RIVISTA ITALIANA DIFESA
Record di droni contro l’Ucraina: Mosca alza il tiro ai confini della NATO 14/05/2026 | Igor Markic

Nel corso della giornata di ieri, mercoledì 13 maggio, la Russia ha condotto uno degli attacchi aerei più massicci dall’inizio dell’invasione su larga scala, con un totale di circa 890 droni lanciati nell’arco di un’unica giornata, con l’attacco che è poi proseguito nel corso della notte, portando il totale a oltre 1.300 droni in 24 ore!

Ad essere precisi, le ondate sono iniziate nella notte tra il 12 e il 13 maggio, la Russia ha lanciato almeno 139 droni (SHAHED/GERBERA, ITALMAS e droni-esca PARODIYA) da direzioni diverse: Kursk, Bryansk, Millerovo, Primorsko-Akhtarsk e Chauda (Crimea occupata). La difesa aerea ucraina ha abbattuto o soppresso tramite Guerra Elettronica 111 di questi (circa l’80%), mentre 20 droni hanno colpito 13 bersagli e altri detriti da droni abbattuti sono caduti in 4 ulteriori località.

Durante le ore diurne del 13 maggio, tra le 8:00 e le 18:30, la Russia ha lanciato altri (almeno) 753 droni, portando il totale della giornata a oltre 892 unità secondo lo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine. Le difese aeree, sempre secondo le statistiche delle FA ucraine, hanno neutralizzato o soppresso 710 bersagli. Complessivamente, 36 droni hanno centrato i loro obiettivi, con detriti di droni abbattuti segnalati in altre 26 località.

L’attacco diurno si è sviluppato in almeno 8 ondate successive, alcune sorvolanti anche il territorio bielorusso, e composte anche di qualche esemplare di droni a reazione GERAN-3 o di sciami operanti in modalità “mesh network”, sebbene in numero limitato. Fonti ucraine hanno confermato la presenza di missili nell’attacco, ma i dati definitivi sui tipi e quantitativi non sono stati ancora rilasciati. L’attacco missilistico vero e proprio, come si aspettavano le stesse autorità ucraine, si è poi verificato nella notte tra ieri e oggi, ed è analizzato in un altro articolo.

L’Ufficio del Presidente ha confermato danni su 23 strutture ferroviarie in tutta l’Ucraina, e relativi a 3 locomotive, 7 carrozze ferroviarie suburbane, 8 carri merci, 5 sottostazioni di trazione, 5 depositi ferroviari e 2 ponti. NAFTOGAZ ha confermato attacchi anche alle infrastrutture del gas in più Oblast, tra cui un sito di produzione gas in quello di Kharkiv e un impianto industriale in quello di Zhytomyr.

La Zakarpattia, area confinante con Slovacchia, Ungheria, Romania e Polonia (e dunque con la NATO), ha subito l’“attenzionamento” più massiccio mai registrato dall’inizio dell’invasione su larga scala. Tra gli obiettivi in questa regione almeno un trasformatore presso una stazione ferroviaria e strutture industriali nelle aree di Svaliava e Uzhhorod.

Un drone si è avvicinato pericolosamente al confine slovacco prima di abbattersi sul territorio ucraino nei pressi di Perechyn. La Slovacchia ha chiuso per qualche ora i valichi con l’Ucraina, formando code di civili intrappolati nelle zone neutre di confine. L’Ungheria, dal canto suo, ha convocato l’Ambasciatore russo, con il neo-Premier Peter Magyar che ha definito l’attacco il più grave mai sferrato contro una regione a minoranza ungherese.

Al di là dei numeri che parlano da soli circa la dimensione delle ondate di attacco, l’intero episodio si colloca nel solco di una serie di escalation progressive contro le regioni occidentali dell’Ucraina, e quindi quelle più vicine al fianco orientale della NATO. Negli ultimi tempi la Russia ha iniziato a colpire con sempre maggiore frequenza la Zakarpattia con droni singoli o in piccole ondate, testando sistematicamente le reazioni dei Paesi confinanti.

Finché la Russia manterrà la capacità e la volontà di saturare la difesa aerea ucraina con ondate di questa portata, la sicurezza dei Paesi confinanti non potrà essere data per scontata, qualora le relative ondate di attacco confermeranno il crescente focus russo sulla Zakarpattia.

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