RIVISTA ITALIANA DIFESA
Iran, il fronte marittimo 05/03/2026 | Giuliano Da Frè

A 5 giorni dall’inizio degli attacchi lanciati il 28 febbraio da USA e Israele contro l’Iran, le forze navali di Teheran hanno incassato durissimi colpi. Non solo alle infrastrutture, con basi e arsenali pesantemente colpiti, ma anche alla flotta, poiché sono almeno 20 le unità affondate o distrutte.

L’azione più eclatante è sicuramente stato il siluramento della fregata leggera DENA, effettuato il 4 marzo al largo dello Sri Lanka, da un sottomarino nucleare americano: primo episodio del genere per la US Navy, dopo il 1945, e solo il quarto complessivamente registrato in 80 anni. D’altra parte, i bersagli non mancano, visto che, come per l’intero apparato militare iraniano, anche le forze navali sono suddivise tra quelle “regolari” inquadrate nella Islamic Republic of Iran Navy (IRIN, o NEDAJA), e quelle controllate dai Pasdaran, o Islamic Revolutionary Guard Corps Navy (IRCGN, o SEPAH Navy).

L’IRIN mantiene il controllo delle unità più tradizionali: allo scoppio della guerra circa 24 sottomarini e minisub, 70 tra fregate/corvette, pattugliatori e FAC, un cacciamine ancora prototipico, oltre a 20 unità di supporto e 23 anfibie. Unità inquadrate in 2 Comandi principali (Flotta Nord, con la 4ª Regione marittima del Caspio e base principale a Bandar Azali, e Flotta Sud, con la 1ª Regione marittima di Bandar Abbas che controlla il vitale stretto di Hormuz, e 2ª e 3ª con 7 basi navali strategicamente disposte lungo la sponda est del Golfo Persico), più i comandi di Aviazione Navale, difesa costiera, e la forza anfibia, per un totale di circa 23.000 uomini.

La forza subacquea è stata creata (dopo il fallito tentativo dell’ex Marina imperiale di fine anni ’70) con la consegna nel 1991 di 4 minisommergibili nordcoreani tipo YUNO, copia degli YUGO iugoslavi, seguiti entro il 1996 dai 3 battelli medi diesel-elettrici KILO-877EKMordinati a Mosca nel 1988. Protagonisti di un complicato MLU per dotarli di missili cruise, il solo capoclasse TAREQ risulterebbe operativo dopo un ulteriore refit effettuato nel 2025, con lo YUNES che aveva appena iniziato i collaudi, e il NOOH in bacino. È invece sicuramente stato affondato il 3 marzo il FATEH, primo battello costiero completato autarchicamente nel 2008, lungo 50 m e da 600 t, armato anche con mine e missili C-704/NASR-1, ma non replicato, a dispetto dei molti progetti annunciati. Al contrario dei minisommergibili tipo NAHANG/GHADIR derivati dagli YUNO: circa 20 esemplari realizzati dal 2005 in più versioni, anche armati con missili o posamine, e che potrebbero essere il vero pericolo in eventuali scontri navali nello stretto di Hormuz. Più visibili e vulnerabili le maggiori unità di superficie.

Risultano colpite le 2 vecchie corvette BAYANDOR e NAGHDI (di 4 realizzate negli anni ’60 negli USA, su progetto italiano, e 2 già affondate nella guerra Iran-Iraq), e almeno una delle 3 fregate leggere – lunghe 95 me da 1.540 t – classe ALVAND, realizzate da Vosper nel 1967-1972 e riarmate nel tempo con armi e sensori cinesi; anche in questo caso, una quarta unità era già stata affondata nel 1988, e proprio dalla US Navy. Nel 2001, con un processo di reverse engineering, il progetto Vosper Mk-5 è stato rielaborato, dando vita alla classe MOUDGE, con la prima unità consegnata nel 2010. Dimensionalmente simili all’ALVAND, si presentano tuttavia con un ponte di volo poppiero e nuove armi anche nazionali, e sensoristica avanzata. Modifiche che ne hanno però negativamente alterato la tenuta al mare: già in tempo di pace, infatti, delle prime 4 unità completate entro il 2021, il DAMAVAND (comunque di stanza nel Caspio, non ancora attaccato) è affondato nel 2018, per essere ricostruito col materiale recuperato, mentre il SAHAND è affondato in porto nel 2024, e ha dovuto essere modificato. Il ZAGROS, danneggiato durante la costruzione, è stato infine convertito in un pattugliatore con capacità SIGINT, mentre una settima unità è ancora in cantiere. Il capoclasse JAMARAN è stato invece il primo “centro” effettuato da aerei e missili americani a Bandar Abbas, sorte poi toccata anche al da poco recuperato SAHAND, mentre il DENA, come accennato, è stato silurato e colato a picco (con almeno 87 morti) da un siluro Mk-48 ADCAP lanciato da un SSN americano, ancora non identificato.

