RIVISTA ITALIANA DIFESA
La svolta estiva di Dassault: un RAFALE di “5ª generazione”, un futuro caccia nazionale e la mossa strategica dello spaceplane VORTEX 23/07/2026 | Marco Giulio Barone

Dassault Aviation ha approfittato della conferenza stampa tenutasi ieri a Saint-Cloud per segnalare che, nonostante un contesto strategico turbolento, il gruppo sta entrando nella seconda metà del 2026 con dati solidi, una roadmap più fitta per il RAFALE e una visione sempre più ambiziosa sia per i programmi di aerei da combattimento di nuova generazione che per quelli relativi agli spazioplani.

Un primo semestre solido

In apertura della sessione,Eric Trappier ha contestualizzato i risultati dell’azienda sullo sfondo del protrarsi della guerra in Ucraina, delle tensioni nel Golfo e di un contesto francese aggiornato sulla pianificazione strategica che aumenta ulteriormente la spesa per la Difesa nazionale. In tale contesto, Dassault ha chiuso il primo semestre con ricavi consolidati rettificati pari a 4,157 miliardi di euro, in crescita del 46% su base annua, trainati principalmente dalle ulteriori consegne di RAFALE all’estero e dalle relative tappe fondamentali di sviluppo e supporto. Il risultato operativo rettificato (Adjusted EBIT) ha raggiunto i 330 milioni di euro, con un margine del 7,9%, mentre l’utile netto rettificato si è attestato a 496 milioni di euro; la liquidità disponibile è salita a poco più di 10,1 miliardi di euro, in gran parte grazie agli acconti relativi alle esportazioni del RAFALE.

Sul fronte dei programmi, nel semestre sono stati consegnati 12 RAFALE, 10 destinati a clienti esteri e 2 alla Francia, e 13 FALCON, oltre a registrarsi ordini per 23 FALCON che hanno più che raddoppiato il volume dell’anno precedente. Il portafoglio ordini consolidato al 30 giugno ammontava a 45,36 miliardi di euro, per un totale di 291 velivoli: 208 RAFALE (165 destinati all’esportazione e 43 per la Francia) e 83 FALCON, a conferma della visibilità a lungo termine della pipeline produttiva. Trappier ha confermato le previsioni per il 2026, con un fatturato che dovrebbe salire a circa 8,5 miliardi di euro, sulla base di consegne di 40 FALCON e 28 RAFALE nel corso dell’anno.

RAFALE: dal “ponte” F4 a un F5 molto più approfondito

Il Presidente-Direttore Generale (PDG) ha dedicato una parte significativa della conferenza stampa al RAFALE, sottolineando come il velivolo continui a rappresentare il pilastro della divisione Difesa di Dassault mentre se ne ridefinisce lo standard futuro. Dal lancio del programma sono stati ordinati 533 RAFALE, di cui 323 destinati all’esportazione, con 208 velivoli ancora da consegnare alla fine di giugno. Parigi ha chiesto di posticipare la consegna di 20 velivoli dal periodo 2031-2032 a quello 2033-2034, una mossa volta a liberare margini di bilancio per i lavori in corso sull’F4.3 e per la riduzione dei rischi relativi all’F5.

All’inizio degli anni 2020, il Ministero delle Forze Armate francese, la DGA e Dassault consideravano il RAFALE F4 come il “ponte” verso l’FCAS: un modo di combattere di quinta generazione racchiuso in una cellula di quarta generazione, basato su una profonda connettività, su un sistema di guerra elettronica SPECTRA potenziato e su evoluzioni incrementali dei radar e dei sensori, piuttosto che su una nuova piattaforma.

Tale evoluzione era sostenuta da una serie di «Plans d’Étude Amont» (PEA), programmi di studio preliminari che la DGA assegna regolarmente per ridurre i rischi legati alle tecnologie chiave, preservare il know-how specialistico e preparare futuri aggiornamenti. CAPOEIRA (Connectivité Améliorée POur les EvolutIons du RAfale) si è concentrato sul miglioramento della connettività e ha prodotto il prototipo del server di connettività di bordo; CARAA (CApacités Accrues pour le Radar RBE2 à antenne Active) e MELBAA (Modes et Exploitation Large Bande pour l’Antenne Active) hanno portato a maturità l’hardware del radar ad array attivo e le modalità a banda larga; INCAS (Introduction des Nouvelles CApacités SPECTRA) e DEDIRA (Démonstrateur de DIscretion du RAfale) hanno esplorato nuovi sensori digitali, tecniche di disturbo e misure di riduzione della firma elettronica per SPECTRA e la cellula.

