RIVISTA ITALIANA DIFESA
Iran, ai minimi la credibilità politico-militare di Washington 28/07/2026 | Pietro Batacchi

Dopo l’escalation, da qualche giorno è tornata la calma nello Stretto di Hormuz. La situazione resta comunque di tensione altissima, con il fronte saudita-yemenita che si è aperto e con Riad che fatica a contenere gli attacchi con droni e missili degli Houthi contro le proprie raffinerie: in 2 giorni sono state colpite quella di Yezan, che ha bruciato per almeno 48 ore, e quella di Abqaiq.

Insomma, il cosiddetto Asse della Resistenza filo-Persia mostra tutta la sua resilienza, nonostante i duri colpi subiti in questi anni, e ciò crea un grosso problema. In primis, alla sicurezza degli Stati arabi del Golfo: i missili e i droni iraniani più volte hanno bucato le loro difese antiaeree a antimissile, e continuano a farlo, colpendo infrastrutture strategiche e obbiettivi sensibili con sorprendente precisione. La distruzione di alcuni radar di early warning nell’area sin dai primi giorni della guerra ha ridotto i tempi di allerta e messo in grave difficoltà le difese, con gli Iraniani che hanno mostrato rilevanti capacità di intelligence, targeting e pianificazione della missione drone-missilistica. Probabilmente l'assistenza russa ha avuto un ruolo, così come lo studio di oltre 4 anni di guerra in Ucraina e le lezioni apprese con l’impiego dei droni SHAHED/GERAN.

Il secondo aspetto riguarda più in generale gli USA. Washington, a dispetto degli sforzi e dei costi sostenuti, non è riuscita a venire a capo della resistenza iraniana. L’estensione del Paese, la ridondanza della sua struttura di comando e controllo, e del suo dispositivo militare, hanno permesso a Teheran di reggere e di poter mantenere una certa leva, capace di condizionare gli eventi e i negoziati con gli Americani. Gli USA hanno pagato un prezzo molto alto in termini di consumo di risorse militari e sono stati costretti a “sparare” molto, con un pericoloso assottigliamento delle scorte, specie per alcune categorie di missili: TOMAHAWK e THAAD/TALON su tutti, ma pure di PATRIOT ne sono stati “bruciati” tanti, troppi. Nonostante questo, appunto, i Pasdaran sono ancora lì, a contestare punto a punto il controllo di Hormuz e a rilanciare continuamente sul nucleare e gli altri dossier delle trattative.

La credibilità politico-militare americana non è mai stata così bassa: Washington non può proteggere i propri alleati regionali, esposti continuamente alla minaccia di Teheran, e non può capitalizzare la propria superiorità tecnologica, tra vincoli politico-elettorali e sostenibilità nel medio-lungo periodo. Una questione strategica di non poco conto, che altri stanno attentamente studiando, e che merita una riflessione approfondita su come dovrebbero essere ripensati gli strumenti militari occidentali.

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