Dal 24 giugno al 31 luglio 2026, nelle acque prossime all’arcipelago delle Hawaii, si è svolta la grande esercitazione RIMPAC (Rim of the Pacific), con la partecipazione di 32 unità di superficie e 5 sottomarini, provenienti da 31 Nazioni, tra cui l'Italia.
La RIMPAC 2026 è culminata con la SINKEX, ossia una fase a fuoco dell’esercitazione che ha visto – in 2 fasi differenti - l’affondamento di altrettante ex-unità dell’US Navy usate come bersagli: l’incrociatore lanciamissili MOBILE BAY (classe TICONDEROGA) e la portaeromobili d’assalto anfibio PELELIU (classe TARAWA). Gli “attacchi” sferrati contro le 2 navi bersaglio hanno visto il coinvolgimento di diverse unità di superficie e subacquee e sistemi d’arma imbarcati, aeroportati e basati a terra di varia nazionalità. Oltre a unità dell’US Navy, dell’US Army e dell’USAF, alle fasi della SINKEX hanno infatti partecipato unità navali di Australia, Canada, Italia (il Pattugliatore Polivalente d’Altura GIOVANNI DELLE BANDE NERE, al momento l’unico esemplare della classe THAON DI REVEL in configurazione Full), Giappone, Nuova Zelanda e Spagna.
La possibilità di attaccare bersagli veri in un’ampia zona di mare - a 50 miglia dall’isola di Kauai, in corrispondenza di un fondale di oltre 5.000 m - ha permesso dunque d’impiegare una diversificata panoplia di ordigni: almeno un missile AGM-158C Long Range Anti-Ship Missile/LRASM sparato da un SUPER HORNET dell’US Navy; HIMARS in dotazione al 1st Battalion, 623rd Field Artillery, Kentucky National Guard; missili antinave TYPE 12 dell’8th Surface-to-Surface Missile Regiment dell’Esercito Giapponese; missili AGM-114N HELLFIRE lanciati da un elicottero australiano MH-60R imbarcato per l’occasione sul cacciatorpediniere lanciamissili statunitense WAYNE MEYER; missili antinave NSM lanciati dal cacciatorpediniere australiano SYDNEY; missili antinave RGM-84 HARPOON lanciati dal cacciatorpediniere giapponese KONGO e dalla fregata spagnola ALVARO DE BAZAN (foto sotto); un ordigno antinave PENGUIN utilizzato dall’elicottero SH-2G imbarcato sulla fregata neozelandese TE MANA e, last but not the least, un missile antinave MARTE MK.2S di MBDA lanciato dall’elicottero SH-101 imbarcato sul PPA GIOVANNI DELLE BANDE NERE. A questi assetti vanno aggiunti alcuni AH-64 APACHE statunitensi inquadrati nella 16th Combat Aviation Brigade, 7th Infantry Division (Multi-Domain Command – Pacific) che hanno utilizzato missili SPIKE N-LOS/Non-Line of Sight.
.png)
Sebbene non siano noti tutti i dettagli di chi abbia sparato a quale bersaglio, dalle informazioni divulgate da varie fonti si è appreso che il MOBILE BAY è stato colpito da almeno 3 missili aviolanciati, ma il colpo di grazia gli è stato inflitto da un siluro Mk.48 lanciato dal sottomarino canadese CORNER BROOK. Dopo essere sbandato a dritta, il MOBILE BAY è infine affondato di poppa l’11 luglio, concludendo così una carriera iniziata nel febbraio 1987.
Mentre l’affondamento durante un’esercitazione di un’unità di superficie “tradizionale” come un cacciatorpediniere o un incrociatore è un evento interessante ma non di rado ricorrente, quello di una portaeromobili d’assalto anfibio come il PELELIU è certamente assai più importante (e raro), per almeno 2 motivi: il primo motivo risiede nelle dimensioni della piattaforma, il PELELIU è un'unità da circa 40.000 t di dislocamento, dunque un bersaglio di dimensioni ragguardevoli. Il secondo motivo è che al suo affondamento ha contribuito almeno un drone di superficie (USV) “suicida”, nella fattispecie un GARC/Global Autonomous Reconnaissance Craft, un mezzo prodotto da BlackSea Technologies.
Si tratta di un USV caratterizzato da una lunghezza di circa 4,8 m, una larghezza di 1,5 m, un dislocamento di 2,18 t e un carico utile di 450 kg, di cui una parte dedicata alla testata bellica collocata nella zona prodiera. Il GARC ha operato in piena autonomia grazie al sistema LATTICE di Anduril, che sfrutta un software basato sull’intelligenza artificiale per le funzioni di comando e controllo e fusione delle informazioni raccolte durante la missione. L’USV è in grado di operare fino a mare forza 5, ha una velocità massima di 40 nodi, e l’autonomia varia da 700 miglia a 22 nodi a 1.600 miglia a 5 nodi. Il GARC è una piattaforma multifunzionale, grazie ad un carico utile modulare che può essere dedicato non solo all’attacco contro unità di superficie, ma anche alla ricognizione e alla sorveglianza, alle contromisure mine, al contrasto di unità subacquee, alle comunicazioni e al supporto di altri droni aerei e subacquei.