L’ipotesi di lavoro era che questi PEA avrebbero alimentato principalmente il RAFALE F4 e un F5 relativamente modesto, concepito come un aggiornamento finale “di non-regressione” per mantenere il velivolo allineato con l’FCAS ed evitare l’obsolescenza. Le osservazioni di Trappier a Saint-Cloud confermano che questa logica ha subito un netto cambiamento.

Originariamente concepito come ultima evoluzione dell’F4, l’F5 è ora destinato a diventare uno standard molto più trasformativo. Infatti, Dassault sta lavorando a una versione dotata di nuovi motori, un nuovo radar, un computer di missione e una suite di armamenti aggiornati, oltre a una connettività ampliata, il che implica una cellula significativamente modificata piuttosto che un aggiornamento incrementale.

Il lavoro di sviluppo già in corso si concentra sulla riduzione dei rischi legati alle capacità dell’F5 relative alla componente nucleare aerotrasportata, con un’entrata in servizio prevista tra il 2033 e il 2035 – da qui la riprogrammazione delle consegne francesi – e pone il RAFALE su una traiettoria di capacità molto più vicina a un sistema di “quinta generazione” de facto rispetto a quanto suggerito dal piano precedente.

Al di là delle vendite a breve termine, Trappier ha sottolineato come le funzioni di autonomia previste e le capacità di manutenzione predittiva associate all’F5 – supportate da strumenti di intelligenza artificiale sovrani e sviluppati internamente, oltreché da un monitoraggio costante della cellula basato sui big data – siano destinate a mantenere la rilevanza del RAFALE fino agli anni ’40, estendendo di fatto il ruolo della famiglia RAFALE come principale pilastro dell’aviazione da combattimento francese ben oltre l’orizzonte del 2040 che 4 anni fa ha definito la pianificazione del FCAS.

Ciò è tanto più necessario in quanto Dassault ha confermato che sono in corso trattative con potenziali nuovi clienti per il caccia francese.

Il caccia post-SCAF: leadership nazionale, partnership aperta

La parte politicamente più delicata della conferenza stampa ha riguardato il futuro dell’aviazione da combattimento europea a seguito della cessazione del quadro SCAF/NGF.

Nel 2018, i pianificatori francesi puntavano a realizzare un dimostratore binazionale finanziato intorno al 2022 e in grado di volare entro il 2026, con lo SCAF/FCAS destinato a sostituire il RAFALE e l’EUROFIGHTER intorno al 2040, nell’ambito di un’architettura di governance attentamente bilanciata tra Parigi e Berlino.

Tale tempistica ha ora lasciato il posto a un riorientamento a livello nazionale: Trappier ha confermato che il Presidente francese e il Cancelliere tedesco hanno deciso “di comune accordo” di interrompere il programma SCAF NGF, costringendo Parigi a tracciare una rotta alternativa.

Dassault è in trattativa con lo Stato francese per lanciare un nuovo dimostratore di caccia costruito su base franco-francese, con l’obiettivo di un primo volo intorno al 2031, qualora venisse presa una decisione governativa prima delle prossime elezioni presidenziali.

Fondamentalmente, Trappier ha sottolineato che Dassault è strutturalmente aperta a partnership, sia europee che extraeuropee, ma ha ribadito che le scelte relative agli alleati e alle architetture rimangono una prerogativa sovrana dello Stato francese.

I colloqui con Saab sono tra le opzioni più allettanti, e un’alleanza riunirebbe di fatto i costruttori di velivoli da combattimento più esperti d’Europa (o quantomeno i 2 attori europei oggi in grado di gestire un programma per aerei da caccia in piena autonomia). Rispetto al GCAP e al progetto franco-tedesco, alcuni pianeti sarebbero meglio allineati in termini di requisiti, almeno teoricamente. In effetti, entrambi i Paesi gradirebbero un velivolo più piccolo e meno costoso/ambizioso del GCAP, compatibile con le operazioni su portaerei (requisito chiave francese) e con decolli e atterraggi da piste corte (requisito chiave svedese).

A nostro parere, questa architettura e il recente rinforzamento dei legami industriali e strategici osservati tra la Francia e i Paesi del Golfo suggeriscono che attori come gli Emirati Arabi Uniti – che si stanno già posizionando come protagonisti di primo piano nel mercato europeo e negli ecosistemi industriali del settore aereo – potrebbero cercare di ricoprire un ruolo nel programma qualora Parigi decidesse di aprire le porte, sebbene questa rimanga un’ipotesi esterna piuttosto che un obiettivo dichiarato da Dassault.

