Nella notte tra il 23 e il 24 maggio la Russia ha lanciato contro l’Ucraina un massiccio attacco missilistico.
Secondo i dati ufficiali ucraini, i Russi hanno lanciato circa 90 missili (a noi risulta siano almeno un centinaio, NdR) e 600 droni: il bersaglio principale è stato Kiev e il relativo Oblast, sebbene l’ondata di attacchi abbia investito anche altre aree del Paese. Almeno 4 morti e oltre 83 feriti sarebbero stati conteggiati in tutto il territorio nazionale.
L’attacco ha visto l’impiego di un arsenale missilistico straordinariamente diversificato, con circa:
- 20 missili da crociera aviolanciati Kh-101, lanciati da almeno 4 bombardieri Tu-95MS dalla regione di Kostroma occidentale. Da notare come questi missili da crociera abbiano rilasciato su larga scala (sebbene non sia stata la prima volta in assoluto) sia flares che, probabilmente, chaff;
- circa 30 missili da crociera ISKANDER-K, lanciati da terra dagli Oblast di Bryansk e Kursk;
- 18 missili cruise KALIBR, lanciati da 3 unità di superficie della Flotta del Mar Nero a Novorossiysk;
- circa 30 missili balistici ISKANDER-M/S-400, da Bryansk, Kursk, Voronezh e dalla Crimea;
- 6 missili ipersonici ZIRCON, lanciati da sistemi terrestri dalla Crimea occidentale;
- 5 aerobalistici KINZHAL, scagliati da MiG-31K decollati dal Tambov;
- 1 missile balistico a raggio intermedio (IRBM) ORESHNIK, da Kapustin Yar, nell’Oblast di Astrakhan, lanciato contro Bila Tserkva (Oblast di Kiev)
Le difese aeree ucraine hanno intercettato almeno 24 missili (8 KALIBR, 6 ISKANDER-M, 5 Kh-101 e 5 ISKANDER-K), e abbattuto o soppresso elettronicamente circa 549 droni.
Nel dettaglio, il raid si è aperto intorno alle 23:30 ora italiana con 3 missili aerobalistici KINZHAL scagliati contro la base aerea di Starokostyantyniv (Oblast di Khmelnytsky). Verso la mezzanotte è partito l’attacco a Kiev, con una salva di circa 10 missili balistici ISKANDER-M contro la capitale, combinata con il lancio di 1 IRBM ORESHNIK diretto su Bila Tserkva (Oblast di Kiev, circa 80 km a sud) con le 6 testate MIRV equipaggiate con 6 submunizioni ciascuna come visibile da diversi video. Degli ISKANDER-M soltanto 4 sarebbero stati intercettati dalle difese ucraine. Intorno all'01:00 altri 2 KINZHAL hanno colpito nuovamente la base di Starokostyantyniv, mentre parallelamente le unità della Flotta del Mar Nero hanno lanciato 18 missili cruise KALIBR, nel primo impiego operativo della componente navale russa da metà marzo. Alcuni vettori hanno colpito nell'Oblast di Kirovohrad, altri sono arrivati a bersaglio su Kiev intorno alle 02:00. Sempre intorno alle 02:00, ulteriori 2-3 ISKANDER-M sono stati lanciati sulla capitale con impatti registrati, mentre dalla Crimea sono stati lanciati 4 missili ipersonici ZIRCON, sempre contro Kiev. Poco dopo le 02:00 sono entrati nello spazio aereo ucraino 20 missili cruise aviolanciati Kh-101, seguiti alle 02:30 da 10-12 missili cruise ISKANDER-K basati a terra. Kh-101 e ISKANDER-K hanno iniziato a impattare a partire dalle 02:30-02:50 sulla periferia est, nordest e nord di Kiev, con una decina di impatti complessivi. Nello stesso lasso temporale, alcuni ISKANDER-M hanno colpito Dnipro. L’attacco è poi proseguito con altri ISKANDER-K lanciati su Kiev e diversi impatti, per concludersi verso le 04:30 ora italiana.
