RIVISTA ITALIANA DIFESA
Iran, weekend ad altissima tensione 22/05/2026 | Pietro Batacchi

Continuano le trattative sull’Iran, ma i nodi restano. Oggi era in programma un viaggio del Generalissimo Asim Munir, il “padrone del Pakistan”, a Teheran, ma secondo alcune fonti il viaggio sarebbe stato cancellato.

Troppa distanza ancora tra Iran e Stati Uniti, specie sul nucleare e trasferimento dell’uranio all’estero, e sul controllo dello Stretto di Hormuz. Negli ultimi giorni sono uscite diverse notizie su presunte tensioni tra Washington e Tel Aviv, con l’impazienza di Netanyahu di attaccare nuovamente l’Iran e la prudenza di Trump, che starebbe deliberatamente prendendo tempo per cercare di fare un accordo con Teheran.

In realtà, la sensazione è che possa trattarsi anche di dissimulazione, per celare le vere intenzioni di America e Israele, e ricercare l’effetto sorpresa di una nuova campagna di raid, questa volta definiva e decisiva. Si preannuncia, dunque, un weekend ad altissima tensione.

Sul campo, nel frattempo, la situazione non cambia: il dispositivo aero-navale americano non è stato ridimensionato; anzi, decine e decine di voli cargo hanno trasferito in queste settimane equipaggiamenti e armamenti in area operativa. La guerra è stata onerosa e ha messo a dura prova gli arsenali: solo nei primi 16 giorni, è stato consumato il 25% abbondante dello stock di TOMAHAWK e il 40% degli intercettori TALON delle batterie THAAD. Secondo un recente report del Congressional Research Service, un mese di guerra è costato 30 miliardi di dollari, mentre 42 aeromobili (aerei, elicotteri e droni) sono stati perduti o danneggiati, per un valore di 2,6 miliardi (con le cifre reali che sono in realtà maggiori).

L’Iran, dal canto suo, ha mantenuto una certa capacità di attrito e in queste settimane di cessate il fuoco avrebbe riattivato anche alcune città missilistiche sotterranee. In queste condizioni, una nuova fase della guerra non può protrarsi a lungo, ma, appunto, deve essere decisiva. L'alternativa è accettare sine die questa situazione di incertezza: una “guerra fredda” che si combatte sul piano economico e cognitivo. Il controllo di Hormuz che resta contestato, con il traffico ancora lontano dai flussi regolari, e il blocco americano sui porti iraniani, lanciato il 13 aprile, ancora in piedi. La scommessa di Trump è che la combinazione di sanzioni, blocco e pressione militare, scalfisca alla fine la posizione negoziale di Teheran costringendola a mollare.

Specie il blocco, sta mettendo a dura prova la già disastrata economia iraniana. I depositi e terra si stanno riempiendo, siamo quasi al 70% delle capacità, e questo ha costretto Teheran a riconvertire vecchie petroliere in piattaforme di stoccaggio galleggianti. Ad oggi, sono almeno una cinquantina le petroliere iraniane impiegate per lo stoccaggio: il 65% in più rispetto all'inizio del blocco.

Trump punta su questo, ma il rischio è alto. Perché questa situazione di “guerra non guerra” ha impatti enormi sulla stabilità economica e finanziaria globale, e, alla fine, pure sulle “tasche” degli Americani.

Seguiteci sui nostri canali Telegram, Facebook, X, YouTube e Instagram.

 


Condividi su:  
News Forze Armate
COMUNICATI STAMPA AZIENDE