia della resilienza e della profondita strutturale dell'Iran. Il costo della fase aperta della guerra e stato molto alto per gli USA e l'Amministrazione Trump non ha altra alternativa che puntare su quella strategia di soffocamento economico annunciata dal Segretario al Tesoro Scott Bessent il 24 agosto. Una strategia, però, che si scontra con una realtà "dura", sulla quale gli USA possono esercitare limitate forme di controllo e che riguarda le dinamiche e i rapporti di partnership tra Iran, da un lato, e Cina e Russia, dall'altro.
L'arma della sanzioni indirette con Pechino risulta poco efficace, vista la gamma di strumenti di ritorsione a disposizione del Dragone, specie sul fronte delle restrizioni all'export di terre rare, da cui l'industria della Difesa americana è altamente dipendente. Alle viste è poi la visita di Xi a Washington, prevista il 24 settembre, nel cui ambito proprio le terre rare saranno un tema centrale in agenda.
La Russia, dal canto suo, ha già ampiamente dimostrato di sapersi adattare a un ambiente economicamente "non permissivo" e sta sfruttando il cosiddetto "corridoio del Caspio" per rifornire l'Iran. Teheran, dunque, con i Pasdaran in sella, continua a reggere, e la guerra, con i suoi alti e bassi, promette di essere ancora lunga.
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