Diversi attacchi hanno causato danni su cui non ci sono dettagli (neppure rintracciati a livello di social media e altri fonti aperte, perché trattasi di obiettivi militari), in particolare negli Oblast di Khmelnytskyi (la base aerea di Starokostyantyniv, bersagliata con i KINZAHL in 2 distinte ondate, NdR), Kirovohrad (possibilmente la base aerea di Kanatove), Zhytomyr, Odesa (nei pressi di Mayaky), Poltava (nella parte nord-occidentale dell’Oblast), e Dnipropetrovsk (a sud di Dnipro).
Per quanto riguarda Kiev, come detto obiettivo principale dell’attacco, sono sicuramente stai colpiti: l’ufficio distrettuale dell’SBU di Podil; la zona industriale di Darnytska (sulla quale sarebbero impattati gli ZIRCON); alcuni stabilimenti industriali, (la maggior parte dismessi); un business Park; un supermercato; gli edifici del Consiglio dei Ministri, del Ministero degli Affari Esteri, nonché alcune ambasciate ed edifici delle Nazioni Unite (tutti con danni minori); vari edifici residenziali commerciali e di intrattenimento nelle zone centrali (particolarmente nel quartiere Podil).
L’area intorno alla stazione della metropolitana Lukianivska (nonché la fermata di per sé), quella vicina allo stabilimento di produzione di armamenti Artem (probabilmente non colpito), è stata interessata di un fumo persistente per ore, e testimonianze hanno riportato crepe nel soffitto delle banchine della metropolitana usate come rifugio dalla popolazione civile.
L’ORESHNIK: il terzo impiego in guerra
A Bila Tserkva, città di circa 200.000 abitanti a 70 km dalla capitale, un ORESHNIK (non 2, come inizialmente riportato) ha scaricato 6 veicoli di rientro multipli, ciascuno con 6 submunizioni, per un totale teorico di 36 ogive sull’area bersaglio.
Non è chiaro quale fosse l’obiettivo dell’attacco: secondo canali russi si sarebbe trattato della base aerea alla periferia ovest della cittadina, mentre altre fonti riportano come bersaglio la zona industriale. Il risultato fisico: una cooperativa di garage distrutta, alcuni edifici industriali danneggiati, 3 box bruciati. Zero le vittime. IRBM dal costo unitario stimato fra i 50 e 100 milioni di dollari, l’ORESHNIK ha determinato così pochi danni perché le sue testate erano del tutto inerti, praticamente ogive di ferro senza alcuna carica esplosiva convenzionale.
Cosa che del resto si era già verificata nei 2 casi precedenti di impiego, e cioè a Dnipro, il 21 novembre 2024, allorquando era stato colpito un impianto industriale, con danni fisici minimi, e nei pressi di Leopoli, lo scorso 9 gennaio, quando ad essere ingaggiato è stato un impianto di riparazione per MiG-29 e F-16 ucraini. In quel caso i danni accertati riguardarono circoscritte penetrazioni in alcune strutture in cemento, crateri in un’area boschiva adiacente, e l’allagamento di un archivio sotterraneo dove, ironicamente, sarebbero andate distrutte le opere complete di Lenin (nota di colore di tanto in tanto riportata ma forse un po’ apocrifa…).
Da notare come in tutti i casi di impiego dell’ORESHNIK, la Russia pre-notifichi agli USA attraverso i canali di riduzione del rischio nucleare, e l’Ambasciata americana puntualmente emetta un avvertimento il giorno precedente, perché, con i suoi oltre 5.500 km di gittata (si parla del resto di uno tra i sistemi d’arma sviluppati in violazione al Trattato INF del 1987, protagonisti di quelle varie dinamiche che hanno portato al fallimento del connesso regime di controllo degli armamenti) e la sua configurazione MIRV, ogni lancio di ORESHNIK presenta l’intrinseca potenzialità di scatenare escalation che vanno ben oltre l’Ucraina.
