Al Trattato per la messa al bando delle mine anti-uomo (meglio conosciuto come Convenzione di Ottawa) hanno aderito 165 Stati sui 193 riconosciuti dall’ONU. L’Italia è stata tra i primi Paesi a completare la distruzione di tutte le proprie scorte. Tuttavia, alcuni dei principali attori della scena geopolitica internazionale e dei Paesi che hanno partecipato a recenti conflitti non hanno mai aderito: Russia, Cina, Stati Uniti, India, Pakistan, Corea del Sud, Corea del Nord, Israele, Iran, Siria, Egitto, Libano, Georgia, Armenia, Azerbaijan, ecc…
Anche la Convenzione di Oslo per il divieto delle munizioni a grappolo ha avuto un gran numero di firmatari: 112. Tuttavia, tra coloro che non ne fanno parte, vi sono gli stessi Paesi che non avevano aderito alla Convenzione di Ottawa. La motivazione che ha portato alla stipula di questi trattati è la medesima: evitare che queste armi, una volta utilizzate, restino sul terreno, spesso per anni, rappresentando grave pericolo per la popolazione civile anche dopo la fine delle ostilità. Peraltro, l’utilizzo di queste armi consente un vantaggio significativo: le mine (anti-uomo o anti-carro) consentono di impedire il movimento delle forze nemiche, bloccandole o canalizzandole verso le cosiddette killing zone; le munizioni a grappolo rilasciate da bombe d’aereo, razzi e missili consentono di attaccare bersagli areali (non puntuali); infine, spesso il payload delle munizioni a grappolo è costituito proprio da mine anti-uomo o anti-carro, che possono essere così rilasciate a distanze notevoli in tempi molto rapidi.
Nel corso della prima fase dell’invasione russa dell’Ucraina (2014-2022), il territorio ucraino aveva ben presto raggiunto la posizione di 5° luogo a livello mondiale per “incidenti” dovuti a mine. Dal 2022 è diventato il primo al mondo, visto l’utilizzo intensivo di mine da parte della Russia, che ha impiegato enormi quantitativi di missili (9K720 ISKANDER-M, Kh-59/Kh-101) e razzi (BM-21, BM-27 URAGAN, BM-30 SMERCH) equipaggiati con submunizioni di vario tipo, ma anche dell’Ucraina.
L'articolo è disponibile integralmente sull'ultimo numero del nostro aggiornamento settimanale Risk&Strategy WEEKLY, 13/26.
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