Un'altra notte di guerra.
In un tentativo di sbloccare l'impasse sui negoziati, come annunciato ieri sera dal Presidente Trump, gli USA hanno lanciato una serie di attacchi aerei contro l'Iran, impiegando anche una cinquantina di missili TOMAHAWK.
Nell'attacco sono stati presi di mira principalmente obbiettivi dell'Iran meridionale, nelle aree di Bushehr e Bandar Abbas, e sulle isolette dello Stretto di Hormuz, ma anche installazioni militari nel nord del Paese, in particolare nelle aree di Karaj (aeroporto di Payam) e Pishva.
Un esercizio di diplomazia coercitiva, rispetto al quale, però, la risposta iraniana non si è fatta attendere: Teheran ha difatti lanciato missili e droni contro Kuwait, Giordania e Bahrain, rilanciando così la posta. In Giordania è stata colpita la base di Salti, dove sono schierati una sessantina di caccia americani, mentre dovrebbe essere stata nuovamente colpita l’area della base della Quinta Flotta dell’US Navy in Bahrain.
Teheran ha dichiarato anche la completa chiusura dello Stretto di Hormuz, e pare che un paio di navi siano state oggetto di attacchi. Il Presidente Trump ha affermato che se l'Iran non accetterà un accordo, gli attacchi ripartiranno e l'Iran "verrà fatto a pezzi", segnalando la propria disponibilità a giocare a questo punto la carta dell'escalation.
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