Non facciamo come quel marito che per far dispetto alla moglie... ecco, ci siamo capiti. L’Europa non deve perdere tempo e mettere in piedi una missione per la riapertura al traffico commerciale di Hormuz.
Una missione navale robusta, concordata con i nostri partner del Golfo (quelli che ci danno laute commesse militari, e non solo, e tanto petrolio e gas) e con gli Americani, per sminare e accompagnare/scortare le navi in entrata/uscita attraverso la strategica via d’acqua (vi ricordate quanto fu fatto anche durante la Guerra Iran-Iraq?).
È interesse dell’Europa farlo, poiché lo Stretto di Hormuz non può restare chiuso ancora a lungo: ne va del nostro benessere e delle prospettive di tenuta e sviluppo delle nostre economie. Per cui, invece che sparare con il fucilino a tappi contro “l’asse del male Trump-Netanyahu”, diamoci da fare e dimostriamo che l’Europa se vuole, può; assumendosene costi e rischi.
Il tempo della ricreazione è finito, occorrono atti e fatti. Senza piagnucolii.
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