Durante la recente visita del Presidente Trump in Cina dal 13 al 15 maggio, l’aerospazio e le terre rare sono stati al centro delle discussioni tra le 2 delegazioni, come dimostrato dalla presenza dei CEO delle grandi aziende USA operanti nei 2 settori e non solo.
Da Washington non sono mancati gli annunci trionfalistici riguardo alla firma di diversi accordi definiti di portata “storica”, tra cui uno per la vendita alla Cina di 200 aerei prodotti da Boeing. Questa intesa rappresenta il primo impegno da parte di Pechino ad acquisire velivoli americani dal 2017, quando, in occasione della precedente visita di stato del Presidente Trump, la Cina comprò 300 aerei da Boeing, nello specifico dei 737, dei 787 DREAMLINER e dei 777.
Tuttavia, nelle dichiarazioni ufficiali cinesi non è stata fatta alcuna menzione del suddetto accordo, reso noto dal Presidente Trump lo scorso giovedì, mentre Boeing ha fornito la conferma di un’intesa iniziale tra le parti, senza che però la stessa azienda abbia comunicato maggiori dettagli. L’annuncio ha provocato un calo del 4% delle azioni della società americana, poiché l’esito dell’incontro non ha soddisfatto le elevate aspettative iniziali, con alcune indiscrezioni che ipotizzavano un accordo su numeri considerevolmente più alti, intorno alle 500 unità.
Sul fronte delle terre rare, invece, l’incontro tra i 2 leader ha prodotto pochi risultati concreti, al punto che nel comunicato ufficiale cinese non è presente alcun riferimento all’argomento, mentre in quello della Casa Bianca si afferma che Pechino affronterà la questione delle forniture di terre rare e minerali critici, tra cui ittrio, scandio, neodimio e indio, quest’ultimo menzionato per la prima volta nelle dichiarazioni ufficiali di Washington. Inoltre, nel comunicato della Casa Bianca si dichiara che la Cina affronterà la questione relativa a limitazioni e restrizioni alla condivisione di tecnologie ed equipaggiamento per la produzione e raffinazione di terre rare, introdotte nel dicembre 2023 con il blocco dell’esportazione di processi e tecnologie di estrazione e separazione liquido-liquido delle terre rare, di produzione di metalli e materiali in lega a base di terre rare, di produzione e preparazione di magneti al samario-cobalto, neodimio-ferro-boro e cerio e di preparazione di cristalli ottici a base di borato di calcio e terre rare, rese più rigide dallo scorso ottobre con il divieto per i cittadini cinesi di partecipare a progetti esteri senza autorizzazione preventiva, con quest’ultima misura però momentaneamente sospesa fino al prossimo novembre.
Di conseguenza, le restrizioni all’export di terre rare cinesi varate nell’aprile 2025 rimangono in vigore. Queste includono la licenza obbligatoria per l’esportazione di samario, gadolinio, terbio, disprosio, lutezio, scandio, ittrio, controlli sui magneti permanenti basati su neodimio, disprosio, terbio, samario, limitazioni all’esportazione verso aziende della difesa USA, contractors militari o per applicazioni dual-use, controlli sulla diffusione delle tecnologie di raffinazione e lavorazione. Rimane valida fino a novembre 2026 anche la sospensione delle misure più rigide introdotte lo scorso ottobre in risposta ai dazi applicati dall’Amministrazione Trump nel Liberation Day dell’aprile 2025, tra cui il già citato divieto per i cittadini cinesi di partecipare ai progetti esteri e l’obbligo di richiedere l’autorizzazione per esportare beni prodotti fuori dalla Cina se contengono materiali o tecnologie.
Il Ministro del Commercio cinese Wang Wentao ha definito come “provvisorie” le intese discusse dalle 2 delegazioni, evidenziando la necessità di ulteriori negoziati tra le parti, che si terranno durante la visita del Presidente Xi Jinping a Washington nel prossimo autunno.
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