RIVISTA ITALIANA DIFESA
Hybrid, Compound Warfare o Gray Zone? 27/08/2026 | Massimo Annati

A partire dal 2014, con l’occupazione russa della Crimea e di parte del Donbas, il termine “Guerra Ibrida” è ormai diventato di uso comune. Tuttavia – forse anche per la sua stessa natura – è difficile tracciarne un profilo preciso e stabilire criteri che consentano di identificare cosa sia, e cosa non sia, la Guerra Ibrida, talvolta indicata anche con il nome di “guerra non-lineare”.

La definizione di Hybrid Warfare data dalla NATO, descrive l’utilizzo di mezzi militari e non militari, per rendere sfocata la divisione tra guerra e pace, con lo scopo di creare dubbi e tensioni nella popolazione e di destabilizzare la società. Il documento NATO prosegue differenziando la tipologia di azioni ibride svolte dalla Russia e dalla Cina. La Russia impiega sofisticate strategie, che comprendono interferenza politica, incursioni cyber, pressione economica, azioni terroristiche e aggressione militare, accompagnate da postura militare offensiva e da una retorica nazionalista altrettanto roboante. La Cina, invece, impiega operazioni cyber, retorica e disinformazione, con lo scopo di controllare settori chiave in ambito tecnologico e industriale, infrastrutture critiche, e le supply chain legate a materiali strategici. In pratica sfrutta la leva economica per creare dipendenza e incrementare la propria influenza. Da parte sua, il Parlamento UE, nei documenti dove si analizza la Guerra Ibrida, si riferisce a manipolazione dell’informazione, attacchi cyber, influenza o coercizione economica, manovre politiche e minaccia di utilizzo della forza militare.

Infine, il Comitato Internazionale della Croce Rossa, che è il “custode” delle Convenzioni di Ginevra e delle norme del diritto internazionale umanitario, dà definizioni abbastanza simili a quelle della NATO, ma sottolinea il rischio del coinvolgimento di civili dovuto alla cancellazione della differenza tra guerra e pace, e alla percezione che il continuo utilizzo di termini come “guerra” vengano attribuiti ad azioni che in realtà non appartengono ai conflitti armati, e possano però portare a veri e propri stati di guerra, attraverso escalation. L’evento che ha però trasferito questi concetti dal mondo ristretto degli analisti e delle Scuole di Guerra a quello del grande pubblico riguarda la pubblicazione di uno studio del 2013 di Valery Gerasimov, Capo di Stato Maggiore della Difesa russo, che ha preceduto di poco la prima invasione dell’Ucraina. In questo studio si parla di “Guerra di Nuova Generazione“ (Voyna Novogo Pokoleniya), il cui obiettivo è quello di ottenere un vantaggio politico (solitamente un cambio di regime) senza dover combattere una guerra vera e propria, sfruttando anche strumenti diversi da quelli delle tradizionali operazioni militari. In realtà Gerasimov osserva che l’Occidente ha utilizzato più volte questo metodo per rovesciare – o tentare di rovesciare – governi amici di Mosca, sostituendoli con governi filo-occidentali. Vengono citate le cosiddette “rivoluzioni colorate”: la “rivoluzione dei bulldozer” del 2000 in Serbia, quella rosa del 2003 in Georgia, quella arancione del 2004 in Ucraina, la “rivoluzione dei tulipani” del 2005 in Kirgizstan, le primavere arabe del 2011 (Tunisia, Libia, Egitto, Siria). Secondo la percezione dell’establishment russo, in tutti questi eventi l’Occidente ha fomentato malcontento, manifestazioni, proteste, talvolta anche attraverso le attività di ONG apparentemente umanitarie; quando poi il governo ha reagito i dimostranti hanno risposto con la violenza. Gli Stati Uniti avrebbero così influenzato le opinioni pubbliche locali e mondiali, per demonizzare le forze governative e in alcuni casi hanno anche promosso interventi armati per rovesciare il governo, con la scusa di proteggere la popolazione. Tutto questo viene descritto in Russia con il termine “Caos controllato”, con lo scopo di eliminare la sovranità di un Paese, ribaltando l’ordine costituito. Del resto anche l’Ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, il 10 giugno 2026 ha declared testualmente (e incredibilmente) che la Russia ha invaso l’Ucraina "in risposta alla Guerra Ibrida dell’Occidente".

Lo scopo della Guerra Ibrida è quindi quello di ottenere il risultato “politico” con un impiego ridotto - o potenzialmente nullo - delle tradizionali Forze Armate, sostituendolo con l’uso di gruppi armati irregolari (insorti, terroristi, criminali, mercenari) equipaggiati e guidati da agenti in incognito, in modo da non far apertamente risalire la responsabilità al mandante (cosa peraltro utile anche in caso di fallimento, per proseguire la narrazione della propria estraneità agli eventi).

L’articolo completo è pubblicato su RID 09/26, disponibile online e in edicola. 

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