Rispondendo indirettamente alle recenti dichiarazioni del Presidente francese Emmanuel Macron, che ha chiesto alle aziende del settore della difesa di “fare di più, assumersi maggiori rischi”, Trappier ha ribattuto, seppur diplomaticamente, che quando Dassault ha anticipato circa 1/4 delle attività di ricerca e sviluppo sulla base di garanzie statali che non si sono poi concretizzate, l’azienda ha in definitiva perso quei fondi, e quindi il settore privato rimane molto scettico sulla capacità politica di rispettare gli accordi.

Alla luce di tale esperienza, il percorso del nuovo caccia viene progettato per preservare la libertà d’azione nazionale – correggendo i rischi di dipendenza evidenziati nella fase di gestazione del FCAS – pur rimanendo sufficientemente modulare da poter accogliere partner quando, e se, le decisioni a livello statale lo consentiranno.

Aeromobili spaziali e orbita a doppio uso: VORTEX-D e VORTEX-S

Nello spazio, Dassault sta sviluppando una duplice capacità incentrata sui concetti di “avion spatial” riutilizzabili sotto il marchio VORTEX.

VORTEX-D è un dimostratore in scala ridotta, attualmente sostenuto da un accordo di supporto con l’agenzia francese per gli appalti della difesa (DGA). La sua definizione generale è stata completata e sono stati effettuati i primi ordini di equipaggiamento, aprendo la strada allo sviluppo di un dimostratore completo.

VORTEX-S, al contrario, è la prima versione operativa offerta all’Agenzia Spaziale Europea, con Dassault a capo di un team industriale che include OHB e che agisce in qualità di progettista generale e integratore dell’aeronave spaziale, mentre OHB si assume la responsabilità del modulo di servizio.

Trappier ha chiarito che Dassault sta cercando partner sia europei che extraeuropei per le fasi successive di VORTEX-S, in linea con le più ampie ambizioni francesi di una presenza in orbita più autonoma ma al contempo interconnessa. Sebbene definiti come progetti di velivoli spaziali, VORTEX-D e VORTEX-S fanno parte di una visione più ampia di convergenza civile-militare nello spazio, in cui piattaforme di volo riutilizzabili, il controllo sovrano sulle traiettorie e sui carichi utili e solide partnership industriali supportano sia le missioni strategiche che quelle commerciali. In tal senso, l’attività spaziale di Dassault rispecchia il suo approccio nel settore dell’aviazione da combattimento: garantire l’autorità nazionale nella progettazione pur rimanendo aperta a capitali, tecnologie e mercati esterni.

Base industriale e struttura digitale

A sostegno di queste ambizioni di programma c’è un continuo processo di modernizzazione in tutta la rete industriale di Dassault. L’azienda sta raddoppiando lo spazio produttivo a Mérignac, costruendo un nuovo stabilimento DRAL in India, potenziando le piste di Istres per accogliere il FALCON 10X e installando 22.000 m2 di pannelli fotovoltaici in siti quali Argonay, Cergy, Poitiers e Mérignac, con l’autoconsumo dell’energia elettrica generata che migliora la resilienza e la sostenibilità.

Parallelamente, Dassault sta armonizzando i dati e gli strumenti di ingegneria attorno alla piattaforma 3DExperience di Dassault Systèmes, modernizzando i sistemi di esecuzione di fabbrica con APRISO e implementando soluzioni interne sicure basate sul cloud e di collaborazione come BLEU e Microsoft Teams.

Sul fronte digitale, Trappier ha sottolineato l’implementazione di funzionalità di IA generativa sovrana, ospitate internamente nei data center di Dassault, integrate come assistenti per accelerare l’accesso alla conoscenza, la traduzione, il miglioramento dei documenti e lo sviluppo del software.

Per il RAFALE F5, questi strumenti saranno alla base della progettazione delle funzioni di autonomia e dei concetti di collaborazione uomo-macchina, mentre la manutenzione predittiva basata sui “big data” aggregati provenienti dalle flotte militari mira a migliorare la disponibilità dei velivoli. Nel loro insieme, gli investimenti industriali e digitali delineati a Saint-Cloud suggeriscono che Dassault si stia preparando non solo per il prossimo standard RAFALE, ma per un ecosistema più ampio in cui aerei da combattimento, spazioplani e sistemi di supporto avanzati operino su una spina dorsale tecnologica sovrana.

Seguiteci sui nostri canali Telegram, Facebook, X e YouTube.

 


Condividi su:  
News Forze Armate
COMUNICATI STAMPA AZIENDE