RIVISTA ITALIANA DIFESA
La fine della tregua tra Houthi e Arabia Saudita 31/07/2026 | Giulio Menegotto

Contemporaneamente al riacutizzarsi delle tensioni tra Iran e Stati Uniti, che per circa 15 giorni si sono scambiati colpi rimanendo sotto la soglia della guerra aperta, il conflitto in Medioriente si sta nuovamente allargando, con il ritorno sulla scena di una delle articolazioni del cosiddetto “Asse della Resistenza” sostenuto da Teheran.

Si tratta della milizia yemenita degli Houthi, che dal 2015 combatte contro Riad una guerra più volte interrotta ma mai veramente conclusa con una pace duratura. Nel 2022 era stata firmata una tregua tra le 2 parti, che finora era stata rispettata, nonostante i molteplici attacchi condotti dai ribelli yemeniti contro il traffico mercantile e contro Israele a partire dallo scoppio della guerra a Gaza. Tuttavia, nelle ultime 2 settimane, la tregua è definitivamente saltata, lasciando spazio a una serie di attacchi e contrattacchi che sta facendo più male all’Arabia Saudita che agli Houthi.

La situazione tra Sana’a, capitale de facto del territorio controllato da Ansar Allah, e Riad è peggiorata a partire dal 13 luglio scorso, quando caccia della Royal Saudi Air Force (RSAF) hanno lanciato alcuni missili da crociera STORM SHADOW contro l’aeroporto di Sana’a. L’obiettivo del raid era di impedire l’atterraggio di una delegazione di Houthi di rientro da Teheran, dove aveva assistito ai funerali dell’ex Guida Suprema Khamenei, ucciso il 28 febbraio scorso da USA e Israele. Sebbene i missili abbiano colpito il bersaglio, rendendo inutilizzabile la pista, l’aereo che trasportava la delegazione è riuscito lo stesso ad atterrare in un altro aeroporto (quello di Hodeidah, NdR). In risposta a questo raid, la milizia yemenita ha lanciato missili e droni contro la base aerea King Khalid e l’aeroporto internazionale di Abha. Non ci sono prove che questi vettori siano giunti a bersaglio e abbiano causato dei danni, se non l’interruzione dei voli commerciali all’aeroporto di Abha durante l’attacco.

Il 16 luglio gli Houthi hanno dichiarato che, da quel momento in poi, avrebbero ritenuto obiettivi legittimi tutte le infrastrutture vitali e petrolifere dell’Arabia Saudita, e che l’Iran aveva chiesto loro di essere pronti a chiudere il Mar Rosso nel caso in cui gli scontri con gli USA fossero aumentati di intensità. A quest’ultimo annuncio hanno fatto eco le parole di 3 ufficiali di Ansar Allah, che ad Associated Press hanno confermato che il gruppo sta pianificando da mesi come mettere in pratica un blocco navale a Bab el Mandeb. Ciò verrebbe realizzato impiegando mine navali, barchini d’attacco, droni e elicotteri per permettere l’abbordaggio delle navi, sulla falsariga di quanto avviene nello Stretto di Hormuz. In risposta a questo annuncio, l’Arabia Saudita ha dichiarato di essere pronta a mettere in atto tutte le misure necessarie per proteggere le sue navi.

Il 20 luglio è stata annunciata dagli Houthi l’entrata in vigore di un blocco navale per tutte le navi saudite, o che hanno fatto scalo nei porti del Paese, che transitano attraverso lo Stretto di Bab el Mandeb, riproponendo quanto già fatto tra il 2023 e il 2025 con le navi israeliane.

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