Nella giornata di ieri, il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti - relativamente stabile dalla tregua dell'8 aprile - è entrato in una fase di estrema fragilità.
A fare da “innesco” è stato l'annuncio da parte del Presidente Trump dell'avvio dell'operazione PROJECT FREEDOM (volta a scortare il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz, e sulla quale permane ancora molta confusione), a seguito del quale 2 cacciatorpediniere lanciamissili classe ARLEIGH BURKE, USS TRUXTUN e USS MASON, hanno attraversato lo Stretto scortando con successo 2 navi mercantili battenti bandiera statunitense.
Subito dopo, Teheran ha dichiarato di aver colpito una nave statunitense (con tutta probabilità la USS CANBERRA, LCS classe INDEPENDENCE) nei pressi di Bandar-e Jask con 2 missili balistici antinave KHALIJ FARS: secondo la versione iraniana, la nave avrebbe ignorato ripetuti avvertimenti prima dell'attacco, mentre il CENTCOM ha smentito ufficialmente l'accaduto.
Parallelamente, nel pomeriggio di ieri, l'Iran ha condotto una serie di attacchi contro naviglio commerciale: 2 UAV SHAHED-136 hanno colpito la petroliera emiratina BARAKAH di ADNOC al largo delle coste dell’Oman e, successivamente, sempre alcuni droni hanno attaccato la nave cargo sudcoreana NAMU mentre era ancorata al largo del porto UAE di Umm Al Quwain. Teheran ha poi colpito con UAV il porto emiratino di Fujairah (l’unico degli UAE attrezzato per accogliere navi petroliere che non affaccia sul Golfo Persico, ma sul golfo di Oman), provocando un violento incendio.
L’Iran ha poi lanciato 3 diverse ondate di missili e droni contro gli Emirati Arabi Uniti: secondo il Ministero della Difesa di Abu Dhabi, le difese antiaeree hanno intercettato 12 missili balistici, 3 missili da crociera e 4 UAV. L'Aeroporto Internazionale di Dubai è stato temporaneamente chiuso e il Bahrain ha dichiarato lo stato di emergenza.
Caccia MIRAGE 2000 emiratini hanno poi condotto attacchi nelle aree di Bushehr e Shiraz in Iran, con segnalata attività della contraerea iraniana.
In serata, elicotteri AH-64 APACHE dell'US Army e MH-60 SEA HAWK dell’US Navy, operanti dalla base emiratina di Al Dhafra, hanno affondato 6 motomissilistiche della Marina IRGC nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. Inoltre, decine di tanker americani tra KC-135 STRATOTANKER e KC-46 PEGASUS hanno operato nei cieli del Medioriente dalle basi di Prince Sultan e dall’Aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.
Nonostante nelle ultime ore la situazione sia parzialmente "rientrata", tutto fa pensare che siamo ormai a un passo dal ritorno alla guerra e alle operazioni militari ad alta intensità: i negoziati sono in pieno stallo, la questione di Hormuz è lungi dall'essere risolta e la soglia di escalation si è abbassata sensibilmente rispetto alle settimane precedenti.
Nel frattempo, gli USA continuano a potenziare il proprio dispositivo aero-navale in Medioriente: la portaerei BUSH è giunta nel Mar Arabico (rimpiazzando la FORD, che ha lasciato il Mar Rosso diretta verso la Naval Station Norfolk in Virginia) dove si trovano già la LINCOLN e la LHA TRIPOLI con la 31a MEU. Un segnale di pressione nei confronti di Teheran sui negoziati, ma anche una chiara indicazione che Washington si tiene pronta all'eventualità di un ritorno al conflitto aperto.
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