Nell’analisi delle foto e dei video del PELELIU e delle informazioni divulgate dall’US Navy, non è possibile apprezzare se sia stato soltanto il GARC a provocarne l’affondamento: infatti, l’unità è stata sicuramente colpita dagli HARPOON lanciati dal KONGO e dall’ALVARO DE BAZAN (uno ciascuno), dal sottomarino statunitense COLUMBIA (2 ordigni), dal PENGUIN lanciato dall’elicottero della fregata TE MANA e dal MARTE MK.2S lanciato dall’elicottero decollato dal GIOVANNI DELLE BANDE NERE. Dal video e dalle foto del PELELIU si evince che i vari tipi di missili e il GARC hanno impattato su vari punti dello scafo dell’unità: sulla murata di sinistra sono visibili almeno 3 squarci alquanto significativi, mentre almeno un missile ha colpito sulla murata di dritta, poco al disotto del ponte di volo, esplodendo dentro l’hangar. Tenendo conto della sua natura, è verosimile che il GARC abbia colpito il PELELIU all’altezza della linea del galleggiamento, contribuendo non poco all’affondamento. Oltre al GARC lanciato contro il PELELIU, un secondo esemplare ne ha filmato gli impatti ed entrambi sono in dotazione all’Unmanned Surface Vessel Division 32 (USVDIV-32), il reparto costituito all’inizio del 2026 al fine di definire e testare il concetto d’impiego dei droni di superficie in servizio nell’US Navy.
Tornando alle immagini divulgate del PELELIU, i 3 squarci visibili sulla murata di sinistra dell’unità hanno una forma grosso modo rettangolare (4 m x 3 m) e hanno provocato il progressivo ingresso di acqua di mare e infine l’affondamento.

L’US Navy ha esplicitamente affermato che le SINKEX dello scorso luglio erano state concepite per migliorare le tattiche, l’individuazione dei bersagli, il coordinamento dei lanci missilistici contro unità maggiori di superficie e l’azione dei droni OWA, nonché per consentire alle Marine alleate di addestrarsi in operazioni marittime condotte in scenari complessi.
L'affondamento del MOBILE BAY e del PELELIU non è stato il risultato dell'azione di una singola Marina, per quanto potente come l'US Navy, ma dell'integrazione di capacità diverse - unità navali, sensori, sistemi imbarcati e assetti terrestri (appartenenti a più Nazioni) - coordinata attraverso tattiche, tecniche e procedure maturate nel tempo.
Infine, esercitazioni come le RIMPAC costituiscono opportunità uniche di condivisione con le Marine alleate di lezioni ed esperienze utili per modellare le forze navali del futuro.
Seguiteci sui nostri canali Telegram, Facebook, X, YouTube e Instagram.




.gif)