Si registrerebbero varie perdite anche tra le FAC (Fast Attack Craft) classe KAMAN, sia nella versione originaria tipo COMBATTANTE-II realizzate in Francia nel 1975-1981, in 10 esemplari (2 affondate negli anni ’80), sia nella copia locale tipo SINA, 5 unità completate in 2 lotti tra 2003 e 2017, più altre in costruzione. Tra il naviglio minore e ausiliario, al momento risulta colpito il MAKRAN, uno dei 3 tanker da 121.000 t convertiti dal 2021 in forward base ship.

Un’altra nave mercantile convertita è la perdita più vistosa subita dalla IRGC Navy (IRGC-N), realtà forte di 20.000 uomini – per un quarto forze anfibie, incursori, e difesa costiera – con circa 200 unità maggiori e migliaia di mezzi minori, inquadrati in 5 regioni navali affacciate sul Golfo Persico e 2 distaccamenti sul Caspio, più un ben addestrato corpo di forze speciali distintosi anche in attività antipirateria. Come accennato, il grosso delle forze navali è formato da imbarcazioni minuscole (il “pulviscolo di microbi navali” di cui parlava nel 1880 l’Ammiraglio francese Théophile Aube per la sua “Jéune Ecole”), compresi motoscafi ultraveloci – sino a 60 nodi e stealth – spesso derivati da modelli civili, compresi quelli forniti negli anni 2000 dall’italiana FB Design, e da altre aziende occidentali - armati con lanciarazzi anticarro e missili leggeri antinave C-701 o -704; ma anche semisommergibili, USV o barchini esplosivi suicidi, come quelli che hanno danneggiato lo USS COLE nel 2000, una fregata saudita nel 2017, e una petroliera colpita oggi nel nord del Golfo Persico (registrando il primo attacco con USV di questa Guerra, NdR). Un “pulviscolo” estremamente pericoloso in caso di confronto ravvicinato a Hormuz, dove la IRCGN si addestra da 20 anni per lanciare attacchi coordinati con droni, mine e missili.

Inoltre, negli ultimi anni accanto alle poche unità maggiori già in servizio (10 FAC cinesi Type-021 acquisite nel 1994-1996), si sono affiancati mezzi più ambiziosi. Nel 2022-2025 sono infatti state completate 4 sofisticate corvette d’attacco con design stealth, scafo in alluminio e a catamarano, denominate High-Aspect-Ratio Twin-Hull Vessels (HARTH), classe SHAHID SOLIMANI, con il capoclasse danneggiato e in fiamme il 4 marzo. Si tratta di unità capaci di toccare 32 nodi, lunghe 65 m e da quasi 800 t, con ponte di volo per elicottero o droni, autocannoni, 6 missili antinave e VLS a 16 celle per SAM a corto raggio. Vengono affiancate da più piccole ma similari FAC da 48 m, classe ABU MAHDI AL-MUHANDIS, e dal SHAHID NAZERI, prototipo del modello HART, dal 2016 impiegato come pattugliatore e nave comando incursori.

Anche la IRGC Navy si è dotata di navi appoggio ricavate da mercantili: ma il “pezzo forte” è stata la nave portadroni SHAHID BAGHERI, lunga 240 me da 42.000 t, ricavata dalla ricostruzione nel 2022-2025 di una portacontainer sudcoreana. Per le sue caratteristiche rimandiamo a https://www.rid.it/shownews/7132/in-servizio-la-nave-portadroni-iraniana: l’unità è comunque stata colpita all’inizio di EPIC FURY con missili TOMAHAWK, e incendiata. In effetti, la prima portaeromobili – sui generis – distrutta dopo il 1945.

 

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