A lungo si è stimato come la Russia disponesse di soli 3-4 esemplari di lanciatori di pre-serie per questo IRBM, la cui produzione vera e propria sarebbe iniziata lo scorso anno a un ritmo di 5 missili l’anno (non esistono cifre affidabili circa la produzione di ulteriori lanciatori, però). Chissà se è davvero così. Anche del KINZHAL prima della guerra di parlava di 12-20 esemplari al massimo: sia come sia, perché utilizzare un sistema costosissimo, adattato all’impiego di mere testate inerti in grado di produrre danni fisici inferiori a quelli determinati da un ISKANDER-M da 3 milioni di dollari con 700 kg di esplosivo ad alto potenziale? Il rapporto costo-efficacia è indubbiamente pessimo. Varie interpretazioni dominano il dibattito:
- Dimostrazione di capacità verso i supporter europei all’Ucraina, in forma di minaccia implicita su come si potrebbe alla bisogna armare il missile nella sua maniera primaria, e cioè con MIRV nucleari. Personalmente non ci convince molto: che i Russi siano in grado di lanciare missili nucleari non è una gran scoperta, né qualcosa che vada di tanto in tanto rammentata (oltretutto, diversi missili che la Russia impiega contro l’Ucraina da oltre 4 anni hanno anche capacità nucleare, NdR);
- Test operativo in condizioni reali: ogni lancio servirebbe a fornire dati tecnici e di dispersione impossibili da raccogliere su poligoni di tiro. Anche questa interpretazione non ci convince. I Russi dispongono di poligoni del tutto idonei dove testare questi missili, e non vi è alcun valore aggiunto a farlo nel contesto della guerra ucraina, in quanto le forze di Kiev non annoverano alcun sistema di difesa aerea idoneo a contrastare gli ORESHNIK, e quindi non vi è alcun dato particolare da “combat test” da raccogliere e processare;
- Pressione psicologica: l’annuncio di un lancio ORESHNIK (i Russi magari sperano) dovrebbe provocare a lungo andare ore di allerta, evacuazioni di massa, paralisi economica. Questa interpretazione ci convince un po’ di più, perché, mutatis mutandis, è del resto quello che Mosca sta tentando di determinare dopo ogni campagna di bombardamento di una certa rilevanza (come quelle invernali, ad esempio, o comunque contro le infrastrutture energetiche). Ebbene, come per queste ultime, nessun effetto distruttivo sul morale ucraino ancora si è registrato, e agli annunci americani di imminente lancio di ORESHNIK (che non vengono mai menzionati; le comunicazioni tuttavia vengono fatte con un frasario circonvoluto del tutto intellegibile per chi vive e opera in Ucraina) nessun effetto terrore si è verificato, e anzi l’irrilevanza dei danni che puntualmente si rileva quasi suscita senso del ridicolo fra la popolazione ucraina.
Circa l’ultimo punto, è peraltro opportuno ricordare come l’analisi dei rottami di risulta dei precedenti 2 impieghi di ORESHNIK abbia rivelato una realtà ben lontana da “Wunderwaffe” per questo IRBM: tecnologia a valvole dell’epoca di Gagarin, giroscopi analogici, schede con componenti di fine decennio scorso. Tutto questo, però, non ci autorizza ad entrare nel coro derisorio dell’ORESHNIK.
L’approccio russo agli armamenti a volte segue logiche che possono apparire strambe ma che invece qualche senso ce l’hanno. Ad esempio, il fatto che alcuni sottosistemi del missile usino componenti analogici datati, resistenti agli impulsi elettromagnetici (EMP), potrebbe essere dovuto non a problematiche di una supply chain sotto sanzioni, quanto ad una scelta deliberata, perché, mentre transistor e chip moderni sono vulnerabili all’EMP, le valvole lo sono molto meno. Analogamente, potrebbe non necessariamente esservi alcuna particolare arretratezza tecnologica, ma potenzialmente una scelta progettuale mirata a garantire la sopravvivenza del sistema in ambienti di guerra elettronica intensa.
E poi rimane il fatto per il quale nessuno in Europa (probabilmente, nemmeno quello che rimane, o è destinato a rimanere, della presenza americana sul continente), è in grado di difendersi dai MIRV (inerti o meno) di un IRBM, se non con meccanismi di deterrenza. Quindi, a conti fatti, c’è ben poco da ridere.
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