RIVISTA ITALIANA DIFESA
Chi comanda in Iran? La risposta e gli effetti sui colloqui 21/04/2026 | Pietro Batacchi

Sul secondo round dei negoziati tra USA e Iran, che dovrebbe prendere il via tra oggi e domani a Islambad, pesa l’incognita delle divisioni all’interno del regime di Teheran.

Sono in molti, infatti, a ritenere che la guerra abbia spostato ancor di più il baricentro del potere verso l’ala intransigente e dura del regime, che comprende i Pasdaran, e il loro attuale Capo, Ahmad Vahidi, e alcuni “grandi vecchi”, per ora sopravvissuti al rullo compressore israelo-americano. Tra questi ultimi, 2 su tutti: Saeed Jalili, già Ministro con Ahmadinejad, e consigliere dell’allora Presidente, oggi membro del Consiglio del Discernimento (l’organo deputato a risolvere le controversie tra Consiglio dei Guardiani e Parlamento), e Mohammad Bagher Zolghadr, anche lui ex Ministro con Ahmadinejad ed attualmente Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale al posto dell'assassinato Larjani. Si tratta di un blocco, molto solido e ben radicato nell’organizzazione securitaria e nella società iraniana, che non accetta il compromesso con gli Americani sul nucleare e su Hormuz, mettendo sul tavolo la resilienza dell’Iran e la capacità di innalzare ulteriormente i costi della guerra, qualora questa dovesse riprendere. Linea dura per spuntare ad un indebolito Trump maggiori concessioni.

Dall’altra parte c’è l’ala pragmatica del regime - il Ministro degli Esteri Araghchi e il Presidente Pezeshkian, con lo speaker del Parlamento Ghalibaf (in foto) a fare da pontiere – che è ben consapevole della devastazione che la guerra ha provocato nel Paese, aggravandone una crisi economica già acutissima, e che teme che questi costi possano scalare ancora se si tornasse alle armi. Insomma, una spaccatura, molto più profonda di quanto si possa pensare, con la quale gli Americani devono fare i conti.

Trump ha già chiaramente detto che senza un accordo si torna alle bombe, ma sa benissimo che una nuova fase della guerra, più intensa della precedente, potrebbe renderne il costo, già oggi estremamente salato, insostenibile, con conseguenze incalcolabili per la stabilità economica e finanziaria globale.

Insomma, un cul de sac dal quale è difficile uscire senza le ossa rotte. Per inciso: le ossa di tutti.

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