La dronizzazione degli strumenti militari e dei campi di battaglia è ormai un fatto acclarato. Su RID ne parliamo da anni e, ce lo concederete, su questo abbiamo veramente anticipato un trend. In Ucraina, in Medioriente, ovunque si combatta, il drone si sta rivelando il protagonista assoluto, grazie alla sua versatilità operativa e all’ottimo rapporto costo-efficacia.
L’aspetto più rilevante di questo protagonismo è l’orizzontalità e la diffusione a massa del drone – da qui, appunto, il termine dronizzazione – che interessa armi e specialità diverse, tutte coinvolte allo stesso modo nel medesimo processo; processo che incide in profondità sulla “configurazione” del campo di battaglia, rendendolo più trasparente e più profondo.
Tutto ciò ha chiaramente un impatto significativo sui processi industriali e sulle filiere, alle prese con un requisito fondamentale: produrre tanti droni, di tante tipologie diverse. Un requisito al quale è necessario rispondere in parte con la grande industria - non necessariamente della Difesa, basta osservare il caso Renault in Francia, che può mettere a disposizione di tale “orizzontalità” scali e stabilimenti importanti - ma anche le PMI, che hanno idee, flessibilità e reattività all’evoluzione tecnologica e di mercato, ma mancano di dimensione, infrastrutture, ecc. Ecco perché è necessario coinvolgere le PMI della filiera in una strategia di Paese sistemica, che punti certamente all’innovazione, ma anche a sostenibilità e grandi numeri, in un equilibrio idoneo ad affrontare i nuovi scenari operativi.
Molti Paesi, prendendo ad esempio quanto stanno facendo gli Ucraini, si sono mossi da tempo in questa direzione. In Italia, purtroppo, il processo è più lento e ostacolato da inutili conservatorismi e sclerosi burocratiche. Peccato, perché le tecnologie e il know-how sono presenti, e, come vedremo, sono molto concreti, ma manca la consapevolezza del quadro complessivo e la visione. Negli ultimi anni sono state fatte tante sperimentazioni da parte delle FA e della Difesa italiane, ma già da tempo bisognava passare ai contratti pluriennali, alla scala, e si doveva puntare alla creazione di poli intermedi, potenziando una filiera parecchio frammentata, ma ricca, come si diceva, di competenze.
Tra le realtà più dinamiche in Italia nel settore dei droni, spicca senz'altro General Defence. PMI di base a Roma, sulla cosiddetta “Tiburtina Valley”, General Defence ha oggi una linea di prodotti ben consolidata, lavora a stretto contatto con le FA italiane, partecipando a numerose sperimentazioni, ed è attiva sui mercati esteri. Buone ragioni per una visita e per una panoramica sui principali prodotti: droni mini, quadricotteri “pesanti” e loitering munition.
L’articolo completo è pubblicato su RID 05/26, disponibile online e in edicola.
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